Crisi isteriche

1408235-dueagosto

C’era la crisi.

C’era la morte.

E il baratro, avanti, che incombe.

Imprecavi, piangendo,

contro il tempo e il senso di nullità che abbraccia le persone.

Tagliandoti i capelli da sola

capelli corti e piedi nudi per scappare,

una sciarpa per la rivoluzione.

Femmina con i tuoi occhi neri

nei bar sporchi e vuoti in cui bevevi coppe di Martini.

Preparando la detonazione

nel mezzo della luce opaca

una bolla di sapone che se esplode farà starnutire tutta la città.

Fosti tu a parlar di crisi.

Tra le labbra tue, quel rossetto che macchiava il sorriso di una bombarola.

Tu donna, una sigaretta, il fischio del treno. Quell’ultimo suono.

Tu decidesti di esser la miccia d’accensione per concludere lo spettacolo in un boato sovraumano.

Fosti tu a squarciare le anime e i biglietti solo andata e i bagagli pieni di vestiti da lavare.

Fu come dissetarsi col cianuro.

Come urlare nel silenzio tutt’intorno.

Esplodere nell’anonimato di chi, nel buio, cerca il sole.

C’era la crisi.

C’era la morte.

C’ero anch’io: prima donna e ora polvere inutile nel cielo grigio di Bologna Centrale.

sonetto di LUCA MARINANGELI (autore de Le cattive compagnie)

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