Born to be famous

 

L’ennesimo talent show!

Essere famoso, celebre, ricordato da tutti.

Lo desiderava da quando ne aveva memoria.
Ricordava ancora come, da bambino, leggeva il “de viris illustribus” sottratto alla biblioteca del padre, fantasticando di essere uno di quei grandi condottieri del passato.
Oppure, in maniera molto più giocosa, creava dei televisori con gli scatoloni, giocando a fare il presentatore di improvvisati show casalinghi.
Poi, col tempo, l’ aspirazione a divenire famoso era mutata, nella forma, ma soprattutto, nell’intensità.

I primi casting, i primi provini per le cose più disparate.
Un giorno voleva fare l’attore, il giorno dopo il giornalista, la settimana successiva si riciclava come comico.

Aveva abbandonato ogni velleità storica.
Ormai, nel ventunesimo secolo, l’unica strada per il successo era la televisione.

Continuava, però, a battere prodotti sul lettore a infrarossi, chiedendo ogni volta “contanti o bancomat”, oppure “lo vuole il sacchetto?” in quell’anonimo e ripetitivo lavoro di cassiere al supermercato.

Bisognava pur mangiare.
Era un lavoro onesto, facile, e, nonostante lo disprezzasse, rimaneva l’unico modo per mantenersi lì.
A due passi dagli “studios”.

Quella vicinanza, così morbosa, l’aveva reso un esperto del  piccolo schermo.
Sapeva dove venivano girati i programmi di successo, dove si facevano i casting, chi erano i “talent scout” più acclamati. Ma tutta questa “cultura” non l’aveva aiutato in alcun modo, ogni provino si concludeva con quel sardonico “le faremo sapere”.

Però, nel profondo dell’animo, sapeva che quello era il suo destino.
Sarebbe finito in televisione, sui giornali.
Gli era oscuro ancora il come, ma era certo della sua prossima fama.

Nemmeno il regno dei quindici minuti di gloria, Internet, aveva aumentato la sua celebrità.

Anche qui, gli sforzi non erano mancati.

Canale Youtube, Blog, Social Network.
Le aveva provate tutte.
Galleggiava in un anonimato  persistente.
Un giorno, finalmente, guardandosi allo specchio ebbe la certezza che quello sarebbe stato il suo ultimo momento da perfetto sconosciuto.
Oggi c’era il provino per aspiranti presentatori, anchorman, per uomini insomma, destinati a condurre un proprio programma televisivo.
Sentiva che era l’occasione giusta.
Aveva passato gli ultimi mesi a migliorarsi, sia sul piano intellettuale che su quello fisico.
Palestra, lampade, lozioni per la pelle, barbieri tra i più rinomati.
Al contempo corsi di dizione, di teatro, laboratori culturali, corsi di lingue.
Ogni soldo guadagnato era stato donato alla causa.
Recitò uno scioglilingua mentre si abbottonava la camicia.
Ripassò il suo “discorso di presentazione” annodando la cravatta.

Era il suo momento.

 

Si avviò a piedi verso il luogo designato, notando con grande stupore che i partecipanti stavolta erano meno del solito.
Trepidante attese il suo turno.
Il momento si avvicinò, mancava solo un candidato e poi sarebbe toccato a lui.
Ma, d’un tratto, vide apparire uno degli scout dietro le quinte.
L’uomo si avvicinò ai ragazzi rimasti dicendo:
“Mi dispiace, abbiamo già trovato il personaggio che cercavamo.
Tornate la prossima volta, sarete più fortunati”

 

Restò impietrito.
Non credeva a ciò che gli avevano detto.
Era il suo turno.
Dovevano ascoltarlo.
Oggi non avrebbe accettato altre risposte.

Si precipitò sul palco, intimando agli scout di ascoltarlo.
Ma costoro, disinteressati, gli diedero le spalle, pronti per andarsene a pranzo.

Fu così che, dal nulla, estrasse una pistola e si sparò.

Tutti restarono esterrefatti da quel gesto. Le forze dell’ordine, tuttavia, non ci misero molto a svelare la sua ossessione per la fama, e solo allora la sua vita divenne interessante agli occhi della televisione.
I suoi parenti, i suoi colleghi, i suoi amici rimbalzavano da un canale all’altro.
Gli sciacalli della Tv del dolore piansero le sue lacrime per giorni.
Era su tutti i giornali.
Era su tutti i notiziari.
Ce l’aveva fatta.
Era famoso.

 

 

Qualche mese dopo, in un quiz televisivo, prodotto dalla stessa rete che tanto aveva preso a cuore quella storia così sfortunata, una delle domande principali fu:

“Qual era il nome del ragazzo che si suicidò perché non riuscì a lavorare in televisione?
Ricordate questa storia? Se ne è parlato molto in quei giorni”

“Ah, guardi non lo ricordo proprio, credo che sia la risposta A”

“No, signorina, purtroppo era la B”

I suoi mortali quindici minuti di gloria erano dunque, già finiti.

 

Articolo di Emanuele Felicetti

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