Blablacar o Treno?

Eccoci di fronte a uno dei problemi più sentiti da studenti fuorisede e lavoratori emigrati in cerca di una busta paga diversa da un contratto a chiamata locale.

Bisogna prenotare i rientri per le feste natalizie in famiglia e dagli amici, per chi ha la rara fortuna di averli.

Blablacar o Treno?

Chattando su Blablacar

Sembra una domanda stupida, ma credetemi che mette in crisi centinaia di giovani, più o meno, in preda a crisi di panico (leggi € residui sul portafoglio) per capire quale mezzo prendere.

Forti della nostra esperienza personale, vi elenchiamo dunque i 5  punti forti di ciascuna soluzione per darvi una mano a decidere.

 

BLABLACAR

  1. Il vero motivo per cui spopola il carpooling è che è molto usato negli altri paesi europei? No. Il vero motivo è che, in una società priva di occasioni di incontro diverse dalle pogate ai concerti, che più che un numero di telefono lasciano un livido per ricordo, è un modo unico per conoscere. Il treno non è uguale, perché c’è altra gente e non si riesce a parlare senza essere spiati dal ragazzo che finge la dormiveglia o la signora che, rientrando da lavoro, ascolta le conversazioni non potendo vedere la Vita in Diretta. In auto si crea maggiore empatia, non dico intimità, ma di sicuro c’è più privacy.
  2. Il prezzo è minore, o almeno i banner pubblicitari su facebook ci fanno credere così. In effetti, se prenoti all’ultimo minuto il viaggio, è esatto. Fatto salvo il fattore C.
  3. Puoi concordare gli orari con migliore flessibilità, o almeno se arrivi in ritardo all’appuntamento probabilmente un po’ ti aspettano, mentre il treno ti avrebbe lasciato sul binario con la straziante scenda de vagoni che lasciano scorrere dietro di sé alla tua vista metri e metri di rotaie ossidate.
  4. Le valigie vanno sul portabagagli e, soprattutto le ragazze che portano con se trolley più grandi di loro, evitano quell’acrobazia di farle salire nelle apposite griglie delle carrozze ferroviarie. Certo che si evita anche l’aiuto di baldi giovani, ma vanno sempre considerate le difficoltà di prendere coincidenze dell’ultimo minuto con 40-50kg appresso. E qui anche Usain Bolt avrebbe qualche grattacapo.
  5. Spesso chi offre il servizio, si presta a regalarti una colazione drive in. Sembra futile, ma fa la differenza nelle stelline del giudizio finale che è motivo di orgoglio o di depressione profonda per il conducente VIP.

TRENO

  1. Meno contatti aggiunti sul proprio profilo, ma è certo maggiore sicurezza nel non trovarsi a tu per tu con maniaci, pazzi al volante o prolissi interlocutori che non chiudono la bocca per un secondo. Molta più gente che può darti una mano in caso di compagnie sedute al tuo fianco non proprio ideali e un viaggio che, almeno da questo punto di vista,  tutela di più la propria incolumità mentale.
  2. Non c’è la stretta necessità di controllare la strada nel caso in cui l’uomo/donna al volante sia preda di colpi di sonno, ma possibilità di vedere il panorama di mattina, di studiare il pomeriggio (chi non l’ha mai fatto in treno non sa cosa si perde), di dormire la sera. Per non dire che con i tablet un bel film ci esce easy tra una fermata e l’altra.
  3. Il luogo da cui si parte è la stazione e non una rotonda nel bel mezzo del traffico cittadino dove occorre salire al volo per non essere investiti o un autogrill che per raggiungerlo, in assenza di mezzi occorre farsi un paio di ore di fila.
  4. Per un esaurito delle offerte telefoniche per le sim degli smartphone, districarsi tra standard/economy e super economy è un gioco sin troppo semplice e se ne esce con centinaia di chilometri ottenuti a prezzo di saldo anche in alta stagione. Non importa di vedere stelline, recensioni o stalkerizzare sui social chi mette il mezzo per la traversata italica, ma paypal e biglietto in stampa.
  5. Se vivi in una grande città, l’ebrezza di AV rimane una comodità non rinunciabile. Certo che se devi raggiungere una normale cittadina di periferia (leggi Foligno) la percezione è più simile a una sobria sbronza, tuttavia anche in tal caso si ottiene una percezione spazio-tempo che è simile a una giornata passata nella stanza di Goku. Un treno fermo è una brutta esperienza, specie per investimento o guasto tecnico, ma “Trenitalia si scusa per il disagio” mentre un bel camion di traverso che fa 20 km di coda non garantisce alcuna forma di risarcimento morale.

 

In estrema sintesi, rimane un dato di fatto incontrovertibile, ovvero che per viaggiare low cost e certezza di raggiungere la meta finale occorre tanta pazienza e una buona dose di fede.

D’altronde, i pellegrini ne sanno qualcosa.

Fabio Monachesi

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