Mi vergogno di essere per fortuna italiano

Spesso sento dire “mi vergogno di essere italiano”.

Come biasimare chi prova questi sentimenti, di fronte al Mose o all’Expo? Come criticare queste affermazioni quando vedi che il merito non importa quasi a nessuno? Come convivere con questo stato d’animo diffuso quando all’estero si ricordano della tua nazione più per il 69esimo posto nella classifica della corruzione che per le innovazioni scientifiche delle aziende nazionali?

Siamo in Europa, post voto più che mai. È vero che siamo cittadini del continente ormai, ma rimaniamo sempre figli del tricolore, com’è a tutti gli effetti scritto sulla carta d’identità. Se lavori fuori dal Belpaese lo senti ancora più tuo, provando forse un pizzico di invidia per alcune gestioni politiche e condizioni economiche degli indigeni stranieri, ma ti dispiace sentire insulti e invettive da chi preferisce l’ipocrita trasparenza alla sincera onestà. L’orgoglio patriottico rientra nella tradizione stereotipata della destra e, nonostante i suggerimenti di Gaber, la generazione della sinistra dell’Unità sottobraccio e la maglia di Emergency regolarmente indossata non riesce a percepire l’attaccamento alla terra natia come una propria priorità. C’è, al contrario, il fenomeno mainstream della maglia dell’esercito o dell’aeronautica militare che sostengono la causa, rendendola così più una moda stilistica che un valore etico.

(Non è l’ufficiale, ma c’è Shakira)

Ad ogni modo è tempo di Mondiale. E allora via, ci si dimentica delle critiche, delle frasi pronunciate, delle proprie opinioni e dei diversi punti di vista, motivo di scontro fino a una settimana prima. Inizia un momento di oblio generale e ci si ritrova tutti con la maglia azzurra a tifare la squadra di Cesare Prandelli, credendo in un sogno, una coppa consegnata dal padrone della Fifa, Joseph Blatter, in Brasile, tra una giustificata protesta popolare e una lussuriosa parata di carnevale. Si organizza la serata a casa di amici, si beve un Camparino propiziatorio mentre si apre un tubo di Pringles, ascoltando Shakira, Jennifer Lopez o Mina, de gustibus. Il Paese si ferma, a qualsiasi ora, di notte o nel pomeriggio, programmando opportunamente le riunioni, le timbrature di uscita dagli uffici, le litigate con le fidanzate. Alle grate dei balconi si appendono numerose bandiere svolazzanti, tutte uguali essendo gli appartamenti condominiali riuniti all’unanimità, una volta ogni quattro anni, per una stessa causa.

La mano al petto quando suona l’inno di Mameli, ripassato su Wikipedia poco prima per non fare brutta figura di fronte ai compagni di divano. Sta per iniziare Italia – Uruguay. Iniziano i riti scaramantici. La posizione in poltrona. Il portafortuna secondo la prassi. Pizzul che non fa la telecronaca. Leggi la formazione e pensi che certi giocatori non li puoi proprio vedere, sono di un club storicamente avversario, ma per questa occasione farai, con una fatica mal nascosta, un’eccezione. I colleghi sudamericani ti mandano intanto un divertente sfottò su Facebook, con il post del video del gol del Costarica. Avendo molti colleghi anche in Uruguay ti auguri che Giorgio Chiellini abbia smaltito la sbornia della festa del weekend appena trascorso, con la guida esperta del bomber Balotelli. In tribuna non c’è Mario Monti, allora, ricordando i recenti Europei, le probabilità di successo aumentano. Su Rai1 Giampiero Galeazzi non si lancia in pronostici di cattivo auspicio, mentre Adriano Baconi flirta con la Paola Ferrari, donna dalle ormai indubbie conoscenze calcistiche, parlando di tattica alla Arrigo Sacchi de noialtri. Per grazia divina, c’è la telecronaca alternativa di Max Giusti, almeno a parità di incompetenza sportiva ci scappa una risata. L’arbitro, non lo conosci. E in questi casi è un buon segnale. Sta per fischiare l’inizio del match.

(Lapo, brand italiano)

 

E’ arrivato ora allo stadio Lapo, pronto a tifare con completo, giacca e pantalone, ad hoc. E’ lì a ricordarci che siamo per fortuna italiani.

Purtroppo

 

Articolo di Fabio Monachesi

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One thought on “Mi vergogno di essere per fortuna italiano”

  1. Mi vergogno che l’Italia sia stata condannata dalla Corte di Strasburgo per i processi interminabili e le carceri disumane.
    Se mi arrestassero, chiederei di essere spedito in India prima di finire ammazzato come Cucchi.

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