Un risultato inaspettato. O forse no.

Non ce l’aspettavamo, o  forse sì.

 

L’abbraccio

 

Un risultato che nemmeno a Berlinguer era riuscito. I giornalisti cercano negli archivi della vecchia DC per vedere certe percentuali tricolori. Quel sogno, nato più come una fusione che come un progetto, sembra diventato realtà. Prima Aldo Moro, poi Walter Veltroni ci avevano sperato e finalmente si è raggiunto il risultato ambito. Eppure siamo stati scettici. E molti di noi, lo sono tuttora.

 

Avevo parlato con questo bischero di Firenze quando era alla provincia. Il suo passato da vincitore alla ruota della fortuna mi aveva fatto intuire che fosse un predestinato. Per la nostra sinistra la parola vittoria è un tabù, una tradizione che quasi quasi non va eliminata, come la colomba pasquale o il panettone natalizio. Poi l’ho incontrato più volte quando indossava la fascia da sindaco della città che fu di Michelangelo e del Brunelleschi. Idee strane e molti, chissà troppi, sorrisi. Alla cittadinanza piaceva, persino in modo smisurato. I miei consiglieri mi allertavano, dicendomi che attirava i voti degli elettori di destra, voti impuri. Da buon emiliano ho temporeggiato, per capire come davvero poteva evolvere quel figliolo, marito di una semplice insegnate e dal padre noto in terra toscana. Walter aveva inventato nel nostro partito le primarie, strumento che sostengo tuttora con grande orgoglio. Primarie vere, con cittadini che si recano al seggio locale per esprimere una preferenza. Il ragazzo era pronto a sfidare me, che invece ero stato più volte ministro e la mia esperienza superava di gran lunga quella dei gerarchi dell’apparato. È stata una vera battaglia, ci siamo confrontati da avversari con nobiltà d’intenti. La sua gioventù aveva portato dell’aria fresca nella sinistra italiana e quel paragone pesante con il nostro nemico storico iniziava a stargli stretto. L’idea di rottamare non mi piaceva mentre a lui garbava tanto. A ripensarci non aveva tutti i torti. Ho vinto, alla Pirro, perché con le elezioni politiche mi ritrovai con un pugno di deputati di maggioranza e a dover cercare collaborazioni con populisti e demagoghi. Intanto da Firenze si alzavano plebisciti per il sindaco che andava allo stadio a tifare la Viola mentre metteva il tram per le vie del centro, superando le critiche dei commercianti. Non concordo con molte sue idee, specie quelle riguardanti il mondo del lavoro o alcuni atteggiamenti di prevaricazione delle regole interne. Il suo destino è sempre stato scritto, in un hashtag che dava l’idea della novità per il Paese. Quel #cambiaverso non era solo uno spot ma la volontà di cambiare, di fare riforme, anche con i liberali, anche con i moderati, per il bene dell’Italia.

 

 

Stasera torno al Nazareno, nella nostra segreteria centrale. Sono felice per il risultato e credo che Matteo possa fare tante buone cose per i cittadini italiani. La mia maturità mi consentirà di vigilare, di valutare, di capire. Il nostro abbraccio dopo le giornate in ospedale che ho passato, anche con il suo sostegno, è stato il simbolo di un’alleanza ritrovata, e forse mai spezzata.

Gli faccio un grande in bocca al lupo. Noi emiliani non molliamo. E sono sicuro che un orgoglioso fiorentino non vorrà essere da meno.

 

Pierluigi

 

Articolo di Fabio Monachesi

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