Pipers

Pipers
i Pipers al completo.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i Pipers, band di origine napoletana che questo sabato suonerà al Supersonic (più info sull’evento qui).

Bando alle chiacchiere e, mentre ascoltate il loro ultimo singolo, vi lasciamo all’intervista in cui ci parlano un po’ di loro.

Chi siete, da dove venite e come siete diventati i Pipers?
Siamo attualmente 4 ragazzi che ancora credono nel valore della musica suonata assieme, e nel grosso valore emotivo della scrittura di una canzone. La line up non è sempre stata quella attuale perché essendo la musica un processo in divenire e mai statico finisce per diventare un elemento di selezione darwiniana.

Il nome della band, degli album, nascondono storie particolari?
Pipers significa suonatori di pifferi. Mi ricordava la storia del pifferaio di Hamelin che con il suo strumento salva la città infestata da topi; il valore di salvezza della musica qui è molto forte.

A un primo ascolto sembrate molto british, ma poi indagando si scopre che siete campani. Come nasce una band britpop all’ombra del vesuvio?
Non siamo una band britpop anche se il primo disco dichiarava amore sfegatato per questo genere. Siamo tendenzialmente esterofili anche se apprezziamo molte cose nostrane; abbiamo iniziato ad ascoltare la musica inglese da piccoli e quindi gli ascolti, e di conseguenza la pulsione creativa, si è formata sulla base di questo vissuto. Non è detto che essendo di Napoli dobbiamo girare con il mandolino in mano, anche se in formazione affettivamente ce n’è uno.

Com’è la vita del musicista “indie” del 2014?
Bella domanda. Una vita dove non sai come pagarti una bolletta ma sai promuoverti e fidelizzare la fanbase sul net. Una vita dove sei il più delle volte artista, manager, booking agent e agitatore delle folle.

Da chi, o che cosa, traete ispirazione per i vostri brani? E quando avete compiuto il grande salto, ovvero iniziato a comporre brani vostri?
Non abbiamo mai suonato cover ma sempre e solo scritto e portato in giro pezzi nostri. Odio le cover band, una
mortificazione dell’identità e del valore di dignità che la musica sempre dovrebbe avere. L’ispirazione è data da tutto ciò che si agita o finge di esistere nella mia mente.
Qual’è il rapporto con la vostra terra, così “musicalmente lontana” da voi?
Direi buono, abbiamo un ottimo seguito. Quello che non mi piace molto è la modalità che rende possibile l’elevazione a miti locali di alcuni che di artistico hanno davvero poco; e, al di là dell’hype, c’è davvero poca sostanza e molta arroganza vestita da finta umiltà.
Come vi rapportate con la tecnologia? Il download libero, i social network, itunes, spotify. Aiutano o danneggiano gli artisti?
Siamo in una fase in cui l’aumento della visibilità è direttamente proporzionale al passaparola che oggi circola in rete. Social, dati di mercato digitali, free tracks: tutto fa brodo, oggi il web è al pari della radio e superiore alla televisione (eccezione fatta per il fenomeno dei talent che praticamente in serra ti costruisce un perfetto idiota famoso, capace solo di cantare ma non di scrivere o suonare).
Siete dei lettori? Se sì, che cosa vi piace in particolare?
Leggo poco, in genere mi piacciono i saggi di sociologia della musica e della cultura pop.
Voi che siete stati degli “emigranti” in termini musicali, specialmente nella prima parte della vostra carriera, che consiglio dareste a chi decide di lasciare il nostro paese? Com’è vivere da “Italians”?
In realtà siamo stati in Inghilterra solo per registrare il disco e non ci sentiremo di trasferirci lì solo perchè la terra è più attinente con quello che facciamo; la situazone è certamente più florida ma non è la terra promessa. Non più almeno.
Personalmente credo che vivere periodi all’estero, oltre che dare una diversa visione della vita e dell’opportunità che essa regala, sia anche propedeutico a non avere più paura dei cambiamenti. Che spesso è la cosa che ci trattiene dal crescere realmente.

Salutateci con una frase ad effetto o un vostro motto.
Non siamo preparati a questo.

Per saperne di più su di loro, visitate il sito internet Pipersonline.

 

Redazione NMP

 

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