Un Natale da Trauma

E’ tradizione. Dobbiamo parlarne. E sorriderci a denti stretti.

Babbo Natale è come Mafia Capitale?
  • Ogni anno, un ipocrita trauma degno dell’inesistente Santa Claus che arriva direttamente nella nostra tassata dimora dalla ignota Lapponia su slitta sponsorizzata Coca Cola.
  • Ogni anno, una serie di visite di ricorrenza si ripetono perché dobbiamo essere più buoni, almeno una tantum incarnando così il messaggio autentico della natività, ovvero il 3×2 dei panettoni al centro commerciale.
  • Ogni anno, la recita dei bambini della scuola materna che allieta la coscienza di genitori divorziati e di nonni lontani.

“Se è d’accordo, a tal proposito, inizierei a raccontarle… Ho 3 anni. Non mi ricordo bene come è andata davvero, so solo che le maestre ci hanno tormentato da diversi giorni con una serie di noiose prove generali, sottraendoci dai nostri giochi e risate da bambini. Sono qui che attendo di iniziare a cantare per mamma&papà + estranei. Ci sono tutti i miei amici di merenda, per cui nell’attesa parlo un po’ con loro per distrarli dall’ansia che li rende agitati. La maestra mi ha dato una candelina, assomiglia a quella che ci consegnano il giorno della processione del patrono. Forse il prete ne ha prese troppe quest’anno. Canteremo in chiesa, non nella nostra scuola che conosciamo bene, questo mi disorienta un po’. E’ ora di entrare in scena. Tutti in fila indiana e via. La navata centrale che si apre davanti ai nostri occhi una volta varcato il portone è altissima. Molto più di papà. E’ tutto buio, non mi piace perché sembra la scena notturna dell’omo nero che mi racconta la nonna per farmi dormire, con un po’ di incubi. Una schiera di genitori paparazzi si accorge di noi. Smettono di chiacchierare, o meglio proseguono a bassa voce con pettegolezzi sulle persone assenti, e iniziano ad accecare i nostri occhi con una ondata di flash. Anche il mio babbo mi fotografa come se non mi vedesse da anni. Ma non eravamo insieme fino a poco fa?! Alcuni miei amici iniziano a frignare prima e a piangere poi. Chi non trova suo fratello. Chi ha paura del buio. Chi semplicemente vuole attirare l’attenzione. Inizio a tremare anche io. Non so come mai ma tutta la situazione mi spaventa. Intanto le maestre ci dicono che dobbiamo cantare. Ci proviamo…”

Ho 30 anni. Ricordo come fosse ieri quella sera, la recita della vigilia di Natale. Ho i brividi. Sono sul lettino. Ho speso 500€ in attesa di fattura in sedute freudiane. Il mio psicologo dopo avermi ascoltato con sguardo tanto sconvolto quanto assopito, mi guarda intensamente, poi vede l’orologio e mi dice: “Ho capito tutto, ora ti saluto. E’ il 24 e devo scappare a sentire mio nipote che ci ripete la filastrocca di Natale”

 Fabio Monachesi

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