Storie di supereroi a New York

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Voglio raccontare una storia incredibile. Sotto diversi aspetti.

Premettiamo che il protagonista è un criminale.
Non è uno stupratore, un omicida, un trafficante di droga.
Non è un pedofilo, un piromane o un rapinatore.
Il suo crimine è l’arte. Esatto, il suo modo di fare arte lo rende un fuorilegge.
E vive da latitante, si sposta, la sua tela è il mondo.
Ma sembra essere arrivato nella città sbagliata.
Perché, nella città dove si trova ora questo artista, l’arte sembra diventata un crimine.

Un crimine  da perseguire, estirpare e distruggere, a sentire il primo cittadino.
Ma  come nella migliore tradizione fumettistica, il nostro “supereroe” (o supercriminale secondo le autorità) è un uomo dal volto sconosciuto. E ciò gioca a suo favore.
Si aggira indisturbato per la città, ignorato da tutti, e serialmente, in maniera casuale e inesorabile, colpisce. Vernice e creatività le sue armi. Un muro, un mucchio di cemento, un cantiere abbandonato.
Nulla può dirsi al sicuro da lui. La polizia latita, brancola nel buio.
Immaginatevi anche un giornalista col sigaro, sì, un personaggio alla J.Jonah Jameson di Spiderman.
Ha un potere subdolo questo artista criminale. La sua arte è immediata, attraente, facilmente intellegibile.
Ed è come una lama. Tagliente, affilata, pronta ad attaccare qualsiasi cosa. E qualsiasi uomo.
Guerra, inquinamento, crisi di identità, globalizzazione, lotte di classe.
Tutte verità scomode. “Sputtanate” ai quattro venti, in ogni angolo della metropoli.
Segni semplici, inconfondibili. “Guarda mamma, guarda quel disegno” indicano i bambini sorpresi, ai genitori che non sanno più cosa pensare.  Intanto (con suo grande piacere, o magari dispiacere, chissà?) continua a finire sui giornali. Ha addirittura proclamato che ogni determinato periodo di tempo colpirà di nuovo. Sembra sfidare il potere.
“Fa tutto questo e resta anonimo. Penso che questo sia fantastico.
Nei nostri giorni tutti tentano di essere famosi. Ma lui ha l’anonimato”
di lui parla così un noto attore di Hollywood. La gente comincia ad amarlo.
La sua battaglia per la liberalizzazione dell’arte in strada raccoglie consensi.
“ È un vandalo, rovina le proprietà private di onesti cittadini”.
così lo attaccano i potenti della città, magari spaventati dal messaggio. o miopi nel considerare uguali infantili e stupidi schizzi di vernice spray e disegni articolati e profondi. O non distinguere un ammasso di cemento deturpato da ragazzini annoiati, da una composizione con materiali di strada.
Da bravo supereroe del XXI secolo, il nostro artista è costantemente presente online, e proprio come Peter Parker si diverte a fotografare la sua opera. Un giorno però, si teme il peggio.
“L’arte di oggi è stata interrotta dall’intervento della polizia”
Dunque il potere forte ha vinto?
La guerra è persa?
La città tornerà alla sua normalità, nessuna coscienza sarà turbata dalle sue opere “scomode”?
Fortunatamente il giorno dopo il sito e il suo agire tornano alla normalità.
La polizia ha vinto una battaglia, per ora non la guerra.
Ecco il mio racconto settimanale, dato che il tema richiedeva di inventarci notizie fasulle.
Magari Stan Lee dovrebbe attrezzarsi, e far uscire in edicola questa storia. Però…
C’è un però.

La storia è ASSOLUTAMENTE VERA. L’artista in questione è inglese, un “graffitaro” (o writer, se preferito la lingua albionica) si chiama Banksy, e da tre settimane è a New York, dove sta “creando” un’opera al giorno su temi d’attualità.
Una specie di blogging in 3d, con le immagini al posto delle parole.
E, sinceramente, come il bambino che è in me non vorrebbe un mondo senza Spiderman,
nemmeno l’ uomo vorrebbe un mondo senza arte.
Anche se si tratta di vernice sul palazzo di qualche milionario.
(Le immagini sono qui, non volevo rovinarvi la lettura): photogallery google.com

articolo di EMANUELE FELICETTI

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