Renzi mi doveva 80 euro

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Renzi mi doveva 80 euro.

E fin qui, tutto normale.

Grillo urlava ancora, ma soltanto con un filo di voce. Bersani si era ripreso dal malore, Franceschini si era ripreso dal malore, Berlusconi stava benissimo.

Crozza parlava con un impercettibile quanto fastidiosissimo accento genovese dopo che Mentana aveva riempito le mie orecchie con nomi, cognomi, statistiche e chi sa cos’altro.

Io mangiavo il tonno in scatola e continuavo a cercare lavoro.

Non si trovava nulla.

Non si cercava nulla.

Mi dissero “Stay hungry, stay foolish”, mi dissero loro.

Forse funzionava così fuori di qua, ma dentro casa mia, tra queste 4 mura sporche e senza quadri, la vita era qualcosa di diverso.

Avrei avuto ancora fame certamente, ma di aperitivi non sfruttati.

Sarà.

Sarà che ero pazzo, come quelli che andavano in depressione a trent’anni.

Renzi mi doveva 80 euro.

Quei soldi non li avrei mai più rivisti, già lo sapevo.

Come se si trattasse del debito di un buffo.

Matteo: gli 80 euro potevi metterli da parte che, un giorno o l’altro, magari ti sarebbero serviti per comprarti qualcosa.

Magari ci saresti andato a cena con le amiche.

articolo Luca Marinangeli

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