GENIO E FEDELTA’

15 aprile 1452. Anchiano, Toscana.

Verso le 22:30 di un sabato notte, una giovane donzella di nome Caterina diede alla luce il suo primogenito.

Il suo compagno, un notaio del luogo, era molto stimato ed apparteneva ad un elevato rango sociale (a differenza della donna), ma allo stesso tempo era in procinto di affrontare le nozze con la sua promessa sposa.

Chiaramente non si parla di Caterina in questo caso, bensì di tal donna Albiera di Giovanni Amadori, di sicuro più consona per affiancarsi ad una personalità di spicco della società locale dell’epoca.

Un tradimento? Più o meno.

Un caso di infedeltà? Forse.

Sta di fatto che il buon “ser Piero” (voilà il nome del colpevole), ben lungi dall’accontentarsi di una futura moglie, pensò bene di dilettarsi in maniera diversa avventurandosi in una relazione illegittima anche per i canoni del quindicesimo secolo.

Ma la pietra dello scandalo fu subito celata sotto la copertura di un nuovo matrimonio: la giovine Caterina, infatti, fu presentata ad un contadino del luogo, tale “Attaccabrighe”, con il quale convisse per il resto dei suoi giorni.

Niente di nuovo fin qui, visti e considerati i gossip moderni: ser Piero si prese il suo matrimonio programmato con donna Albiera e Caterina si adagiò col suo nuovo amatore.

Il classismo dei piani alti aveva vinto.

Le realtà da protocollo erano riuscite a porre fine a una diatriba che poteva arrischiare la carriera di ser Piero.

Eppure sfugge ancora un passaggio: che ne è stato di quel bambino?

Già, quel bambino. Immaginate che vergogna debba aver provato nel corso della vita. Esser chiamato “bastardo” sin da quando era in fasce, come di moda a quei tempi, non deve esser stato sicuramente un buon presupposto per una crescita sobria e non problematica.

Gli amici, i vicini di casa, il prete già erano tutti pronti a torchiarlo a vita con le prediche ed a marchiarlo a fuoco con gli appellativi più disprezzanti al mondo. Avrà sofferto, senza dubbio, di un qualche difetto emotivo per la grande sopportazione portata avanti nei riguardi dei suoi contestatori. Già, quel bambino. Scriveva alla rovescia e con la mano mancina.

Sembrava sempre più diabolico agli occhi di chi continuava a tormentarlo.

Ciò nonostante, tra un tentativo e l’altro, imparò ben presto a destreggiarsi in tutto: nella scrittura, nella pittura, nella scienza, nell’anatomia, nella musica. Il piccolo nato da una relazione “illegittima” divenne geniale.

Una mente più unica che rara, a tal punto che il suo nome ancora oggi è leggenda per tutti noi.

Allora mi chiedo: “cosa sarebbe successo se Piero non avesse avuto questa relazione con Caterina?”

Già, quel 15 aprile 1452 nacque un genio. Già, quel bambino era Leonardo da Vinci.

Articolo di Francesco Di Marco

(Autore de “Il peso della Carta”)

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