LA RAPPRESENTANTE DI LISTA

La rappresentante di lista

Grazie ad  Indiependent Reviews, uno dei nostri ha avuto la possibilità di intervistare “La rappresentante di lista” – one  man and one woman band tra le rivelazioni di quest’anno.

 

Tra una granita (siciliana) e un amaro (vecchia romagna) in onore dei due mondi che rappresentano Veronica Lucchesi (voce e percussioni) e Dario Mangiaracina (guitalele, fisarmonica e voce).

 

1)Partiamo dalla base, come mai avete deciso di lavorare insieme? Come è nata “la rappresentante di lista?”

La risposta più corretta sarebbe: “non ce lo ricordiamo”. Non so se hai presente quei sogni nei quali a un tratto ti accorgi di star vivendo una situazione piacevole, ma non sai da quale porta sei entrato, cos’era successo prima, chi ti ha portato lì. Ecco… Diremmo che è successo qualcosa del genere. Se dovessimo comunque individuare un momento, forse la rappresentante di lista è nata nello stesso momento in cui è diventata necessaria per qualcuno.

2) Ho letto in un’altra vostra intervista che il nome deriva dal referendum del 2011 sul nucleare. Quello di diventare “rappresentate di lista” è un escamotage che ho usato anche io in quell’anno, essendo fuori sede. Ma cosa vi sentite di rappresentare? Qual è la vostra “lista” nella sottocultura dell’indie italiano?

Il teatro ci ha insegnato a rappresentare, quindi inscenare la vita, quello che c’è di più vicino e più lontano da noi, ciò che sta fuori dalle mura di casa e chi vive dentro. Questo è quello che facciamo con le nostre canzoni, rappresentiamo piccoli mondi che vivono di regole proprie, difficile riunificarli sotto un unico nome perché non sapremmo a che lista o genere affidarle, allora ci piace adottare un termine che ci ha suggerito un amico, Francesco Paolo Catalano, che ci ha definiti queer, che significa oltre il genere.

3)(Per la )Via di casa è il vostro primo album. Perché c’è la parentesi su (Per la)? E’ un titolo emblematico che a me, esterno, da l’impressione di una profonda insicurezza tra il voler andare e il voler ritornare. Mi piacerebbe sapere a cosa stavate pensando voi.

Il gioco delle parentesi nella frase “per la via di casa” a noi restituisce un momento (anni più che attimi) della nostra vita. Andare via dalla casa dove hai vissuto coi tuoi, cercarne un’altra, lasciare la tua città, immaginare che non ci sia bisogno di un luogo fisico per viversi con intimità. Poi iniziando a girare per i concerti abbiamo trovato un’altro significato. Non so se hai visto Ferro 3, un film che racconta di un uomo che vive nelle case degli altri e lì trova la sua quotidianità (è molto di più, ma vederlo rende meglio di mille parole). Tra b&b, case di amici, brandine accomodate nei locali, ci siamo ritrovati a vivere la nostra vita in una sorta di casa diffusa. Questo è l’ultimo senso che abbiamo dato.

4) Perché cantate anche in tedesco? E’ estremamente stiloso… e allo stesso tempo incomprensibile ad una generazione che sa, se lo sa, l’inglese.

Veronica ha studiato tedesco alle scuole superiori. La prima canzone che abbiamo tradotto è stata Klammern an den Zaehnen, quella dell’apparecchio ai denti, perché in italiano proprio non trovava la sua forma migliore, da lì il tentativo di provare a esprimere questo dramma adolescenziale con altre parole, creando quella confusione di significati e sentimenti che quel periodo di vita si porta dietro. Le sonorità di questa lingua e l’immaginario che ci ha suggerito, ci hanno fatto innamorare di lei e così l’abbiamo adottata. Non l’avremmo detto, ma ci hanno chiesto spesso di pubblicare il testo per poterlo imparare e ci siamo stupiti più volte durante i concerti nel notare sempre più persone che cantavano quelle stesse canzoni o si appassionavano ad esse, come se l’anima del racconto riuscisse in ogni modo a oltrepassare la barriera linguistica.

5) Quanto vi ha condizionato il teatro?

Non diremmo che il teatro ci condiziona, piuttosto ci mostra delle possibilità. Molti dei grandi autori della letteratura del ‘900 non usavano la loro lingua per scrivere (Becket, Agotha Kristof, Nabokov), a noi piace pensare che la musica non sia la nostra lingua madre e questo ci dà quel distacco e quello stupore necessari.

6) Avete un rapporto profondo con i vostri fan tramite instagram. Quanto le immagini condizionano le vostre canzoni? Ne create di vostre tramite le canzoni, le foto, dove tutto è in vista, sembrano opposte a questo concetto.

La fotografia che ci piace di più è quella che racconta, ma dove non per forza tutto è in mostra. Lo storytelling in fotografia lascia un sacco di punti fuori dalla visuale, chiede a chi guarda di immaginare una storia che vada al di là dei confini della foto. Questo è un po’ quello che proviamo a fare con le nostre canzoni. Poi ci sono le selfie su instagram… ma quella è un’altra storia 🙂

Su instagram si è appena concluso un challenge che consisteva nel fare degli scatti ispirandosi alle 11 tracce del disco e pubblicarle con l’hashtag #perlaviadicasa. Ne approfittiamo per dirvi in esclusiva chi ha vinto: @macroonde_net.

7) A chi vi ispirate musicalmente? Sia in ambito nazionale che internazionale.

Dovremmo fare una lista troppo lunga per dirvi chi ci piace.  Vi diciamo quattro canzoni che abbiamo ascoltato negli ultimi giorni. Put the blame on mame di Peggy Lee, Water Fountain di Tune-Yards, il “ballabile” che precede la Marcia Trionfale dell’Aida (vale come canzone?) e Formidable di Stromae.

8) Finiamo con una domanda quasi “scontata”. Con chi, tra i tanti artisti italiani attuali, se ne aveste la possibilità, vi piacerebbe creare qualcosa insieme?

 Abbiamo la fortuna di confrontarci quotidianamente con tanti amici della scena musicale palermitana, da Dimartino a Fabrizio Cammarata, dagli Omosumo a Serena Ganci. Sicuramente con Werto ci piacerebbe costruire qualcosa per un live. Fra qualche giorno avremo modo di stare sul palco con tutti i compagni di Garrincha e vedremo cosa ne verrà fuori.  Speriamo di avere la fortuna di dividere il palco con tanti altri artisti che ci piacciono.

Simone Bellucci – Redazione NMP

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