Cappuccio, cornetto, acqua frizzante

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Non succede mai nulla di emozionante.

“Cappuccio, cornetto, acqua frizzante”.

Lavorare in autogrill non è stato il sogno di alcun bambino.

Magari l’astronauta o il poliziotto o il calciatore.

Ma il cameriere no, mai.

Lavorare qui, vicino al casello, è come lanciarsi ogni giorno verso il mondo reale. Quella realtà che qui si ferma per una pausa prima di continuare la rincorsa verso mete a me sconosciute fatte di “cazzi” disegnati sui muri, abbracci a madri lontane, amanti, omosessualità nascoste.

Tutti questi atomi vaganti sono diretti da qualche parte. In qualche luogo. Con qualche storia. Io sono un cameriere d’autogrill, non uno scrittore né un visionario, ma mi piace inventare. Creare percorsi. Costruire legami, della durata di un minuto, con persone che, forse, non rivedrò mai più nella vita.

Sono da poco passate le 9 del mattino e sono già stanco.

Ieri sera la notte a Santa Croce è stata più dura del previsto. Svegliarsi con l’alito che sa di Sambuca e di schifo non è poi il massimo se ti aspettano 8 ore di lavoro.

“Cappuccio, cornetto, acqua frizzante”.

Poi oggi gioca anche la serie A e non oso immaginare quanti furti da “far finta di niente” dovrò sopportare.

Loro entrano, prendono quel che vogliono, escono. Normalità.

E’ un modo di fare che noi accettiamo.

Il calcio è passione e valvola di sfogo: istinti primordiali che fuoriescono ogni week end. Dal primo Borghetti all’ultima Ceres.

Come me che tifo i Viola: bestia, quando posso, un giorno alla settimana.

All’autogrill di Badia al Pino, lungo l’autostrada A1, non succede quasi mai nulla.

Ma oggi è l’11 novembre e la Lazio sarà di scena contro l’Inter.

Fuori dal vetro non ci sono solo ultras in viaggio.

Qualche sputo, qualche insulto, una cinta alla mano. Un accenno di rissa tra sostenitori juventini e laziali, la Polizia Stradale che subito dopo interviene. Ci sono esseri umani, nulla di più.

Poi però la storia prende un percorso inaspettato.

Una pistola.

Una traiettoria.

Gabriele Sandri.

26 anni.

Lavorare in autogrill non è stato il sogno di alcun bambino.

Magari l’astronauta o il poliziotto o il calciatore.

Ma una vittima dello Stato no, mai.

Perché lo Stato non è mai colpevole.

Mai.

articolo di Luca Marinangeli

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