Nella rete delle tasse

Web Tax

Parlare di tasse è come parlare del sesso.
Ad ogni performance corrisponde un tributo, sia in natura sia economicamente parlando.
E’ l’invenzione più intima dell’uomo. La più vicina alla sfera del piacere dannunziano.
Tu produci? Io ti tasso. Tu procrei? Io ti tasso. Tu pensi di produrre? Io ti tasso. Tu mangi? Io ti tasso. Tu sporchi? Io ti tasso. Tu hai una casa? Io ti tasso. E così via, a oltranza.
Tu, essere minuscolo del sistema, mi porti a letto e Io, lo Stato, godo.
Il problema è che poi ti lascia a metà. Altro che coito interrotto.
Il piacere diventa dazio, tributo, pagamento.
E il gioco erotico/tributario si trasforma improvvisamente in una specie di puttan tour.
Già, le tasse…
Mah! Sarò matto io, ma ogni volta che sento la parolina magica degli ultimi due millenni (visto che furono i nostri cari antenati della Roma antica ad inventarsi il concetto di “tassa”, ndr) mi riviene in mente una certa battuta di un altrettanto certo film.
Eccolo che arriva. Smoking nero, camicia bianca e quel papillon slabbrato. L’icona pop sessuale degli anni novanta, duemila e a seguire, in una veste chiara ma oscura. Ebbene sì, parlo di Joe Black (o Brad Pitt per gli amici) in quel connubio teatrale riconosciuto dai grandi schermi secondo la logica del “morte e tasse”.
Ecco. Ci siamo. Morte e tasse.
Dramma e dispiacere di ogni famiglia, imprenditore, commerciante, libero professionista, artigiano e via discorrendo. Le tasse sono per tutti. Un po’ come i rimedi della nonna per i malanni stagionali.
Dall’IRPEF all’IRAP all’IRES all’IVA alla TARES all’IMU alla SERVICE TAX fino ad arrivare alla…WEB TAX!?! E mo’ che si sono inventati?
No dico, la WEB che? Web Tax signori.
In estrema sintesi: una decina di righe controfirmate da qualche parlamentare con la dicitura “emendamento” alla Legge di Stabilità 2014.
Tanto per intendersi, una delle tremila propostine da azzeccagarbugli inserite nel pentolone del Druido Panoramix mentre prepara la pozione magica per la coppia fumettistica nata dalla penna di Oderzo. Una ricetta per la crisi? Nahhh. Magari bastasse questa misurina.
La “WebTax” all’italiana è altro. E’ proibizionismo e autolesionismo, illegalità e stupidità.
Il classico prodotto del genio italico: “Ora te lo faccio vedere io, perché voi non sapete con chi avete a che fare”. E fu così che le multinazionali della comunicazione, scalfite di un nulla dal proverbiale autoritarismo della frase precedente, sopravvissero felici e contenti in un mercato online in cui l’imprenditore italiano si ritrova il cappio del suo paese e la cintura di cilicio dell’Europa.
Ma sì, dai. Un po’ di bondage quando si parla di tasse fa sempre bene. O no?!?
Ad ogni modo, tra una tassa e l’altra i fattori non cambiano: c’è sempre chi evade e chi elude, Google, Amazon, Facebook e Co. inclusi.
Che poi da noi, addirittura, danno un premio a queste persone… Più evadi, più accumuli punti. Tipo i bollini della Q8 o della Esso. Fino a diventare Premier!
Ma la vera profezia fu quella di un certo Ministro che disse: “le tasse sono una cosa bellissima”.
Aveva ragione. Peccato che a non tutti piaccia il sesso anale.

Articolo di Francesco Di Marco

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