Non è tempo per l’età degli uomini…

9 dicembre 2013.

“L’anno gregoriano volge al termine ed ecco che iniziano i vari countdown per stilare classifiche e per fare bilanci dei pro e dei contro di questo 2013.
In sostanza, cazzate madornali si alternano ad abitudini da teenager capaci di innamorarsi ogni 3×2. Olé! Allegria gente, avrebbe detto qualcuno.
Ho divorato due biscotti ai cereali, sperando in una diuresi mentale più che fisica, in pochi secondi stamattina, e contemporaneamente mi sono strafogato di caffè per risvegliarmi un po’ dalle notizie che caratterizzano il nuovo principio di settimana di questa società moderna.
In meno di mezz’ora mi è salito il senso del vomito.
Ma non è a causa di questa o quella influenza stagionale.
Ciò che leggo, ciò che vedo, ciò che sento mi scatena i sensi. Soprattutto quelli dell’apparato digerente. I conati e le forze di stomaco sono insostenibili certe volte.
Sento il disgusto risalire le viscere e entrarmi in testa, ficcandosi nei miei pensieri come il pungiglione di una zanzara nella carne tenue e dolce.
Vado in bagno di corsa, e mi incanto davanti allo specchio.
Mentre la pelle brucia per il rossore, fisso i miei occhi e mi domando cosa ci sia che non va.
Non so rispondermi. Forse cerco qualcosa che non è ancora stato inventato o concepito dall’uomo.
Trovo una scusante efficace: la chiamo “degrado”.
Ed allora mi immagino di essere una mosca bianca che gira alla larga da una immensa montagna di merda.
Il pensiero mi allieta, ma non soddisfa la mia indole.
Perché? Perché sto così? Cosa c’è che non va? Cosa mi turba?
L’idea di tali quesiti mi disintegra la mente.
Vedo il degrado ovunque. Lo leggo nelle parole di chi crede alle favole e al finto buonismo. Lo noto tra le sfuriate di chi è in preda all’ignoranza. Degrado, degrado e ancora degrado. Dalle vie alle piazze. Dai social network alle scuole fino alle porte dell’Università e dei centri del potere.
E’ pervasivo come una moda, irrefrenabile come l’esigenza dell’apparire.
Siamo circondati dal degrado. E’ il male ultimo delle generazioni moderne. E ci cado anche io quando parlo di lui. Ne prendo atto, pubblicizzandolo. Sono entrato nel sistema del degrado senza volerlo. Devo reagire. Va combattuto. Non trovo la via di fuga. I pensieri si moltiplicano e il flusso della mia mente è direttamente proporzionale con l’amplificazione stessa del degrado.
Una roulette russa. Il tamburo della pistola gira a vuoto e poi colpisce.
Quello sparo è il degrado che ti prende con sé.
La subcultura ti porta via, ti strappa dalle grinfie dell’intelletto. E’ come un partito di massa che agisce nell’ombra e punta ad una catechesi mentale per farti vivere solo ciò che desidera.
Il degrado ti pilota, ti devia, ti ottunde la mente.
Non puoi sfuggirgli. Sa dove e come trovarti e prenderti. Sei una pecora anche tu e lui è il pastore.
Apro l’Odissea e mi leggo l’episodio della caverna di Polifemo.
Finalmente riesco a vomitare. Mi sento leggero.
Esco di casa, accendo una sigaretta e mi armo di pazienza. Mi sento curioso come Ulisse.
Itaca è ancora lontana, ma forse una soluzione diversa è ancora possibile.”

Dal diario di un eretico

Articolo di Francesco Di Marco

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