La rivincita dei nerd

(Chi è lo sfigato?)

Con un patrimonio di 27 billion $, Forbes lo ha nominato “il più giovane miliardario del mondo”. Mark Zuckerberg ha 30 anni e, nonostante sia ancora fantasticamente vivo e sul pezzo, gli hanno già dedicato un libro, da cui è stato tratto il successo di David Fincher, “The Social Network” (di cui abbiamo parlato martedì con le ragazze di Au revoir, Shosanna. – Poli.Radio). Parliamo di uno studente di successo, prima in materie letterarie e poi in matematica. Un classico genio tendenzialmente permaloso e presuntuoso, con gli stessi sfottò e le stesse frustrazioni di tanti suoi coetanei incompresi, che è diventato il simbolo della rivincita dei nerd. Proprio questa categoria di tediosi programmatori, noiosi tecnici, prolissi ricercatori, grazie a questo ragazzo rossiccio e dall’atteggiamento antipatico, è salita alla ribalta sul palco, a ritirare un premio ambito ma ormai disatteso, la popolarità. Sicuramente il bad boy statunitense ha intrapreso un percorso di redenzione complesso, con 500 milioni di amici e qualche nemico, ma influente quanto un’autentica quarta rivoluzione industriale. Solo Bill Gates prima di Mark, infatti, ha cambiato tanto profondamente la vita delle persone. Dopo 10 anni di attività, 1 persona su 7 nel mondo accede una volta al mese su Facebook, e ora sono sue anche Instagram e WhatsApp, le mode messaggistiche low cost del momento. Pochissimi lo ammettono, ma tutti vanno a stalkerare, con il proprio smartphone sul social con più account del pianeta, le informazioni sulla tipa conosciuta in metro o il belloccio dell’università. È quasi sicuramente questo il vero motivo per cui il giovane newyorkese ha deciso di dare, nel pieno di un’ennesima notte in compagnia di una birra e di un monitor lampeggiante, la svolta alla sua vita da informatico single, il che non faceva certo molto figo. Obiettivo pienamente raggiunto, viste le foto di gossip che circolano nei vari profili e pagine online sul suo matrimonio. Proprio la privacy è ormai uno sbiadito ricordo normativo, un problema apparentemente irrisolvibile nella realtà del web sharing. Con tanta pace delle pagelle delle scuole superiori, affisse in portineria, che non pubblicano le insufficienze, perché pare che non stia bene. I confini geografici scompaiono nell’epoca di internet e le amicizie si mantengono grazie alla network. Certo, questo vale sia per le amicizie reali, sia per quelle virtuali, cioè di quei soggetti che se li incontri per strada non sai nemmeno chi siano. D’altronde “Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”, non ponendo, in effetti, distinzioni nello slogan tra quelle vere o meno. E Mark che si è ritrovato in causa con il suo best friend, presumibilmente unico sincero confidente, sa bene cosa significhi l’amicizia. Nasce da Harvard e dai college USA ma, non è esclusivo. Nessun pagamento, anzi “È gratis e lo sarà sempre”. Forse una delle tante idee rubate, risarcita per quattro briciole ai ricchi colleghi accademici, impegnati più nei fallimenti olimpici del canottaggio americano che nell’intuire le nuove forme dell’imprenditoria contemporanea. Parte a tutti gli effetti da un blog personale, che ha in comune con Il Nuovo Mondo Parallelo l’irriverenza e lo sfogo di fronte all’apatia quotidiana. Dubito, tuttavia, che entreremo in tribunale anche noi con Mark per questa comune ispirazione.

Mark è davvero una star, ma alla copertina di Vanity Fair preferisce il titolo di Person of the Year sul Time’s. Non ha un fisico da modello, non è un latin lover, non si presenta come un re della movida ed è praticante ebreo, il che fa spesso poco cool. Può, però, fare gli auguri di buona Pasqua a tutto il mondo con un solo click, senza dover affrontare pranzi tra parenti ignoti, falsi sorrisi e aneddoti imbarazzanti.

Quindi mi domando…

Chi è lo sfigato?

 

Articolo di Fabio Monachesi

 

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