Anno 2022: “primarie si” o “primarie no”?

Anna Maria Bernini domani scioglierà le camere.

Il nostro Presidente della Repubblica non può fare altrimenti in una situazione come questa.

Così grave, così greve.

La situazione delirante degli ultimi mesi non ci da altra via di scampo.

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C’è Beppe Grillo che, con il suo 80% guadagnato tramite il controllo dei 5 social network, ha deciso finalmente di rientrare nell’Eurozona.

L’introduzione del “baiocco ex novo” non ha avuto il successo tanto proclamato qualche anno fa.

E poi c’è Fini.

Te lo ricordi Fini?

Quello dei ristoranti anti-capitalistici che fanno esclusivamente tortellini romagnoli. I nemici di Autogrill che vedi in autostrada per andare verso Fiesole.

Ecco, Fini.

E’ tornato a far politica pure lui. Dopo la disastrosa fondazione del Movimento Sociale Italo-Bulgaro, poi sciolto e trasformato in Alleanza Minimale e denominato poi tragicamente “La spada del tenebroso balilla dagli occhi blu”, il Gianfranco “de noantri” ha dichiarato pubblicamente che “anche Berlinguer ha fatto delle cose buone”.

I suoi elettori però, dopo un’uscita così filo-sovietica, non se la sono sentita di andare avanti e hanno deciso di manifestare il loro dissenso prendendo, con democratico segno di protesta, a manganellate la tomba dello statista del PCI dopo una scampagnata goliardica a Salò scalo.

Nel mezzo, tra le parti che si contendono la torta, c’è sempre lui: il “Nuovo PD”.

Il “Partito democristiano” che condurrà, finalmente, la sinistra alla vittoria.

Per una volta, Cristo!

Lontani ormai sono gli anni della “non vittoria” dello smacchia-giaguari Bersani e della rottamazione di quel bischero di Renzi.

Te lo ricordi Renzi?

Sempre vestito bene e sempre con quella barba fatta e quel suo sguardo poco credibile da maniaco omicida che soffoca la moglie infilandole un calzino di spugna bianco in bocca.

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Renzi, che grandi primarie quelle, ragazzi!

Quando divenne Presidente del Mondo l’aria che si respirava in Italia era tipo quella di quando vinse Bettino Craxi: tutti felici per un uomo “di sinistra al potere”.

Quando poi però, anche Matteo, divenne semplicemente “uno di potere” le cose cambiarono e gli elettori smisero di acclamarlo a gran voce e capirono, tristemente, che oltre alla “c” aspirata non c’era poi tanto altro di salvare in quel grullo.

2013: che primarie da brivido.

Ti ricordi Civati? Che uomo di classe. Con quella barba da rivoluzionario e le idee di Bertinotti ma senza portaocchiali al collo. Pure io lo votai ai tempi, al povero Civati. Però: come puoi minimanete pensare di vincere le primarie del centro sinistra se dici cose di sinistra? Ingenuo Civati. Povero Civati.

E Cuperlo…

Cuperlo.

Ha lottato fino alla fine per far capire che lui, in realtà, non era Civati invecchiato di 8000 anni e con la erre moscia. Me lo ricordo come se fosse ieri quando a gran voce proclamava “Il PD che vogliamo è un PD nuovo” tra gli applausi e i ghigni della nomenclatura che, intanto, stava già salendo sul carro di “Renzi il vincitore”.

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Renzi, Civati e Cuperlo: i bomber della Madonna.

Si votava per il ponte di dicembre, un freddo boia.

Ai tempi mi chiedevo: perché un uomo di sinistra, oltre a dover subire le pene legate alla sua fede politica, deve anche andare a congelarsi il culo in un di gazebo 2metrix2?

Ma, a dirla tutta, quelle primarie da brivido furono l’ultima cosa bella di questa Italietta dimenticata dal mondo.

L’anno dopo, grazie ad un referendum popolare, uscimmo dall’euro. E, chiaramente, fallimmo.

Quindi decidemmo di tornare sotto la moneta unica europea. E, chiaramente, fallimmo di nuovo.

Un default dopo l’altro.

In pratica, nei bar, si parlava più di economia e spread che di calcio e fica.

Le parole d’ordine di ogni campagna elettorale erano “FUORI DALLA CRISI, LAVORO AI GIOVANI, INVESTIAMO IN RICERCA-SCUOLA-OSPEDALI, MENO TASSE”: sempre quelle, tanto funzionavano a prescindere sulla massa elettrice.

Vivemmo il presidenzialismo alla croata, la semidittatura alla boliviana, il protestantesimo all’anglosassone.

Ne abbiamo viste di tutti i colori, Santi Numi.

Ma finalmente eccoci di nuovo qua. Il presente, questo maledetto 2022.

Anna Maria Bernini ha finalmente sciolto le camere: si torna a votare.

Quest’anno le primarie il “nuovo PD” non le fa a prescindere, candidano direttamente D’Alema.

Si, D’Alema fa ancora politica. Purtroppo.

E c’è da dire che oggi i sondaggi di Mentana, su La7, davano favorito Berlusconi.

Silvio, non Marina.

Si, è ancora vivo. Purtroppo.

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Va bene, su. Chi vivrà, vedrà.

Tanto noi a vincere non ci siamo neppure abituati, ci troveremmo fuori luogo come quelli che vanno al concerto del primo maggio a Piazza San Giovanni in Laterano e non conoscono nemmeno un po’ di dialetto pugliese.

La cosa che mi piace ricordare di quel lontano 2013, però, è che quei democristiani ci sembravano davvero i nuovi rivoluzionari, i sabotatori del sistema colluso e mafioso.

Poi qualcuno iniziò a mettere di nuovo le bombe sui treni.

E i politici “rivoluzionari” tornarono ad essere i politici “di sempre”.

La mafia iniziò a farsi chiamare per nome e cognome, tanto non faceva neppure più paura.

E capimmo così che la rivoluzione culturale dovevamo iniziarla noi che democristiani non eravamo stati mai.

A far le rivoluzioni col sangue son buoni tutti, a farle con il cervello degli Italiani non è stato buono neppure uno dei tanti sbarbatelli fiorentini.

La colpa è nostra ed anche mia.

Mia che quest’anno misa che vado a votare scheda bianca.

Che D’Alema, senza baffi, sembra pure più giovane ma non si può.

D’Alema non me lo voglio ricordare più.

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articolo di Luca Marinangeli

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