EX-OTAGO

 L’unica e ultima volta che avevo avuto il piacere di ascoltarli prima di giovedì 24 Aprile, data esclusiva umbra, al Supersonic Music Club, era un’altra epoca.

Un CD diverso (mezze stagioni), una musicalità diversa (più slang) e un Simone ancora universitario.

Tutto questo al Covo Club, il top della musica indipendente zona Bologna.

Con una nostalgia da ricordi post-adolescenziali e qualche domanda stilata insieme a Fabio, mi sono immerso in un’intensa intervista con gli Ex-Otago al completo.

Ex-Otago al completo – Foto di Valeria Pierini

 

Cominciamo con una domanda scontanta… ma la storia del nome è vera o è una “leggenda” che avete portato avanti per caratterizzare i vostri inizi?

No, è tutto vero. Eravamo in fissa per una squadra di rugby, gli Otago, che vinceva il campionato in Nuova Zelanda in un film inguardabile Scare Face. Poi non ci piaceva più e, durante la serata, ci siamo sciolti. Alla fine ci siamo convinti e allora Ex Otago, suonava bene (aggiungiamo noi, suona meglio di Otago in realtà).

Un album intitolato “Mezze stagioni”..nell’ultimo i singoli “Giovane estate” e “Tramontana”..il libro “Burrasca”..il meteo è una metafora ricorrente. Avete davvero così tanto tempo per alzare lo sguardo al cielo, guardarvi intorno e vedere cosa scorre intorno a voi?

Interessante, è in effetti la prima volta che lo notiamo. E’ molto naturale, come sono i temi delle canzoni. Viviamo, quasi tutti, lontano dalle nostre terre e allora ne parliamo, perché ci sembra significativo e una novità. Il tempo cerchiamo di trovarlo, non solo in senso atmosferico ma quello fisico. E non è mai facile, ovviamente.

Avete annunciato il libro “Burrasca” per descrivervi meglio. Perché pensate che un libro possa dare qualcosa in più della musica? Per noi blogger la scrittura è la melodia che ci fa pitturare il mondo. Siamo curiosi di sapere cosa significhi per dei musicisti svelare le proprie emozioni attraverso l’inchiostro.

Principalmente per questioni banali, quali pensieri, foto, disegni che sottoforma di canzoni nel disco non siamo riusciti a mettere. Con tutte queste cose insieme riusciamo a farci conoscere più profondamente.

E’ come se ci conosciamo una sera, a fare una grigliata, e ho una chitarra. Inizio a suonare ma non è che così capiamo chi siamo, sicuramente facciamo una chiacchierata per confrontarci davvero. Con il libro è proprio così, vogliamo far conoscere il mondo Otago un po’ di più, in una visione che punta a essere di 360° .

L’ultimo album “In capo al mondo”..a quale posto vi riferite di preciso? E’ in questo mondo o in quello “parallelo”?

Il mondo è una grande metafora, è un invito a costruirselo questo mondo. L’abbiamo anche delegato spesso, ma invece vogliamo costruirlo noi, come qualcosa di vero e interessante. Potrebbe essere davvero dietro l’angolo. E’ la nostra visione. E’ un mondo mentale e materiale, è una dimensione che si cerca di realizzare, con ciascuna persona, primo attore e protagonista. Ci sono nel disco canzoni che invitano la ricerca della felicità, sulla soffitta o sotto la scarpa, o il ballo di Nicola, il ragazzo che trova coraggio e inizia a danzare, o le cose da fare.

In un momento in cui la musica viene influenzata pesantemente dall’elettronica, com’è il ritorno alle “origini”?

E’ accaduto. Non saprei bene come spiegartelo. Olmo suona tutto, perlopiù sax e flauto. Ci ritroviamo in contesti casalinghi a suonare tra noi, in baita, e allora viene naturale. Prendi il flauto e suoni. Non attacchi amplificatori e le casse. Gli Ex Otago hanno sempre avuto l’acustico, dalla chitarra al charango e ukelele c’è stata una evoluzione. Si è trattato di un processo per gradi, scelto ma anche naturale sino al passaggio agli strumenti di legno. Noi nel disco vogliamo parlare di un ritorno alle origini umane da oggi e con questi strumenti riusciamo molto meglio. Un testo nel libro, La menzogna dell’hi tec, elogio dello strumento vero illustra bene tutto ciò. Perché in effetti abbiamo provato a usare tastini colorati e cut off, però con il flauto torna molto meglio. C’è anche un ritorno alla grande del filone folk, in molti gruppi che riscoprono questa idea alla Bob Dylan dei primi tempi con chitarra e armonica. Se parli di sentimenti basilari e cose semplici, servono strumenti di base e puoi fare tutto nell’immediato, improvvisato. C’è l’euforia di poter fare tante cose con i mezzi tecnologici, ma se vai verso l’essenza degli argomenti da trattare, allora l’ebrezza se ne va. Da passare a mandare i messaggi di whatsapp a vedersi per una birra, cosa è meglio secondo te?

 

Ex-Otago. Stickers. Foto di Valeria Pierini

Siete stati tra le prime band ad utilizzare il crowfunding per produrre un album (lo chiamavate azionariato popolare, quando non andava nemmeno tanto di moda). Come vi è venuta l’idea?

E’ venuta in un momento di difficoltà per Mezze Stagioni. A nessun interessava, nonostante riconoscessero il potenziale. Né le grandi case né le piccole ci accoglievano. Quindi siamo partiti con questa idea, raccogliendo circa 20’000€. E’ stato un successo, un progetto che ci lega davvero molto alla gente che ci segue. Per noi è un disco in cui le persone sono a pieno titolo protagoniste.

Su una vostra intervista di Wired (la stessa in cui parlate di mezze stagioni) parlate di “Musica 2.0”. Cosa intendete? Come si inserisce il free download in tutto questo? E’ quello il passaggio al 2.0?

Sì. Noi crediamo in queste idee partigiane dello spogliarsi degli eccessi e ricercare noi stessi. Siamo noi così. E siamo soddisfatti e privilegiati di esserlo. Raccontiamo le nostre storie in alberghi e ristoranti, siamo pagati e non vogliamo altro di più. Non è facile trovarsi in alcune situazioni e le giornate sono, a volte amare, quando ti rendi conto che sai fare delle cose, ma un falegname magari può ottenere di più riuscendoci a vivere. È proprio una lotta per la sopravvivenza, ma con grandi idee e piedi per terra, in cerca dell’orizzonte che ti dà speranza e garantisce il senso della quotidianità.

 

Finisce qua l’intervista ad uno dei gruppi più innovativi degli ultimi anni. Da Genova, con lo spirito umile di chi sa essere grande , con la voglia di avere, ogni giorno, un nuovo orizzonte da guardare, da afferrare, da raggiungere.

Il resto è il LIVE.

 

Articolo di Fabio Monachesi & Simone Bellucci

Foto di Valeria Pierini

Redazione NMP

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