Mainstream Snob

I was mainstream before it was mainstream

Ebbene sì, ora va di moda dire che fa schifo quello che va di moda.

È vero che l’ice challenge bucket è una grossa cavolata che scarica la coscienza di milionari senza sensibilità sulle malattie e sul portafogli.

È vero che lamentarsi del meteo ballerino di un’estate anomala è diventato quasi scontato, azzarderei stucchevole.

È vero che parlare di calcio può essere noioso, ripetitivo, fazioso.

E’ vero.

Ma, in fondo, pensateci bene: se io e te non ascoltiamo la stessa musica, facciamo lavori completamente diversi, veniamo da mondi paralleli, alla fine dei conti di cosa vogliamo parlare senza cadere nel frivolo e volgare?

Ho appena letto un post su FB. Già anche avere l’account sui social non fa figo e viene accostato spesso a qualcosa da nerd senza relazioni vere, o almeno pensarla così ti dà diritto a far parte dell’élite culturale del condominio dove abiti. In questa piazza pubblica di sentimenti e fotoricordo condivise, un gruppo, che qualcuno definirebbe fashion perché su Spotify ha avuto successo, sostiene che quella moltitudine di fan che fa le foto con lo smartphone al concerto sia ridicola.

Stiamo parlando dello stesso smartphone che li ha resi celebri quando suonavano alla festa dell’unità di Montespertoli e senza video Youtube non ne saremmo nemmeno venuti a conoscenza; dello stesso smartphone che ha pagato 10€ per entrare a sentirli, giusto perché siamo popular indie e simpatici con tutti, basta che pagate; dello stesso smartphone che viene deriso, sullo stesso sito rinnegato con tanto di pagina ed account, per avere pubblicità gratuita additandolo di dare fastidio a chi è vicino a te, mentre le isolate pogate glamour che arrivano da destra e sinistra per staccarti una spalla sono il top della serata.

La furbizia, la scaltrezza, la paraculaggine.

Perché esiste uno snobbismo mainstream, un modus vivendi da pecora nera, quell’essere il bastian contrario che è sempre esistito. Oggi, però, è un atteggiamento diffuso senza distinzioni sul conto in banca, più ricercato rispetto al passato. Si va alla scoperta dettagliata di quelle che sono le tendenze del momento per farne parte all’inizio e prenderle in giro una volta che sono conosciute nell’intimità, in modo che aumentino i “mi piace” e si ricevano richieste di “amicizia”. La polemica seria e costruttiva non riceve consensi, anzi dà quasi fastidio perché impegnativa e prolissa. Per l’audience è di gran lunga migliore la critica dell’inezie, delle abitudini che si vivono in prima persona per disprezzarle poi in nome dell’oligarchia intellettuale.

E allora ecco il riepilogo delle 10 regole da seguire per non cadere nella banalità della sana normalità e rimanere nella ricerca dell’antipatica diffidenza verso l’abitudine collettiva:

  • non vedere la televisione, salvo che non sia Sky o una serie tv americana in streaming;
  • non viaggiare in treno o in bus, ma optare per autostop o al limite bla bla car;
  • guai a prenotare un hotel, non per il prezzo ma perché lo fan tutti, quindi per la stessa ragione non ripiegare su ostello ma sul CouchSurfing;
  • non farsi un selfie ma tatuarsi il biglietto della serata sulla schiena;
  • non essere pacifista dato che le bandiere arcobaleno ormai sono in tutti gli appartamenti. Se proprio vuoi dire no alla guerra schierati con il più debole non comprando all’Eurospin la Coca Cola;
  • odiare l’Aperol Spritz e prendersi una grappa per aperitivo, che se puoi lo eviti optando direttamente per la cena alla rovescia;
  • non leggere la Gazzetta dello Sport o, peggio ancora, Tutto Sport sennò sei un analfabeta violento ultras;
  • prendere in giro quella massa di pellegrini a piazza San Pietro ed elevarsi sul piedistallo di cristallo dall’alto dell’etica del menefreghismo assoluto;
  • non chiedere agli amici di andare a mangiare in pizzeria il sabato sera, piuttosto invitali a prendere un panino al chiosco a metà del traforo del Monte Bianco, riaperto dai Nas una settimana fa, di lunedì a mezzanotte;
  • non andare a ballare in discoteca, piuttosto, se proprio devi esibirti, scrivi su Il Nuovo Mondo Parallelo.

articolo di  Fabio Monachesi

 

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