Un pomeriggio decadente

Alla fine riuscii a prendere quel caffè con Charles e fu una miscela esplosiva: c’era la caffeina, i suoi occhi gonfi e la mia storia straziante.

Gli parlai di te e di quando ascoltammo quelle note romantiche in quel viaggio estivo fatto di eccessi e paure.

Lui mi ascoltò in silenzio, mostrando un profilo sensuale e cercando di sembrare il dandy che in realtà non era mai stato davvero.

Se ne andò dopo pochi giri di orologio.

Rimasi solo in quel bar semivuoto a pensare, nella mia solitudine, all’ipocrisia degli ottimisti che credono nei futuri migliori.

Pensai al mio amico francese, alle sue allucinazioni notturne, al suo pollice verde per il giardinaggio violento. A lui la sifilide non passerà, però. A lui non toccherà nessun futuro migliore, lo sappiamo entrambi.

Ordinai una birra belga doppio malto costata troppi euro per un boccale così piccolo.

1

Telefonai ad Antoine e ci vollero ben 9 squilli prima che si decidesse ad alzare la cornetta.

Gli parlai di quando io e te ci perdemmo tra le campagne in primavera. Lui parlava di viaggi più lontani: i suoi, ovviamente. Aviatore verso pianeti mai esplorati pieni di rose che attendono il ritorno dei loro padroni.

Riattaccai presto, le sue parole infantili non avevano il benché minimo senso logico.

Cosa fare ora? Come concludere questo mio pomeriggio malinconico?

2

A breve sarebbe partito un treno veloce.

Lo presi e me ne andai lontano dalla mia Francia amata ma anche un po’ odiata, come si odia (spesso) qualcosa che si ama.

Sul treno, nei pressi di Bologna, incontrai Brondi.

Non lo salutai.

Ascoltai un pezzo de I Cani e posai la mia nostalgia su queste parole:

“ricordo che mi hai promesso di andare in giro

con la pistola per difendermi

e di tagliarmi la carne e farmi addormentare

come tre o quattro anni fa

da quando perdo capelli e non so che devo fare

io da solo non ci riesco più

e non avere gli esami e non è avere vent’anni

fidati è qualcosa in più

Forse fu davvero qualcosa in più.

SONY DSC


Alla stazione di Santa Maria Novella qualcuno si buttò sotto al treno che andava chissà dove. Si lanciò solo per il gusto di far rallentare il viaggio di chi, forse, stava cercando di arrivare in tempo dalla propria anima gemella. Chi può dire il contrario?L’amore, a volte, è anche questo: rovinare in tutti i modi un disgustoso amore altrui.Fu il 2013 o forse il 1930 o magari gli albori del XX secolo.

Ricordo che a Firenze ci fu semplicemente sole e freddo pungente.

Il dolore, d’altronde, non conosce calendario.

articolo di Luca Marinangeli

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