2 Luglio 2000

2 luglio 2000.

Il nuovo millennio è ai primi vagiti, il famigerato millennium bug si è concluso in un nulla di fatto.
Nessuno sa cosa voglia dire la parola smartphone. Per usare Internet hai bisogno di abbassare la cornetta del telefono, ed i rumori del modem 56k non sono ancora d’ispirazione per la musica dubstep.
In questa cornice un po’ retrò, vive Emanuele.
Emanuele è un normalissimo bambino di dieci anni.
Va a scuola, i suoi genitori gli vogliono bene, ama leggere ed è alquanto spensierato.
Ma oggi è teso come una corda.
La scuola è finita, non si preoccupa dei compiti delle vacanze, o di una punizione assegnata dopo una marachella.
Oggi è Domenica.
Una domenica impreziosita da un evento particolare.
Si gioca Italia – Francia, finale degli Europei di calcio del 2000.
Si trova in campeggio, eppure ha zero voglia di andare al mare. Ha passato tutto il giorno sfogliando la Gazzetta dello sport, che non riesce nemmeno a tenere in mano date le dimensioni elefantiache, e guardando speciali di ogni sorta in televisione.
Tutto ciò di cui ha bisogno, al momento, sono una tv molto piccola per gli standard odierni, una sedia e ventidue ragazzotti in pantaloncini.
Lui passa praticamente tutto il giorno a giocare a calcio e guardare partite.  Quando non è in spiaggia a giocare a calcio sulla sabbia, è davanti alla Tv a giocare alla play station. Con cosa? Domanda inutile.
Con Iss Pro 98, il gioco di calcio in voga all’epoca.
Ma, durante le partite, nessuno lo asseconda.
La cosa che lo sconvolge è che nessuno, a casa sua, è un tifoso di calcio.
Quindi si ritrova sempre solo, davanti al televisore, a distanza ridottissima.
Album delle figurine alla mano,  conosce a memoria ogni giocatore, non importa che sia Italiano o straniero.
Non ha perso una partita di questo europeo.

( Occorrerebbe uno sforzo davvero titanico per spiegare a un “profano” cosa significa vivere il calcio da bambini.  L’ossessione morbosa rimane a vita, a 23 anni è ancora lì, ma a 10 anni il calcio è qualcosa di più aulico e meno viscerale. È come se la vigilia di una partita del genere fosse un Natale con Babbo Natale, sommato al proprio compleanno e al giorno in cui, appena aperto un pacchetto di carte Pokèmon da 2000 lire, apparve un Charizard brillante)

Ricorda ancora la sofferenza di Olanda – Italia, le prodezze di  Toldo, la mira maldestra degli oranje, un Bruno Pizzul sull’orlo del collasso. Era qualche giorno prima, ma quell’ Italia così sulle corde gli sembra lontana una vita. Oggi c’è la Francia, il nemico più acerrimo.
Benchè avesse solo 8 anni, ha ancora viva in mente l’immagine di Di Biagio che tira alto il rigore nel 1998.
Gli odiati galletti in festa, e i gli italiani in lacrime.
Era appena nato nel 1990, troppo piccolo nel 1994. Non sa che i rigori sono il tallone d’Achille degli azzurri.
Ma stavolta la fortuna sembra dalla loro parte. Qualcosa di grande appare possibile.
Arriva l’ora del match. I suoi genitori escono, lo lasciano con la nonna e suo fratello di quattro anni.
Idioti. Ecco cosa pensa di coloro che decidono volontariamente di perdersi un evento del genere.
Le pay-tv sono attive da poco, tutti i televisori, senza esclusioni, sono sintonizzati su RAI 1.
La voce cadenzata di Bruno Pizzul, in una sincronia sconvolgente, risuona da ogni piazzola del campeggio.
Le squadre si allineano, suonano gli inni nazionali.
Emanuele si alza in piedi, mano destra sul cuore e cuore e inno cantato a squarciagola.
Le facce dei suoi beniamini sono tranquille, sembrano uguali agli scatti della Panini.
Arriva il turno della marsigliese, scorrono i visi nemici.
Ogni volta che inquadrano Barthez, portiere transalpino,  Emanuele non si capacita di come possa un uomo avere una faccia così antipatica.

bartez

Tra gli altri giocatori qualcuno ha imparato a conoscerlo, anzi, un paio li considera “amici”. Infatti Blanc e Djorkaeff giocano nell’ Inter.
Ha cominciato a seguire il calcio nel 1997. L’anno in cui arrivò in Italia il FENOMENO.
La scelta della squadra da supportare è sembrata quasi un atto dovuto.
E poi Djorkaeff, nonostante sia francese, ha la faccia simpatica.
Ma oggi non contano i club. Nessuna distrazione.
Comincia la partita, i francesi fanno paura ma l’Italia gioca meglio.

Quell’estate, che sembrava volare, condensata in quei 90 minuti diviene interminabile.
Seduto sulla sua sedia Emanuele suda, ma non è colpa del caldo. Tamburella nervosamente a terra con il piede, perdendo la tranquillità e la serenità di bambino ad ogni palla persa della retroguardia Italiana.
Il primo tempo finisce senza troppi sussulti. L’intervallo dura giusto il tempo di andare in bagno.
La teneva da mezz’ora prima del fischio d’inizio, ma era troppo concentrato per andarci a partita in corso.

Si ricomincia, lo stato d’animo è lo stesso.
Passano poco più di dieci minuti, a Del Vecchio arriva un pallone buono, ed egli dimostra al mondo di meritare il suo miliardario stipendio.
Gol.  Italia 1 – Francia 0
Tripudi di gioia, urla, bestemmie di felicità.
Vecchi abbracciati con bambini, sconosciuti che si danno il cinque.
Ma la gioia del gol dura pochi secondi. Ritorna subito la concentrazione.
Entra Alessandro Del Piero tra le fila italiane.
Le sensazioni sono strane.
Per lui Del Piero, nonostante ammetta che sia un fuoriclasse, è “Il nemico”.
Gioca nella Juve, è abituato ad odiarlo. Ma, per oggi, diverrà suo amico. Tutto perché si vinca.
Ma il campione non sembra in giornata di grazia. Gli arrivano delle belle palle, ma non ne entra nessuna.

La partita è agli sgoccioli, Emanuele sente già le farfalle nello stomaco.
Quattro minuti di recupero.
La gente intorno a lui si prepara, i meno scaramantici srotolano già bandiere e festoni.
Pessima mossa.
Ultimissima azione, palla della Francia, Wiltord tira in porta.
E segna.  Al 94simo la Francia fa 1-1.
Panico.
Si va ai supplementari, con la regola del Golden Gol. Chi segna per primo HA VINTO.
Un campeggio di centinaia e centinaia di persone ammutolito.
Poi, urla grida e bestemmie. Ma senza la gioia di prima.

I vecchi e i “grandi” intorno a lui hanno facce funeree. Emanuele non capisce. In fondo non abbiamo perso, abbiamo ancora molto da giocare. Nell’inguaribile ottimismo di un bimbo, tutto può ancora succedere.
Ma ciò che vede affossa anche le sue di convinzioni. La palla arriva a un ragazzone che gioca nel Monaco, subentrato a partita in corso. Il suo nome è David Trezeguet. Agli Italiani questo nome non dice ancora nulla, ma dieci secondi dopo diventa  un nemico pubblico.  Infatti costui esegue un tiro stilisticamente non bello, ma efficace.
Palla in fondo alla rete.
2-1 per la Francia.
Hanno vinto loro.

treze

( Avete presente le sensazioni legate alla partita elencate prima?
Ecco, pochi secondi possono capovolgere tutto.
Ora questa partita diventa il Natale successivo alla scoperta dell’ Inganno- Babbo Natale, il compleanno passato a letto con la febbre alta, ed il giorno che, il Charizard brillante tanto agognato, è rimasto sul tavolo  fuori in giardino, ed il vento se l’è portato via.)

Emanuele è incredulo, con l’occhio lucido e la bandiera italiana ancora in mano.
Nel frattempo tornano i suoi genitori, li vede sorridenti e tranquilli, e per lui è uno shock.
Prende la bici e comincia a gironzolare.
Si ferma al bar del campeggio, trova altri bambini, comincia a giocare a biliardino.
Anche loro sono tristi e afflitti.
Il vecchio barista, nel vederli così, sorride.
Si avvicina, regala qualche caramella, e gli dice:

“Ragazzi, sapete cosa dice sempre Trapattoni?
(curioso il fatto che alla parola Trapattoni i suoi occhi si riempiano di una devozione sincera)
Che il pallone è una bella cosa, ma che non va dimenticata una cosa. È gonfio d’aria.”

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Bastarono poche parole per far tornare un sorriso su quei volti.
La mattina dopo gli stessi bambini erano in spiaggia a giocare a pallone.
I loro idoli, gli stessi della sera prima.
Nessun rancore.
Si esatto, anche per Del Piero.

Il rapporto col calcio di quel bambino continuò.
Arrivarono altre lacrime di sconforto, poi finalmente anche quelle di gioia.

Ma non dimenticò mai quella finale mancata, ed i suoi sogni di bambino volati via in un lampo.

del piero

articolo di Emanuele Felicetti

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