La storia inventata di un ragazzo di 32 anni che purtroppo ha perso

sordi

Emigrerò lontano, vedrai. Domani, magari.

Cercherò qualche nuovo lavoro, dato che la mia laurea in Psicologia sembra servire a poco quando prendo l’ordinazione al tavolo 20, ogni venerdì sera.

Quando torno a casa e pulisco il posacenere in salotto, che Paolo e Mauro dimenticano sempre di svuotare, mi viene in mente il 1986 e mi vengono in mente i soldi facili e quella voglia di vita alla Calà. Bevo quotidianamente, perché in fondo la vita senza alcol avrebbe giusto il valore di uno sbadiglio. Sono un edonista, è vero, amo i piaceri più superficiali ed inclini all’autodistruzione ma è anche naturale, visto che la mia sensibilità mi fa credere più nella speranza della morte che in quella della vita.

Non è pessimismo, sia ben chiaro. Il pessimismo includerebbe in sé il concetto di futuro, io invece quel concetto non lo conosco affatto. Io sono nel limbo metafisico dei miei 32 anni e della mia vita vuota.

Quando ne avrò 75, di anni, elemosinerò ancora qualche soldo da spendere in Ceres da 66 finché il fegato lo permetterà? Mi hanno imposto di studiare, di laurearmi, di fare master ed esperienze all’estero per trovare così il mio lavoro ideale. Ed invece eccomi qua, avvolto in completi comprati da Zara ed immerso in colloqui/carnaio con altri giovani identici a me con i miei stessi studi, lauree, master ed esperienze all’estero. Cosa ci differenzia se non l’inclinazione masochista ad accettare stage sottopagati per 6 mesi con la speranza di occupare, poi, un posto di lavoro che i miei genitori, 40 anni fa, potevano svolgere anche grazie al diploma di terza media.

“Cosa ci manca, cosa ci resta”. Ho 32 anni e il resto non conta.

Hanno voluto guadagnare tempo su di noi, nascosti in quel generico “loro”, per cercare di posticipare sempre più gli effetti nati dagli errori di valutazione.

Il ’68 ha vinto per pochi secondi. Ha vinto fino ai soldi facili, a Calà e alla sua “doppia libidine” anni ’80. Il mio ’68 è quello di chi spera di non dover ancora dividere i vani del frigo con i coinquilini tra 10 anni; è quello di chi diffida da coloro che non sono riusciti ancora ad accettare la sconfitta e parlano ancora come se fosse il 2001; è quello di chi non vuole usare l’eredità lasciatagli dai genitori per pagare i debiti accumulati negli anni; è quello di chi i 20 euro accartocciati non li vuole usare per voli Ryanair o per nuove app Android.

Ma non sarà così. Non sarà.

La ripresa mi trascinerà via ma si dimenticherà ben presto di me. Mi illuderà e ci illuderà tutti, come fanno le belle donne e come fanno tutte le cose belle. Come fanno, anche, le rivoluzioni nei primi giorni di lotta.

Cosa darò da mangiare ai miei figli? Quando potrò permettermi dei figli? Cosa farò quando i miei moriranno? Chi o cosa saremo noi tra trent’anni se non, forse, un cumulo di corpi nella fossa comune dopo un nuovo sterminio annunciato. Forse.

Tutta quella carne ammassata per dimostrare al mondo che avevamo ragione noi. “Noi” chi, poi?

Che sottovalutare le nuove generazioni non avrebbe mai portato a qualcosa di buono. Che la generazione Bataclan, se vera, è stata una generazione di illusi e viziati di cui mezza Europa fa parte, generazione ardentemente adolescente, generazione eclettica ma fin troppo capace di accettare le proprie debolezze, generazione bisognosa di nuove svastiche e che ha sempre visto nel cinismo l’unico rimedio alla generale autocommiserazione. Generazione che ha paura.

Una generazione che non ha mai trovato il senso della propria esistenza e della propria frenesia.

Ascolterò ancora I Cani, tra trent’anni, e non avrò di peggio da chiedere al mondo.

Una dedica oggi va a chi, in quel futuro trentennale, mi guarderà dal basso di occhi giovani e mi etichetterà come un vecchio ubriacone fallito, domandandomi perché non si è fatto nulla per evitare tutto questo.

Fottiti, gli dirò.

Tu non sai cosa vuol dire essere parte integrante della disfatta.

Di questa disfatta, tu non sai nulla e mai ne saprai.

 

(Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale e frutto di fantasia e di profezie nefaste riguardo la civiltà da parte del blog)

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