Le 10 Cose che non avrebbero mai dovuto inventare

L’altro giorno ero in treno. Uno di quelli sporchi, bruttini e frequentati sempre meno dalla gente. Il classico post-it da attaccare alla vita da eterno pendolare.

Beh, ecco, durante il viaggio una vocina stereotipata (roba da sognarla anche di notte) mi portava ad apprezzare per la cinquecentomilionesima volta l’araldica e sempre emozionante frase: “Trenitalia si scusa per il disagio”.

Ero in ritardo, o meglio erano in ritardo. Fatto sta che era tardi.

In quel frangente, tuttavia, ho riflettuto su quanto fosse assurdo il disagio, e sul fatto che esistano determinate “cose”. Mi si è accesa una sorta di lampadina in testa e la nuvoletta fumettistica che usciva dalla mente recitava un “eureka!” degno del miglior Archimede.

Ho iniziato a buttar giù, quindi, due idee, inerenti proprio il buon vecchio inventore di cui chiunque conosce il nome e ho creduto che questa settimana il tema calzasse a pennello: “Le dieci cose che… non avrebbero mai dovuto inventare

Premettendo che odio fare classifiche o simili, proverò ad elencare ciò che di getto mi è balzato in mente in quei pochi e rari frangenti di disagio artistico che solo un viaggio in treno ti può regalare:

10 – “La polvere da sparo”

polveredasparo

Indovinate un po’ chi è l’autore di cotante malefatte dell’umanità? Se trovate, per caso, una porzione della dismessa polvere nera, vi assicuro che un ottimo MADE IN CHINA non tarderà ad allietare il vostro sguardo. Polvere nera che fu poi sostituita da quella più “tecnologica” (la dinamite, ndr) diversi secoli dopo per mano di un certo chimico svedese chiamato Alfred Nobel. E pensare che esiste anche il Nobel per la pace…

9 – “L’Erasmus

erasmus

Erasmus è sinonimo di frenesia. Di realtà parallele. Di sopravvivenza. Di dimensioni umane amplificate. Di rapporti veri, crudi e diretti. Di viaggio continuo dello spirito. Di amicizia, amore, e sapore. Ha solo un grande difetto: finisce troppo presto. E poi si torna “a casa”, laddove tutto è sempre più grigio.

8 – “I messaggi di gruppo su WhatsApp

gruppowhatsapp

L’epoca dei cellulari ha dato il peggio di sé, ma sentire un campanellino che squilla/trilla/sbatte/urla ogni 3 nanosecondi farebbe saltare i nervi a chiunque… Soprattutto a chi crea quel gruppo sperando nel buon senso e nell’uso della lingua italiana (senza emoticon).

7 – “I prodotti cosmetici”

cosmetici

Acqua e sapone. Altro che creme che camuffano brufoli e imperfezioni. Altro che creme per gli addominali maschili. Altro che miliardi di stick e pochette piene di prodotti chimici per renderci più bambolina e donna in carriera e meno ragazzina (che poi chi l’ha detto?). La perfezione lasciamola alla pittura del Cinquecento ed alle sculture greche.

6 – “Le ballerine”

ballerine

L’anti-femminilità per antonomasia. Scarpe, o meglio “suole” che camminano da sole, assieme al piede in modo contrario. Cattiveria di gusto per l’esteta che osserva. Bastardata ad hoc su misura della componente maschile.

5 – “Pac-Man”

Pac-Man

Un giochino innovativo e divertente per gli anni ottanta. Una pallina umanoide che mangia palline più piccole. In pratica: la sintesi e il connubio della relazione tra il tossico e la metanfetamina. Per informazioni a riguardo chiedete il rendiconto alle generazioni “discotecare”.

4 – “Visualizzato alle…” sulla chat di Facebook

VisualizzatoAlle

Rovina dei rapporti umani. Ma se uno (chiunque) ti scrive, per quale motivo non provi (tu generico) a farti furbo ed eviti di cliccare su quel riquadro così non rispondi e non condanni a un’attesa insensata colui che ti contatta? Anche perché se poi clicchi è finita. O rispondi o sei una merda. O almeno ti etichettano così. #RivoglioIlPiccioneViaggiatore.

3 – “I manichini”

manichini

Versione idealistica dell’uomo perfetto e della donna perfetta. Stanno sempre dietro ad un vetro. Taglie XXXS, fisici e forme genitali ibride e impercettibili, sguardo assente. Ma la roba che indossano la deve portare un cyborg o quello che passeggiando per il viale osserva la vetrina? Stereotipizzazione delle masse: missione in corso.

2 – “La borsa”

borsa

Non quella di Tizio o di Caio, ma la borsa seria. Quella che guadagna denaro sul denaro. Quella che specula sui valori, fregandosene del prodotto. Quella che ti mette in ginocchio senza che tu non te ne accorga. Quella per cui tu sei solo un numeretto che è in fila al supermercato.

1 – “Quella che devono ancora inventare”

autodistruzione

In questo mondo dove tutto è concesso e niente è permesso mi aspetto ancora di strabuzzare gli occhi dinanzi l’ennesima emblematica meraviglia artificiale dell’uomo. Chissà che non sia l’autodistruzione.

Francesco Di Marco (Autore di “Il peso della Carta”)

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