L’Oscar della polemica

Scena da “La grande bellezza”

 

Premessa:

  1. Non ho visto “La grande bellezza”. La vedrò presto, senza ansie da prestazione.
  2. La serata degli Oscar ero a letto, senza Sky per capirsi.
  3. Non mi piace Maradona come persona (sul calciatore non mi esprimo) e i film di Fellini credo siano da serata impegnata, per cui dopo una giornata di lavoro gli preferisco Il Medico in Famiglia. Evviva la famiglia Martini di Cinecittà.

Analisi:

  1. In tema di U.S.A., comprendo a fatica come mai si passi dal parlare di americanate al mito a stelle e strisce. Persone che non hanno mai visto una partita di football (e magari nemmeno di calcio, troppo plebeo?!), che fanno nottata a vedere il Super Bowl, tifando Seattle ovviamente (ndr: il favorito). Almeno sarà servito per far conoscere un po’ di geografia di oltre oceano! E l’Italia diventa esperta di fumble e quarterback, come se non bastasse la preparata formazione da allenatore di pallone (orgoglio tricolore). Poi arriva la notte di Hollywood. In realtà dalla meravigliosa creatura di Benigni quasi nessun abitante del Belpaese ha più seguito gli Oscar, premio ritenuto ormai corrotto e destinato dagli sponsor ai divi cinematografici di grido. Uno show business che non può apprezzare la cultura della regia made in Italy, mica è Venezia o Cannes! C’è però un film, visto da pochi ai botteghini nostrani, che ha ricevuto la “nomination”, il Golden Globe. Sarà che il termine evoca il Grande Fratello (ndr: la strategia finanziaria di Mediaset sembra che riparta proprio dal reality per antonomasia oltre che dal film vincitore subito in diretta in chiaro, la stessa cosa no?!), fatto sta che si attivano le parabole e si ci si connette alle dirette streaming per avere l’annuncio atteso. Il divano di casa si trasforma nella curva del big match di Serie A della domenica sera, anche se è notte fonda e la partita è terminata da un pezzo. Sanremo è finito, quella anacronistica e anziana trasmissione che ancora la televisione statale si ostina a trasmettere ha lasciato spazio alla notte delle statuette, per la gioia delle pay per view. Si avvicinano i mondiali e in attesa di riprendere le impolverate maglie azzurre, si inneggia a La grande bellezza. Meno male che in questi casi si sente il vero patriottismo dello stivale, o perlomeno i tg metteranno in seconda notizia la guerra in Ucraina.
  2. Subito il tweet. E’ fatta. L’Oscar torna a parlare italiano. La notizia in prima pagina è la dedica del regista napoletano, un po’ bizzarra per i non addetti ai lavori che nostalgicamente ricordano quando Sophia Loren annunciava “La vita è bella” e il nostro Roberto saltava sulle poltrone rosse del Dolby Theatre.

 

 

C’è anche la selfie famosa, non tanto per il contenuto quanto per l’esordio del Samsung S5, una disdetta per chi ha l’S4: sopproblemi. Comunque si sa, senza polemica che gusto ci sarebbe? Ancora non si può attaccare Mr Prandelli per la convocazione di Balotelli invece di Toni, ma certo ci si può improvvisare esperti di cinema. Mai dire male di un film che ha vinto a Los Angeles. Oppure sì, dire che è noioso fa molto radical chic. È incredibile, ma in poco tempo le discussioni virtuali si animano e diventano aggressive, le opinioni si riempiono di parole accese, lo scontro è quello degli ultras. Che mondo sarebbe senza i tifosi?

  1. Il ritorno in Italia di Paolo Sorrentino è da vera star, tanto da sentirsi come Belen. Sono usciti i valori statistici della disoccupazione e l’UE ha detto che i conti non tornano, ma per fortuna una soddisfazione ce la siamo presa. Ecchisenefrega di Mario Draghi. C’è la prima serata sul 5: la grande occasione per il piccolo schermo, per il popolo di vedere la pellicola che ha fatto impazzire i critici di tutto il mondo, per continuare ed estendere la polemica. Un’occasione da non perdere: 36% di share, facebook impazzisce tra elogi e insulti.

Conclusione:

  1. Non esprimo alcun giudizio sulla performance di Claudio Verdone o di Toni Servillo. Mi vedrò il film con calma, pur sapendo che non ne varrà la pena perché non ci si capisce niente o forse con la consapevolezza di avere l’opportunità di dire qualcosa contro corrente, dimostrando la superiorità da intellettuale con la pipa in bocca e il catalogo Ikea sulla scrivania. Ad ogni modo, sono un fan di Di Caprio e il fatto che non abbia ancora vinto dopo tanti anni sostiene l’ipotesi che va di moda, il complotto. Povero Leo.
  2. Preferisco di gran lunga il curling al football, per cui conosco il Super Bowl solo perché c’era una puntata dei Simpson in merito. Gli Academy Awards sono tanta roba, chissà se anche Rubbia ha ricevuto un’accoglieza da show girl al ritorno da Stoccolma per la cerimonia di consegna del Nobel? De gustibus non disputandum.
  3. Ho saltato la diretta televisiva, comunque interessante iniziativa presa da Cologno Monzese. Chissà se qualcuno capirà che oltre alla Vita in Diretta anche qualche film importante fa servizio pubblico: cultura. Anche se forse non sarà stato questo il fine ultimo in tal caso. Ad ogni modo è significativo notare come sia stato tanto seguito il festival delle celebrità. La grande certezza è che possiamo dire di aver vinto, anche con questo articolo, l’Oscar della polemica.

Articolo di Fabio Monachesi

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...