Il volto dell’anima

http://www.youtube.com/watch?v=7UA0FSFABmw

Apro gli occhi vedo la luce. Il sole è sbucato da poco dalla montagna innevata e mi è venuto a svegliare. Il cucciolo nero stiracchia le sue zampette invitandomi a infilarmi le pantofole. Il sacco a pelo è la fonte di calore che mi ha garantito un dolce tepore notturno. Mi devo alzare e l’idea di uscire da quel piumino arrotolato mi fa rabbrividire. E invece no. E’ stranamente caldo. Le Alpi hanno respinto le perturbazioni nordiche e le minime sono diventate primaverili. Suonano le campane per la messa luterana della domenica mattina. Inizio a prepararmi per la lunga giornata.

Sto preparando la colazione elvetica con i miei amici. Spalmo il burro sul pane caciato, quando suonano alla porta. Alla compagnia svizzera, italiana e statunitense della tavola si aggiungono dei signori tedeschi e un uomo cinese, che ci salutano garbatamente o almeno questo intuiamo dalle nostre capacità linguistiche. Evitiamo la frase di rito “Do you speak English?” – non è il caso, magari rischiamo brutte figure. La scena è ironica, quasi onirica. Persone tra di loro perlopiù sconosciute che per capirsi gesticolano e si abbracciano in segno di reciproca armonia. In effetti si crea un’atmosfera davvero calda, non di quelle artiche di cui si parla tanto per le popolazioni del Nord. Riusciamo persino a farci accompagnare per una passeggiata nel bosco vicino. I commensali sanno benissimo quei luoghi incantanti e ci mostreranno i sentieri migliori. Il cane guida il gregge. Lui sa dove è il “sasso”, la meta del nostro pellegrinaggio turistico, un trekking con tacchi e giacca di velluto.

Camminiamo e saliamo. Il panorama da quassù è mozzafiato.

‘’Si è fatta una certa’’ – dice il mio amico. Ha ragione. Dobbiamo andare al vernissage del giovane Alexander Arndt, autodefinitosi un “non artista” di pitture dell’anima. Non sono mai stato a un’inaugurazione di un ragazzo che si cimenta nella carriera creativa, quindi non so cosa aspettarmi ad essere sincero. Il paese dell’evento l’abbiamo letto su FB. Ho anche con me l’invito con il suo quadro al centro, per non potersi sbagliare. Impostiamo il tom-tom e mettiamo in moto.

Lo sto fissando da un po’. All’inizio mi sembrava fosse arrabbiato. Poi che sorridesse. Ora ha un ghigno beffardo. Chi sarà rimane un mistero che nemmeno l’autore credo sappia risolvere. Un momento di lucida follia nel mezzo della notte meneghina dopo un paio di bottiglie, uno stupido film finito male, un sottofondo lirico malinconico. Un istante da cogliere e un volto da scoprire, su un pezzo di legno da delle pennellate veloci, con l’istinto e la bontà dell’animo. Ci sarò anch’io in quelle opere del mio amico Ale? Forse si. Forse sono quello serioso o forse quello rabbioso. Chissà, forse sono quello malinconico. Non so. Spero di non essere l’anima di quella faccia trasparente. Nel dubbio meglio non fare domande le cui risposte possono mettermi in imbarazzo di fronte agli altri compagni di avventura. Le lampade sono tutte per quel volto, che mi sto convincendo non essere di una persona poi così simpatica, almeno la tempera la rende molto oscura e magari lo è davvero. Via prendiamoci una Rivella e iniziamo a parlare di altro con chi è appena arrivato in sala.

“Le patatine con la salsa di avocado sono il top, non ti pare?”

“Da dove siete passati per venire qui? Bergamo?”

“Che studi di bello?”

La conversazione rimane molto apatica. Tra ignoti la società moderna impara il silenzio interrotto da qualche sguardo allo smartphone, ma qui il telefonino non prende per cui non ci resta che tentare approcci di dialogo. Passo al bar dell’osteria che è proprio all’ingresso del locale, un piccolo teatro risistemato, accogliente e colorato. Nel paese ho visto molti atelier di moda, strumenti musicali artigianali, oreficeria e scultura.

“Ma come mai sono tutti artisti qui?” – chiedo incuriosito e un po’ per rompere il ghiaccio.

Mi aspetto una stereotipata risposta svizzera, arida di sentimento, che inviti a farsi i fatti propri. Gli stereotipi sono sempre una condanna. Inizia, infatti, un racconto commosso della storia di quei luoghi, sulla bellezza della natura circostante, del silenzio, vera musa ispiratrice per gli abitanti di quelle terre, dello spazio deserto da riempiere con colate di creta e lanci di pennello.

E’ arrivato Ale. Gli offro una birra. Ci mettiamo al tavolino in mezzo alla sala. Gli vorrei chiedere in quale quadro sono stato immortalato, tra quelle finestre metafisiche tra il corpo e l’anima. Mi guarda e mi accenna lì, senza nemmeno essere stato interrogato.

Un blogger in giro per l'Europa

Si. Quello sono proprio io.

Articolo di Fabio Monachesi

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One thought on “Il volto dell’anima”

  1. 1° mostra e 1° articolo per Lui!
    Volevo fargli un mondo di auguri..e buona fortuna!
    ah…dimenticavo..Complimenti al Blogger perchè leggerlo è stato QUASI più bello che viverlo!

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