C’è chi dice no

C’è chi dice no. Ed è un bene, assolutamente. Non c’è democrazia senza il confronto, la dialettica, la condivisione di idee. Quando non si è d’accordo è coerente e onesto dire di no, far capire che così non funziona, spiegare quale è la propria opinione alternativa e costruire una riforma migliore. È chiaro che se si parte da valori contrapposti non è facile trovare quel trait d’union che consente la sintesi. E’ altrettanto sacrosanto rispettare il valore della maggioranza, senza rinunciare a esprimersi, con rispetto, grinta e educazione. Nessuna passività, ma è importante che ci sia la piena consapevolezza di aver lottato per le proprie posizioni con competenza, passione e civiltà. Chissà, può capitare che si trovi una riga in un emendamento tale da suscitare un ripensamento e una riflessione. Forse non basta, forse serve di più rispetto alla semplice battaglia. Ci si prepara alla guerra, fatta di inchiostro, numeri e pagine rilegate. Non esiste vittoria più bella di quella ottenuta con i sacrifici, con il ragionamento e con il cuore.

Così aveva studiato Giulia a scuola nell’ora ritagliata di educazione civica cosa significa fare opposizione. Ovviamente la politica non è solo quella di Montecitorio e saper affermare, con rispetto e apertura mentale, il pensiero della propria testa è un’abilità da apprendere necessariamente, sempre. E Giulia è una di quelle che sa farsi valere. Questa mattina legge il giornale metropolitano, preso al volo ieri sera alla stazione del passante ferroviario, mentre ha acceso la tv, la giusta distrazione abitudinaria mentre fa colazione prima di andare a lavoro. Beh, la cronaca dei quotidiani e dei talk show è ben altra storia rispetto a quanto scrivono sui libri.

Una storia spesso piena di eccessi e un pizzico di malinconia: violenza verbale e, se non bastano le parole disfattiste e il fango gettato anche senza fare distinzioni, fisica; difesa totale e senza diritto di replica altrui dell’ipse dixit di turno, con la conoscenza ridotta all’analisi tecnica della celebrità che ha deciso di diventare d’un tratto non abile demagogo ma valido statista, magari con l’aiuto del primo guru libero in circolazione; espressione del libero arbitrio vincolata alla ghigliottina mediatica, controllata anch’essa dal gregge che ormai non ha più pecore nere al suo interno ma rappresenta, con modestia, la vera espressione di volontà di tutti i cittadini, anche se viene sempre identificato con il nome di uno solo; contrapposizione contro ogni riforma, talvolta per qualsiasi motivo, o anche per un briciolo di popolarità, specie se non si siede in parlamento da un po’ e si decide di perseguire nella presentazione di alcuni concetti tanto astratti quanto anacronistici, ma repetita iuvant; uso intensivo dei mass media, perché apparire conta sempre più che essere, e il lifting fa comodo come una rete televisiva; salvaguardia ferrea del proprio territorio, perché sono voti sicuri e, in attesa di secessioni futuristiche ritenute futuribili, tra una intervista web radio e una sfilata di belle fanciulle indigene, non resta che manifestare il malessere per il diverso, visto talvolta quale l’usurpatore di beni altrui; dei personaggi decaduti talmente consapevoli di aver pianificato tutto nel dettaglio da saper bene che torneranno sul palcoscenico, o, se qualcosa andasse storto, dietro le quinte, tanto ormai sono esperti burattinai e da dietro il sipario torna anche meglio perché non ci si mette nemmeno la faccia. La cittadinanza è stanca di chiacchiere, di stipendi da casta, di urla, di provocazioni, di remake degli anni ’90 e, per i nostalgici, degli anni ’20. Vuole altro. E allora c’è chi dice no e inizia lo scontro bellico, quello dei forconi. Si torna indietro nel tempo, in quel Belpaese che viveva sui campi, con l’aratro trainato dal bue e la paga al bracciante di giornata. Protestare è per molti doveroso, per alcuni un passa tempo, per altri un’ambizione. Contro chi è lampante: contro tutti, e nessuno. E allora, viva la rivoluzione, le strade occupate, le ferrovie rallentate, le piazze in sommossa, i video youreporter e gli striscioni da stadio. Avere una propria idea, dei valori, dei contenuti da proporre come valida alternativa non è rilevante, tanto alla fine ne resterà uno solo.

La Libertà che guida il popolo

Incuriosita da tanti cambiamenti rispetto alle nozioni apprese, Giulia riprende in mano il vecchio volume sgualcito e ormai ingiallito delle superiori. Lo sfoglia rapidamente ed ecco, trova il punto dove c’è scritto nero su bianco che è veramente possibile prendere un’altra direzione.

Magari senza un forcone in braccio, ma un libro di Jean Jacques Rousseau sulla scrivania.

Articolo di Fabio Monachesi

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