Aprile

Fabièn si svegliò di soprassalto.

Non gli succedeva più tanto spesso, da quando era andato via da casa.

La cara vecchia Normandia.

Un po’ gli mancava a dire il vero.

Di sicuro li, a chilometri di distanza, la temperatura non era poi cosi diversa in realtà.

Da un piccolo paesino di montagna era partito per fare l’agognato Erasmus, in un più grande paese di montagna era finito.

All’inizio non aveva capito che l’università dell’Aquila fosse così lontana dal mare.

Aveva sempre immaginato l’Italia come un’enorme costa, dove avrebbe mangiato bene (e quello effettivamente era vero), bevuto bene (altrettanto vero, cominciava ad apprezzare più il Montepulciano dei suoi amati vini locali) e nuotato tanto(un po’ meno vero).

Che città però ragazzi, bella e variegata, piena di monumenti ed edifici storici che coesistevano con nuovi edifici.

Ce n’erano un sacco, ma non tutti lo convincevano.

Uscì da casa sua, un grosso edificio destinato agli studenti, sia Erasmus che fuori sede, che si erano aggiudicati quel posto dopo una lunga selezione  basata sul reddito e sul merito.

Gli sembrava di aver trovato una nuova famiglia, solo un po’ allargata e internazionale…

(di nuovo il magone per la consapevolezza di dover salutare tutti da li a due mesi e , come  quando si era svegliato, di nuovo una sensazione strana, indefinibile… sgradevole)

Basta tergiversare, aveva un parziale il 14 e il tempo stringeva. Si era svegliato presto per andare in aula studio, nella vicina biblioteca, con 8 ore di studio da portare a casa per sentirsi soddisfatto.

Si mise seduto, apri il libro, imposto la suoneria del telefono su vibrazione, e si immerse nello studio.

Erano già le 15?

Era ora di una pausa fuori, per prendere un po’ d’aria fresca e inalarne altrettanta corrotta da quelle sigarette da cui non era mai riuscito a staccarsi.

Era una bella giornata… e soprattutto lui amava Aprile. Era tutto un colore, un canto, fiori e sensazioni.

Aprile era il mese delle possibilità, delle piogge improvvise e delle giornate di sole inaspettate.

Aprile era il mese del futuro.

(Di nuovo, un brivido, perchè?)

Si rimise a studiare.

Le 9 di sera.  Il tempo era volato, sintomo che la materia che stava studiando, per quanto ostica, era estremamente intrigante.

Tornò a casa, stremato ma soddisfatto di se…

Una cena leggera e crollò nel letto, dopo aver parlato un po’ con famiglia (su skype) e coinquilini (dal vivo), troppo stanco per essere ancora allarmato da quei brividi che lo avevano inseguito nell’arco della giornata.

….

La sveglia segnava 3:32.

Un rumore, l’universo attorno a lui che si animò da un momento all’altro, acquisendo vita propria e utilizzando ogni singolo oggetto come cassa di risonanza.

Fu un momento. Fabièn capì che non ci sarebbe più stato un parziale di li al 14, non ci sarebbe più stata la stessa città.

Non ci sarebbe più stato Fabièn, studente universitario in Erasmus in Italia.

6 Aprile 2009 – Roma

Fabio si svegliò di soprassalto.

Imprenditore abruzzese e vecchia conoscenza della Guardia di Finanza, si era appisolato dopo una scopata epica con Lauriè (che poi, era quello il suo vero nome?) escort caldamente raccomandata dal suo amico politico.

Con gli appalti truccati in Abruzzo aveva fatto una fortuna… grazie a materiali un po’ più economici (di scarsa qualità, avrebbero detto le malelingue) aveva costruito dei veri gioielli.

Non era neanche troppo vecchio, poteva godersi quei soldi.

Scacciò i brutti pensieri e il brivido che lo aveva svegliato.

Era pronto per il secondo round.

Articolo di Simone Bellucci

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