Il giorno prima

Adriano Ferrero

 

Vorrei raccontare la storia di un giovane come tanti. Una storia che mi permetto di raccontare perché fa parte della nostra di storia.

Adriano Ferrero frequentava l’Istituto superiore A.Avogadro di Torino. Aveva 17 anni. Adriano è stato fucilato all’uscita di quella scuola perché, da quello che riportano le cronache, si rifiutò di fare il “saluto” ai militi che passavano proprio in quel momento e questi dal loro veicolo gli scaricarono una raffica mortale. Il dettaglio che più profondamente mi fa commuovere di questa storia, è il fatto che questa fucilazione sia avvenuta nel Marzo del 45. Mancava poco al 25 Aprile, mancava poco alla fine del regime, mancava poco alla LIBERAZIONE.

Ogni 25 Aprile un foltissimo gruppo di giovani studenti marcia su una via di Torino, Via Rossini. Li vi è una lapide, una lapide che ricorda proprio Adriano e ogni volta che ci si sofferma a ricordare il giovane Ferrero, ci si ferma su quella coincidenza: l’hanno fucilato poco prima della LIBERAZIONE. Allo stesso tempo quei ragazzi hanno deciso di farsi una promessa: che se si fossero impegnati in politica, e tanti di loro lo stanno facendo, non sarebbero stati gli antifascisti del giorno dopo, non sarebbero mai stati in quel gruppo di persone che scelgono ciò che è più conveniente dopo aver fatto i sondaggi e capito da che parte tira il vento dei vincitori. La memoria di giovani come Adriano ci impongono l’etica politica della responsabilità, che vuole dire scegliere il giorno prima PER COSA VALE LA PENA USARSI E USARE LA PROPRIA VITA, LE PROPRIE PAROLE, LA PROPRIA INTELLIGENZA. Scegliere il giorno prima e su questo farsi misurare, costi quello che costi.

Da qui deve ripartire il nostro paese, da qui deve ripartire la nostra politica.

 

Articolo di Ado Alili

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One thought on “Il giorno prima”

  1. E’ una bellissima riflessione, prima che un bellissimo articolo. Dovremmo, sempre, riuscire ad essere padroni delle nostre opinioni, e farle diventare le nostre certezze, e le nostre ragioni di comportamento quotidiano. Autonomamente, non per consuetudine o principio preso. E farle diventare la nostra testimonianza, e il nostro contributo alla crescitas culturale e sociale. La parola di ciascuno di noi, singolarmente, potrebbe cambiare il modo di pensare collettivo. Grazie, Gentilissimo Alili, per il Suo contributo.

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