Natale Alter-nativo

24/12/1963: da circa un mese è uscito in Italia il primo album dei Beatles, Please Please me, il Paese si è ormai ripreso dalla devastazione della guerra mondiale, il boom economico è nel suo pieno sviluppo ma rimangono saldamente presenti nelle nostre famiglie le tradizioni natalizie. Con l’aiuto dei miei, ho allestito il presepe il giorno della Madonna e Gesù bambino è ancora a natiche scoperte che aspetta di essere al più presto girato. I doni per i cari sono incartati da un po’ e mio padre li sistema con cura sotto il camino, il cui tepore accompagnato dal vin brulé riscalda l’atmosfera della sala. I cuginetti sono già andati a fare la nanna: sanno che se non fanno i bravi non arriverà San Nicola, le cui tasche sono ormai già piene di dolciumi per riempire le calze, che anche quest’anno sono state puntualmente appese alle porte delle camerette. I loro occhi sognano stelle comete, mentre il canto dei cherubini allieta il loro sonno. Tutti sono già da qualche giorno impegnati a preparare il pranzo di Natale: la zia ha preparato i cappelletti, mio padre si è dedicato al cappone per il brodo mentre mia ha selezionato accuratamente le lenticchie, la nonna ha comprato il fegato per il patè da spalmare nei crostini, il nonno intanto ha acceso la sua pipa e controlla sempre dalla sua consumata poltrona le varie operazioni in cucina. La cena della vigilia l’abbiamo appena mangiata, un po’ di corsa perché i nonni stanno per andare a messa per la veglia, invece io preferisco recarmi in chiesa direttamente il giorno dopo, lo trovo più bello e ho preso già altri impegni per la serata…

È stato rielaborato il lutto dei bombardamenti, le aziende hanno chiuso l’annata con un bel bilancio positivo, i cancelli delle fabbriche sono stati chiusi oggi pomeriggio per garantire a noi lavoratori qualche giorno di festività e se accendi la radio senti sempre Twist and Shout. Fiumi di giovani si riversano nelle strade e fuggono dalla città con le nuove automobili, dagli interni in pelle rossa luccicante, per andare a ballare: io sono uno di loro. Gli anni della crisi, delle sofferenze, delle privazioni sono un ricordo che il piano Marshall ha reso sfocato, vari statisti si sono impegnati per risolvere le difficoltà della ricostruzione e allora è giusto fare festa, per di più se domani è Natale. Papillon e bretelle sono il must per noi ragazzi ricoperti dalla brillantina di ordinanza, mentre le ragazze mostrano la loro bellezza con fasce colorate e gonnine svolazzanti da scatenare nelle piste. Non c’è alcun proibizionismo per fortuna e il signor Martini è il protagonista della mondanità, tuttavia anche la Strega che lo accompagna ha un ruolo non da poco. La notte è giovane e la vigilia di Natale ha un fascino speciale. E’ ora di riempire le balere, far suonare le orchestre, lustrare le scarpe , prendere per mano le fanciulle e farle girare. E’ un momento di gioia collettiva, l’occasione per un primo bacio, l’istante per scambiare uno sguardo innamorato, l’attimo per un abbraccio tra vecchi amici che non vedi da tempo.

In lontananza si riesce a sentire il suono vivace degli zampognari, il belato del gregge al pascolo con i pastori in trepida attesa e il raglio di un asino che insieme a un bue gioca a nascondino sotto una coperta di paglia. Riesco persino a intravedere all’orizzonte i magi che si sono appena messi in cammino verso la sacra grotta di Betlemme.

E’ mezzanotte: ecco il rintocco delle campane della cattedrale. Mi è arrivata una notifica di una nuova email.

“Buon Natale vecchio mio” – firmato “Fabio, il tuo alter ego degli anni ‘60”

Articolo di Fabio Monachesi

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