Email to Matteo

Ciao Matteo,

sono John, un ragazzo del Texas che è venuto in Italia per studiare. Sì, perché nonostante i continui tagli alla ricerca e alla formazione, l’università statale italiana rimane un’eccellenza nel mondo. I professori sono accompagnati da assistenti appassionati e pieni di entusiasmo, anche se dicono che non se la cavano bene a pagare l’affitto a fine mese e vedono la cattedra come un sogno lontano da realizzare. Molti ragazzi, non tutti a dire il vero ma quelli che ci credono sul serio, studiano sui libri fino a tarda notte e creano in aula un clima tanto competitivo quanto allegro che non ho mai visto in USA. Nei ranking internazionali questo non si vede, ma le migliori menti da noi sono tutte italiane, quindi un motivo ci sarà, no? Certo, devono venire in America per proseguire le loro scoperte e fare carriera. Te cosa ne pensi?

Un mese fa sono atterrato con l’aereo a Fiumicino. Dovevo raggiungere l’Università per gli Stranieri a Perugia. Non so se l’hai mai fatto, ma per è stata davvero una novità degna di un’impresa. L’aeroporto umbro non ha rotte di interesse per gli studenti come me (e ascoltando i perugini, per come funziona ora, è utile perlopiù solo alla manodopera dell’est), per cui sono arrivato in quello capitolino. Se ti dico che per arrivare a Perugia da lì, ci ho messo lo stesso tempo che per venire da Dallas, mi credi? Una settimana dopo mi hanno detto che dovevo fare il permesso di soggiorno. Ci si dimentica spesso, ma anch’io sono un extracomunitario, come un Marocchino o un Albanese. Sono andato all’ufficio X che mi ha consigliato l’ufficio Y, questo era stato spostato senza avviso dall’altra parte della città e quando sono riuscito, dopo un paio di ore di fila, a parlare con un impiegato, mi ha rimandato all’ufficio X per capire meglio cosa dovevo fare di specifico. Risultato? Stanco di fare su e giù per le scale di palazzi distanti decine di chilometri a piedi, dato che il bus non arrivava mai e le colonnine indicanti l’orario erano spente, ora sono clandestino. E’ normale? Il mio obiettivo è imparare meglio la lingua che fu di Dante e di Manzoni per poter svolgere con successo la tesi in un’azienda in Trentino. Ho già chiesto indicazioni e contattato di persona la sede dove poter fare il tirocinio. Dalla segreteria di facoltà mi hanno risposto, tuttavia, che non è facile, dato che ci sono problemi assicurativi e una serie di carte da firmare, non si sa da chi e non si sa per cosa. Forse ci rinuncio e mal che vada andrò a fare l’erasmus, perché funziona così a sentir dire quelli che si arrendono. La vita non è molto cara rispetto a Austin, dove ho iniziato “giurisprudenza per l’impresa”. I miei amici italiani che lavorano, però, si lamentano perché dicono che la busta paga è notevolmente inferiore a quella dei colleghi europei, il che mi sembra strano perché non credo siano meno intelligenti. Trovano anche difficoltà a trovare la loro strada. D’altronde avendo contratti che gli scadono di continuo, non sanno mai cosa potrà riservar loro il futuro. Da me almeno non funziona così, o almeno tiri su una bella cifra quando hai il posto che ti va bene sempre.

Ieri Paolo, il mio coinquilino siciliano, era contento perché ha saputo degli 80 € in più sullo stipendio. Rientra nelle fasce, ma non si sente ovviamente fortunato per questo. Oggi, comunque, al telefono mi ha spiegato che dovrò trovare un altro compagno di stanza dall’estate. Paolo tornerà in Sicilia il prossimo Maggio perché c’è meno lavoro in fabbrica e non era sostenibile garantire il proseguimento del suo impegno sudato al pc.

Chissà se quei 80 € gli basteranno per il viaggio?

Matteo, non ti ho mai visto dal vivo ma ti stimo perché sei giovane come me e hai imparato dal mio Obama come comunicare ai cittadini, tra slide e parole chiare. Proprio per questo, ti saluto con un paio di hashtag che siano di buon auspicio per le prossime riforme, quelle importanti.

@Matteo #MenoBurocrazia #PiùLavoro

Bye,

John

Articolo di Fabio Monachesi

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