Web Tax: Social Xmas

Ansa

ANSA – Roma – 11 Dicembre 2013 – ore 11.23: L’emendamento chiamato “Web Tax” presentato all’interno del Disegno di Legge di Stabilità 2014 (la famosa finanziaria) è stato approvato dalla Commissione Bilancio alla Camera.

Il nome scatena il panico tra i follower Twitter e gli amici di Facebook. Il Natale si avvicina e l’idea di non poter fare gli auguri online suscita una trepidante ansia, per cui la notizia diventa il tema social del momento.

Cosa è la Web Tax? Argomento tecnico, da giuristi 2.0 che è stato presentato da un lato come la soluzione all’evasione telematica, dall’altro come la distruzione della network freedom: in medio stat virtus.

Sono tre i comma della proposta di legge presentata (da politici che devono evidentemente aver avuto qualche problema nel pagare i 89€cent/anno a WhatsApp) che in parole molto semplici (chiedo venia, vi dirò come l’ho capita) significa questo:

1-      L’azienda (il soggetto passivo di IVA) italiana che vuole comprare online un servizio (website hosting, amministrazione remota dei sistemi, download di app e musica sullo smartphone, storage on – the – cloud a pagamento, acquisto di spazi pubblicitari sul web…) può farlo solo con altri soggetti che abbiano una partita IVA nazionale.

Morale: sia le multinazionali social (Facebook, Google, Twitter, YouTube, Amazon per citarne qualcuna) sia qualunque internet service provider, se desiderano vendere il loro prodotto a imprese italiane, devono dotarsi di partita IVA. Ora se si pensa che nel 2012, a fronte di un fatturato complessivo superiore ai 4 mld €, la società di Mark Elliot Zuckerberg (FB) ha versato all’Agenzia delle Entrate ≈192 mila €, magari si capisce come mai tanta attenzione erariale. In effetti, finora, salvo l’acquisto diretto (Amazon e simili, per capirsi), le tasse sono versate al Paese di residenza dei web seller (leggi difatti Irlanda o Lussemburgo, per rimanere in zona UE, dove la tassazione è notevolmente minore rispetto a quell’italiana). Il problema è che avere la partita IVA non significa dover versare imposta sul reddito, pertanto gli effetti per le casse dello Stato non sarebbero esattamente quelli ipotizzati…

2-      Tutte le pubblicità nei siti visitabili dall’Italia (www: world wide web à se si chiama così si vede che è tanta roba, no?) devono essere comprate da titolari di partita IVA.

Morale: a meno di non porre limiti alla navigazione dei cittadini (#omaigod), salvo quei pochi siti censurati (ebbene un po’ di censura c’è sempre nel mondo digitale), ogni pagina che possiamo vedere dalla Sicilia alla Valle d’Aosta (2 miliardi se le hanno davvero contate tutte), deve avere una partita IVA (“e io pago” come direbbe il buon Totò) per vendere pubblicità (wordpress, do you understand??).

3-      Chi acquista il servizio online deve pagarlo con bonifico bancario o postale, o comunque in modo da garantirne la tracciabilità.

Morale: non si sgarra, però si rallenta un po’ l’operazione di compravendita.

“Dalla nuvola digitale, alla nuvola di Fantozzi” è stato il commento di @MatteoRenzi alla proposta (peraltro nata all’interno del PD di cui il sindaco di Firenze è dalle recenti primarie Segretario, ndr) che sintetizza la situazione del Bel Paese. Le classi con un tablet per alunno sognate dai ministri Gelmini&Profumo&Carrozza sono ancora un lontano miraggio, l’italiano medio litiga quotidianamente con il pc e lo smartphone comprato come regalo natalizio perché è la moda del momento (se ce l’ha Belen, che faccio, non lo prendo?!), il contante è il mezzo preferito di pagamento (spiegare a un vecchietto – in pratica, oggi l’unico che ha la pensione da spendere – cosa significa una carta di credito è sempre impresa ardua per il giovane cassiere part time del centro commerciale), ma abbiamo, anticipando le mosse delle altre nazioni europee, una misura protezionista contro i colossi dell’etere: rivincita o frustrazione?

Essere all’avanguardia in materia di diritto ok, ma forse non sarebbe meglio dato che lo strumento in questione, internet, è l’oggetto simbolo della globalizzazione moderna, capire come si muove l’Europa?

Xmas Time. Ci si prepara al post più divertente, l’hashtag più accativante, la foto Instagram più simpatica per raccontare agli amici (veri o virtuali, why not?) come si attende l’arrivo di Babbo Natale.

Xmas is coming!

E allora mi immagino il prossimo intervento al Question Time del prossimo mercoledì alle 15.00: “Signore Presidente della Camera, Onorevole Ministro dello Sviluppo Economico, Onorevoli Colleghi… aldilà di tutte le discussioni in merito alle leggi sul lavoro, sulla ripresa dell’industria, sugli investimenti per la ricerca e l’istruzione… vorrei un attimo di seria attenzione… alla luce dei recenti provvedimenti approvati in tale sede, siamo sicuri che potrò caricare la foto del tacchino arrosto il prossimo 25 dicembre?”

Happy Christmas!

Articolo di Fabio Monachesi

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