Il valore dell’iPhone

“Caro mio, se non hai un iPhone oggi non sei nessuno”

Quelle parole gli suonarono così lontane e distanti per cui non ci fece caso. Un ragazzo di montagna non poteva certo credere all’importanza di quella mela mangiucchiata su un cellulare nero: dove viveva lui non c’era nessuna copertura telefonica e la comunicazione avveniva porta a porta, un mezzo come quello non l’aveva mai visto. Orgoglioso delle sue origini, si doveva allontanare da quei paesaggi innevati, perché con il pascolo non riusciva più a mantenere la sua famiglia. L’anziano padre gli aveva dato il denaro necessario per il corriere e il suo datato zaino in pelle consumata, perché non dimenticasse mai le sue umili origini. Lo zio conosceva un vecchio compagno di scuola che ormai da tempo aveva abbandonato quei verdi prati ed era pronto ad ospitarlo in città. Un foglietto di carta con l’indirizzo preciso era stato accuratamente riposto dalla zia nella tasca dei pantaloni migliori, seppur non privi di numerosi rammendi materni. Non era stato facile salutare la piccola sorellina che non voleva partisse, ma le promise che sarebbe tornato presto con un sacco colmo di regali e a malincuore le lasciò la fredda manina.

L’autista del corriere, un uomo calvo di mezza età, l’accolse perplesso, forse l’abbigliamento montanaro lo aveva turbato.

Gli chiese:

“Dove sei diretto figliolo?”

“In città”, rispose timidamente il ragazzo.

Mentre con l’aria di chi la sa lunga impartiva lezioni di vita mondana, l’austista, prima di farlo salire, tirò fuori il suo nuovo smartphone e mostrandolo come un trofeo gli disse l’ultimo monito:

“Ah davvero…e ci vai così?  Caro mio, se non hai un iPhone oggi non sei nessuno

Arrivato in città, avrebbe dovuto chiedere indicazioni, un’impresa ardua. Nonostante il dialetto, riusciva a farsi capire senza grossi problemi, aiutato da quella sua arte di gesticolare ogni azione. Il vero problema era trovare qualcuno con cui comunicare. Un esercito di persone camminava per le strade, con gli occhi bassi, fissi sul proprio telefonino. Si rivolse a un uomo d’affari, giacca, cravatta e orologio dorato al polso, ma questi continuò a parlare al vento, mentre uno strano auricolare gli lampeggiava sopra l’orecchio. Trovò un bar e vi entrò per avere informazioni. Il tipo al bancone, distratto da qualche immagine che si muoveva su una tavoletta che aveva di fronte, gli rispose seccato “cercatelo sul tuo iPhone!”. Dopo ore che vagava, lesse un cartello lungo la strada. C’era scritto un nome che non gli suonava nuovo. Mise mano alla tasca ed estrasse quel pezzetto di carta con la scritta sfocata della casa da cercare. Ringraziando il Signore, si avvicino al portone e suonò al campanello. Una voce metallica parlò da lontano e d’un tratto la serratura si aprì. Lo accolse una tazza di thè indiano e un bel bagno caldo.

Le giornate in città passavano veloci a lavorare in un moderno fast food vicino alla piazza principale. Aveva cercato di fare amicizia, ma non era mai riuscito a entrare negli argomenti della chiacchiera. App, bluetooth, mms non erano parole presenti nel suo vocabolario. E le ragazze? Non si può dire che non ci aveva provato. Una sera invitò una graziosa fanciulla a quello che chiamavano l’“ape”, per capirsi un calice di prosecco al tavolino del bar accompagnato da qualche sfizioso salatino. In realtà, fu un’uscita piuttosto breve. La ragazza iniziò a parlargli di tag, post, chat e appena si rese conto che il suo interlocutore era sprovvisto di iPhone si congedò con una delle classiche scuse tanto scontate quanto assurde.

Stanco di stare da solo decise di andare in uno di quei luccicanti negozi del corso a comprare quell’attrezzo così importante per la sopravvivenza contemporanea. Tornato in strada, camminando sul marciapiede iniziò a esplorarlo, quando un passante gli si avvicinò esclamando:

“Sei rimasto indietro però… Caro mio, se non hai un iPad oggi non sei nessuno!”

 

In quel momento, prese il suo nuovo, superato, inutile iPhone e lo sistemò nel consunto zaino paterno. Fu in quell’attimo che percepì il distacco dai suoi cari, la distanza tra i saldi valori in cui credeva sin da adolescente e quelli dell’urbana società moderna, la separazione tra quella cappa di smog e l’aria fresca delle montagne natie.

Prese una decisione: non avrebbe acceso nemmeno una volta il nuovo acquisto, ma si sarebbe messo in attesa di qualcuno con cui chiacchierare, magari qualcuno proveniente dal suo mondo parallelo.

Articolo di Fabio Monachesi

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