LO STATO SOCIALE E GLI ELENCHI TELEFONICI DEL MALE.

Questi ragazzi  di Bologna  non sbagliano un colpo.

Sono senza dubbio il gruppo più vicino alla gente, ai supergiovani, che li hanno ormai elevati a sovrani della scena indie. Non si atteggiano, scrivono nel loro fan club, rispondono quasi sempre alle domande che gli vengono poste sui social.

Si schierano senza paura alcuna in campo politico, sono tra i pochissimi a farlo nell’ambito della nuova onda della musica alternativa italiana. I fans li amano anche per questo, vedono in loro dei supereroi  beffardi e semplici, sempre con la frecciatina per il Giovanardi di turno, con la sfiducia nei confronti delle forze dell’ordine, con la poesia di Pasolini che condisce la pasta in bianco dopo un concerto, circondati da Livie con la V. I loro sentimenti, le loro idee, tutto purissimo, ma i loro ghigni sono inequivocabilmente quelli di chi piace sapendo di piacere; come biasimarli dopo tutto? Sono l’espressione più eloquente di questo nuovo mondo musicale di cui ancora nessuno sa le regole, di cui nelle televisioni generaliste non si parla mai pur essendo il pane quotidiano di ogni network della rete. Sono riusciti, pochi giorni fa, a piazzarsi primi nella classifica dei singoli più venduti di iTunes con “C’eravamo tanto sbagliati”, scalzando quel bomber di Pharrel, un evento con pochi precedenti nella storia dell’underground. Ieri hanno pubblicato ancora un altro pezzo dal nuovo album in uscita il 2 giugno ( “L’Italia Peggiore”, Garrincha Dischi), si intitola “Questo è un grande Paese”, ospiti importanti tra cui Piotta e Max Collini. Brano prodotto ottimamente, bei suoni, grandi collaborazioni, idee ironiche che fanno ridere ma di riso amaro.

Nuovo album, nuovo singolo, nuovo tour

Tutto perfetto, se non fosse che questo è il secondo singolo estratto ed è un altro brano elenco, nel caso in esame un insieme dei luoghi meno comuni e più feroci che caratterizzano il nostro Paese.  Questo si aggiunge, insieme a “C’eravamo tanto sbagliati”, a “Mi sono rotto il cazzo” e “Sono così indie” del primo  album (“Turisti della democrazia”), in cui c’erano brani piacevolmente intelligenti ed elencativi come quelli citati ma anche tanti spunti di eccezionale poesia e raffinatezza, più o meno brutale, più o meno dolorosa da ascoltare.

Facciamo tutti il tifo per loro, sono ragazzi speciali, fanno parte di una etichetta che sta eroicamente portando avanti una missione difficile e priva di reali garanzie di successo, ma è soprattutto grazie a queste persone che stiamo vivendo uno dei periodi  musicali più floridi, interessanti e multiformi degli ultimi decenni.

Oggi suoneranno a Bologna, Piazza Maggiore, per festeggiare un primo Maggio sempre più atipico, quasi più dei contratti di lavoro di cui la mia generazione è tragicamente firmataria, che hanno sovvertito in maniera drammatica il rapporto regola/eccezione in relazione al lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Saranno li a testimoniare i nostri mali, le paure, le illusioni, le atroci convinzioni, l’ansia di diventare  Uomo e Donna.  Per tutte queste ragioni io li ringrazio e li sostengo e continuo ad avere fiducia in loro, spero sinceramente che continueranno a raccontarci il nostro tempo, tra le miserie e la bellezza, nella forma evocativa, poetica eppure concreta che ce li ha fatti scoprire due anni fa. D’altra parte il 2 Giugno è vicino, e sono sicuro che le mie obiezioni saranno smentite…intanto alziamo i calici, brindiamo a loro, a noi, a chi lavora e si ammazzerebbe quando suona la sveglia ma soprattutto a chi si ammazza perché la sveglia non suona più.

Alla vostra.

 

Articolo di Jacopo Magrini

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