Elettroshock

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Come nella miglior tradizione, al calare del mese di febbraio, (in perfetto stile “Requiem for a dream”) iniziai a rilassarmi con gli elettroshock.

Il periodo era quello che era e volevo vedere e rivedere e rivedere i film, le candidature, le facce note, le facce losche in vista di quella notte di Los Angeles.

Giorni dopo, fortunatamente, gli Oscar rimasero solo un ricordo lontano.

Un ricordo passato così come era passato l’entusiasmo per il film di Sorrentino: uscito e lapidato poi, magicamente, rivalutato dalla critica dopo il primo Golden Globe. Il tutto, ovviamente, mentre ricordavo le scene de “Il divo” e mentre Sean Penn piangeva in un angolo recitando a memoria i suoi dialoghi nel capolavoro che fu “This must be the place”.

E lì, in “This must be the place”, non c’era alcun Maradona da ringraziare. Era solo un film bello: senza retorica e senza Serena Grandi.

Gli Oscar erano passati e, Signore Onnipotente, nessuno poté esimersi dal giudicare i risultati della grande notte.

Me compreso.

Il mio primo pensiero andò a quel povero cristo di Leonardo Di Caprio che non riusciva a vincere un oscar da ben 13 anni ma era anche normale se ti presenti con un American Pie di ultima generazione quando dall’altra parte (vincitore indiscusso) c’è la storia cruda e drammatica dello schiavismo nero in America.

A quanto pare la giuria, per scegliere “i migliori tra i migliori”, aveva dato grande importanza alle minoranze: neri, gay, malati, Italiani.

Ma nonostante ciò: “12 anni schiavo” meritò assolutamente la prestigiosa statuetta così come Di Caprio meritò quella alla carriera o quello alla tenacia. O il nobel per la Pace, viste le ultime candidature. Dategli una medaglia, un foglio con scritto che ha comunque partecipato! Per favore.

Alla fine tutti possono sbagliare: Di Caprio diede il massimo mentre cercava di risalire sulla sua Lamborghini bianca completamente strafatto e immobilizzato. La platea rise, qualcuno bestemmiò ed altri erano in attesa di rivedere nuda Margot Robbie, classe ’90. Fu un film piacevole e leggero, quello di Scorsese ma non sentivo così tanti ululati dall’ultimo dei Vanzina. Gesù.

Nebraska? I soldi peggio spesi della mia vita, mentre mi ricordavo di aver studiato all’università di Perugia per 4 anni.

Miglior attrice non protagonista: Jennifer Lawrence. La donna. Lei.

Gravity dovevo ancora vederlo ma già sapevo che non avrei perdonato mai Sandra Bullock per quella storia della bomba sull’autobus.

Finito l’elettroshock, posai la penna sul tavolo.

Piansi 35 minuti mentre ammiravo a  loop il video di Roberto Benigni che raggiungeva la Loren passando sopra la testa di Steven Spielberg.

Poi spensi tutto e me la smisi con classifiche e fantaOscar.

Il giorno dopo tornai  a guardare i telefilm della Fox.

articolo di Luca Marinangeli

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