Primary Day as Hunger Games?

Se ci fate caso lo studio non è neanche tanto diverso

Il tempo delle primarie coincide con il recente arrivo nelle sale cinematografiche italiane della seconda puntata della trilogia di Suzanne Collins, “The Hunger Games” … analogie?

Gli Hunger Games sono un evento mediatico che si ripete ogni anno nella nazione di Panem (nome che in periodo di crisi, ha il suo significato), per il volere della benpensante Capitol City, affinché si ricordi la repressione delle rivolte dei poveri Distretti, cioè sia chiaro a tutti il vero obiettivo politico: il mantenimento dello status quo. Sono prelevati per ciascun Distretto dei giovani, i Tributi, i cui nomi sono estratti da un’ampolla di vetro in base al numero delle tessere a loro intitolate. Al momento della scelta accolta dal boato dei follower presenti, ci possono essere dei volontari che si prestano per il nefasto ruolo di protagonisti ad interim. Quest’evento capita molto raramente a dire il vero e in casi davvero eccezionali. Il Tributo può salutare i suoi cari, che lo sosterranno dal proprio circolo casalingo, e mettersi in viaggio in treno (o in camper a seconda delle esigenze) per l’addestramento. Sì, perché bisogna essere preparati per gli Hunger Games, letteralmente i “giochi della fame” dove i prescelti, in diretta tv, combattono tra di loro finché non ne rimane uno solo in vita.

Addestramento: armi e tecniche di guerra, abilmente insegnate dagli ex vincitori dei giochi (i guru del momento) di ciascun Distretto, ma anche skill comunicative per essere bravi PR. D’altronde la propaganda personale è vitale e intrattenere la folla radunata sul salotto domestico durante i comizi è un’arte che richiede allenamento. I mass media sono fondamentali per concorrere all’ambita salvezza, con gli sponsor che garantiscono ai #guerrieripercaso visibilità e aiuti di vario genere, nel rispetto delle regole ovviamente. Si preparano spot (gli hashtag per il social network) e si cercano alleanze: sono fondamentali per rimanere vivi nell’Arena. I più onesti non vogliono allearsi con chiunque ma cercano chi ha i loro stessi principi, gli altri, invece, fanno sempre e comunque buon viso a cattivo gioco: loro sanno che non c’è niente da perdere e nel carro dell’ highlander alla fine saliranno praticamente tutti. Sono allestite serate mondane, balli, chiacchierate tra la gente perbene, soggiorni in lussuosi alberghi e cene all’ingrasso per i Tributi, generosamente elargite dalla City. L’intervista live è il momento decisivo, il momento per ricevere le grazie o i fischi del pubblico pagante. Lo showman prepara le sue domande al peperoncino e i candidati alla prova finale propongono quanto suggerito da dietro le quinte, mostrando peraltro

abiti studiati per attirare l’attenzione dell’audience, magari distogliendola da un frenetico applaudire isterico e morboso. I Favoriti sono allenati sin da piccoli, sanno come comportarsi per cui scherniscono i colleghi di turno, che non hanno mai visto una spada o sanno a malapena cosa sia il piccolo schermo. Nel frattempo, gli Strateghi preparano l’Arena, rivedono il regolamento, osservano i comportamenti dei Tributi prescelti, studiano opportuni mosse ad effetto perché gli spettatori siano testimoni impalpabili dello spettacolo per loro organizzato.

Tutto è pronto.

La cittadinanza di Panem emotivamente coinvolta scende nelle piazze, dove sono allestiti stand e maxischermi per l’evento. Gli Strateghi fanno partire il countdown, freddi e cinici perché loro sono già consapevoli di come andrà a finire. I Tributi vivono con ansia tremolante lo scorrere dei secondi, curiosi anche loro di sapere se saranno rispettati i sondaggi della vigilia.

Il protagonista, destinato alla sopravvivenza, ascolta l’ultimo saggio suggerimento:

“quando sarai lì dentro, ricorda chi è il vero nemico”

-3-2-1 … colpo di scena?

New entry!

Articolo di Fabio Monachesi

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