Il bolscevico

 

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Era caldo in quei giorni.

Alla mia destra, alto mille metri più di me, c’era mio padre.

La sua mano stringeva forte la mia e il sudore che si formava tra le nostre dita era quasi piacevole.

Nei 200 metri piani il re assoluto si chiamava Mennea: un Italiano a Mosca.

Avevo appena 10 anni ma ricordo bene i colori vivaci sopra le nostre teste, gli schermi della tv a colori, la guerra in Afganistan e papà che mi raccontava di quando alla mia età, a Stalingrado, aveva visto i militari issare la nostra bandiera.

La televisione ci raccontava le prodezze sportive dei nostri campioni. Ci raccontava l’amore verso la nostra Unione Sovietica.

Una bandiera che ho amato anche 9 anni dopo. Che continuo ad amare anche 34 anni dopo.

Come se qualcosa fosse cambiato. Come se davvero si potesse cambiare qualcosa.

Come se si potesse costringere un uomo a smettere d’amare.

 

articolo di Luca Marinangeli

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