L’AGORA’ DELLA VITA

Il 1 maggio, Labor Day nell’UE, ma non solo.

PAUSA PRANZO

Qualche giorno fa ho incontrato un amico in stazione. Gli ho chiesto se andava al concerto a Roma. Mi ha detto che non è di sinistra, quindi non pensa sia una festa adatta lui e lì, a piazza San Giovanni, c’è una folla di comunisti con bandiere rosse e cori bolscevichi.

Ho sentito in tv che il concerto è stato dedicato alla felicità. Il Presidente della Repubblica ha invece intitolato la giornata “Allarme Lavoro”. Piero Pelù, da bravo rocker, ha attaccato il governo dal palco, scatenando polemiche feroci.

E’ capitato di giovedì, quindi il ponte è diventato obbligatorio. Molte aziende hanno chiuso e qualcuno ne ha approfittato per una gita fuori porta, o magari per salutare qualche amico. Il meteo non l’ha pensata proprio così, infatti le nuvole cariche di pioggia sono arrivate puntuali sulla penisola. Qualcuno ha proposto di toglierla come festività, magari il cielo l’ha condizionato.

Allora si sono insinuati alcuni punti interrogativi in testa.

Proprio mentre aspettavo il treno, sentivo il telegiornale e vedevo le previsioni online.

Ma per andare a lavorare si timbra con la tessera elettorale? Non saprei sinceramente se lavorare sia socialista, liberale o democristiano. Probabilmente se fosse di una parte politica, molti diventerebbero attivisti il prima possibile.

Un tema migliore, magari, lo si poteva trovare per etichettare il concertone. Di fronte a una realtà occupazionale alla deriva, frutto di contingenze e scelte che non esulano nessuno dalle proprie responsabilità, pensare all’allegria suona singolare, un po’ bizzarro, diciamo agrodolce. I commenti del Quirinale come le accuse di un cantante famoso sembrano quasi ordinaria retorica. Invece, forse, ci sta tutto un brindisi. Alla sbronza dei disoccupati o alla gioia dei precari? No, ma se lo meritano alla grande quei ragazzi che fanno tanti sacrifici e raggiungono i traguardi, perché ci credono fortemente nei loro sogni, e anche ai cassaintegrati che non si cullano sugli allori, anzi cercano di trovare un’altra strada, in salita ma, con la motivazione quasi adolescenziale, sembra meno ripida.

Sabato mette pioggia. Venerdì è passato indolore, ma il pic nic è saltato. I temerari se ne sono fregati e tra cinema, bowling e passeggiata con l’ombrello si godono il lungo weekend. È davvero anacronistico parlare di lavoro, per cui non si dovrebbe più festeggiare il 1 maggio? Rimangono delle perplessità. Aldilà del senso o meno della giornata fuori dall’ufficio, mi sa che, al contrario, sarebbe opportuno discuterne di più. Leggo i programmi elettorali della mia città e, salvo rare eccezioni, lo spazio dedicato al contributo da dare all’incremento delle assunzioni è minimo. È un tema delicato, che può creare malumore tra i cittadini, è vero. Stranamente, tuttavia, chi scrive qualche riga su questo argomento, che dovrebbe essere scontato quale primo punto su cui concentrare l’attenzione, risulta persino innovativo e degno di lode.

E allora tanti auguri a chi studia e spera di costruirsi un futuro, a chi se n’è andato per crearsi la sua strada e iniziare a percorrerla senza vedere l’arrivo ma con la consapevolezza che ci sta provando, a chi si è ritrovato a fare l’autostop ma non si arrende, anzi continua a mostrare il pollice con orgoglio e dignità, a chi è in viaggio da tempo e aiuta gli apprendisti a superare le barriere quotidiane, a chi prende le decisioni, quelle serie e impegnative. Sì, auguri anche ai politici, perché non mi piace la moda qualunquista e ce ne sono di persone che si danno da fare, non tanto solo in parlamento, quanto nell’agorà della vita.

Articolo di Fabio Monachesi

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