Faber est suae quisque fortunae

Viandante sul mare di nebbia

 

Ti ritrovi lì. Stai per entrare in sala, dove la platea è piena di uditori venuti appositamente per te, perché sono tuoi amici o cari che vogliono starti vicino, o passanti, magari curiosi, qualche volta un pizzico invidiosi. Così tra fedeli compagni di sventura e gufi del malaugurio varchi la soglia d’ingresso. Sorridi, perché l’immagine non è importante, nella media società odierna, è l’unica cosa che conta. Abbracci tutti, davvero tutti, anche chi non conosci ma ti fa l’in bocca al lupo, sempre gradito. Sei sicuro di te e hai anche ragione di esserlo. Dopo tanti anni di studio, sacrifici, treni, distanze, notti insonni, feste rimandate, mense scadenti, bici rubate, affitti esorbitanti, lavoretti per arrotondare, scritti, orali, ricevimenti a mezzanotte, email senza risposta e altre con risposte in orari anomali, conferenze, viaggi, tirocini, telefonate e tanta passione, sotto il crocefisso nella tua stanza 3×3, cosa vuoi che sia una chiacchierata di 15 minuti. Sì, sono i tuoi 15 minuti di notorietà e per un quel quarto d’ora, chissenefrega degli altri, per una volta pensa a te. Chi non ha vissuto quelle esperienze non può capirle, magari qualcuno ti sfotterà appellando come “inutile” tutto quello stress, ma in fondo, forse, è solo un modo con cui giustificherà la sua incapacità di accettare e accettarsi. La commissione è già seduta. Il relatore è lì e ti fa l’occhiolino, un invito alla sicurezza e al coraggio. Il presidente del corso ti conosce bene perché sa quello che ti è costato essere lì. Anche lui alla tua età ha fatto lo stesso percorso, o quasi. Il su volto solidale è confortante. Il notebook è ben connesso al proiettore che spara il deskopt Windows sullo schermo. Il microfono pare sia già sistemato e il led è rosso lampeggiante.

Standby

Il .pptx è stato caricato ieri dalla segreteria e te speri che vada davvero, non si sa mai cosa può succedere tra un computer e un altro, anche loro hanno la propria compatibilità di coppia. Hai sentito tanti aneddoti sulle discussioni di laurea, ma questa volta pare che sia tutto ok. La cravatta, indossata per la prima volta con tanto di nodo doppio debitamente sistemato dal babbo davanti allo specchietto retrovisore, inizia a farsi stretta, magari è un brutto presagio per il futuro precario che ti attende o forse è solo l’assenza completa di areazione che aiuta il formarsi di quelle gocce sulla tua fronte. Rimanere cinico, non è facile. Il completo grigio lucido, comunque, ti sta benissimo e quella giacca che svolazza a ogni movimento ti fa sentire a tuo agio. Se così non fosse, mi sa che hai sbagliato mestiere. Giri un secondo lo sguardo e vedi la tua mamma che sta per commuoversi, ma in realtà chi ti fa emozionare è tuo fratello che lo vedi seduto e orgoglioso di te. Dopotutto, non è certo solo la play station pomeridiana che vi lega. I nonni non sono potuti venire, ma sai che telefoneranno appena finito quel quarto d’ora. Tuo bisnonno ti ha lasciato da qualche anno. Chissà lui che si alzava all’alba per zappare la terra, cosa avrebbe pensato vedendo un nipote pronto a discutere la tesi? Un pensiero, occhi lucidi, un brivido. Ma non c’è tempo. Sono i tuoi 15 minuti. Gli ultimi di uno step della tua vita. Del doman non v’è certezza, ma la vita è adesso. Si inizia.

”Salve a tutti”

“Per l’autorità conferitami dal Magnifico Rettore la proclamo Dottore in.”

Articolo di Fabio Monachesi

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