Reazione a catena

domino

Ottobre 1940. La guerra totale è alle porte. L’Europa trema. La Germania continua l’attacco all’Inghilterra, e l’Italia si attrezza per l’offensiva del 28 ottobre in Grecia (in memoria dell’anniversario della “Marcia su Roma”). Da pochi giorni, nel distretto navale di Alessandria d’Egitto, il presidio britannico fu valorizzato con l’arrivo della portaerei “Illustrious”, fiore all’occhiello della Royal Navy di sua maestà inglese. Lo scopo di questa aggiunta di valore alla truppa anglosassone celava l’intento inglese di attaccare le navi da battaglia italiane situate nel golfo di Taranto, attacco progettato già dal 1938, per ottenere dominio navale sul Mar Mediterraneo. In poche parole: se l’avanzata italiana avesse tentato di partire verso la Grecia, la flotta inglese ci avrebbe demolito nemmeno a metà tragitto. Inoltre, i “capi” della marina inglese (Lyster e Cunningham), avevano già preventivato l’attacco alla base italiana, facendolo coincidere con il 21 ottobre, in onore della reminiscenza della grande vittoria su mare di Trafalgar. Eravamo praticamente tenuti sotto scacco. Tuttavia, all’improvviso, in un poco soleggiato pomeriggio di quel fatidico 18 ottobre 1940, un guasto alle aviorimesse della Illustrious provocò un furioso incendio che fece slittare di quel tanto che bastava l’assalto britannico alle nostre avamposto marittime (l’attacco ci fu, infatti, l’11 novembre). Facciamo ordine con le date, dunque: – 18 ottobre: incidente sulla Illustrious, punto di forza della flotta inglese. – 21 ottobre: data decisa per l’attacco inglese alla flotta italiana ancorata a Taranto. – 28 ottobre: offensiva italiana in Grecia. Dei 2194 giorni della seconda guerra mondiale, questi 10 sono i più densi di tutti. Un semplice incidente fu l’episodio che cambiò tutto e che stravolse le sorti del conflitto. Parlarne ora suonerà come “nuovo” per molti, ma non per alcuni cultori della storia. Pensateci bene. “Cosa sarebbe successo se… quell’incidente non fosse capitato e se, quindi, l’Inghilterra ci avesse attaccato?” Questa è la domanda, ma gli scenari sono multipli. L’Italia, come già detto, attaccò la Grecia in pompa magna il 28 ottobre e dopo poco tempo fummo costretti ad arretrare tra le linee nemiche per la grande resistenza greca e per la scarsa operatività dei nostri mezzi a tal punto che gli L33 (“carri armati” indegni di questo nome) italiani arrancavano tra il fango delle montagne e si bloccavano miseramente. Chiedemmo così aiuto alla Germania. La potente Germania del “Fuhrer”. Hitler rispose all’appello di Mussolini, mandando i suoi fanti e i suoi Panzer a “salvarci letteralmente il deretano” (come si evince dalle pagine dei diari dei nostri nonni). Già, i tedeschi arrivarono e ci fecero vincere la nostra battaglia. Ma a che prezzo? Le nostre truppe erano in difficoltà ugualmente, questo è certo. La simpatia teutonica verso di noi non è mai stata tale. Ma non è tutto. Hitler, venendo a perdere il suo tempo prezioso in Grecia per “noialtri”, fu costretto a ritardare, nel maggio del 1941, l’Operazione Barbarossa, la grande campagna di conquista della Russia! Sembra surreale, ma il collegamento c’è. L’offensiva tedesca in territorio sovietico venne posticipata dal 15 maggio al 22 giugno del ’41, a causa proprio dell’intervento d’aiuto nei riguardi delle truppe italiane perpetrato in Grecia. Quelle 4-5 settimane furono fatali al Furher. L’Operazione Barbarossa non poteva subire variazioni ulteriori, poiché combattere e conquistare la Russia, col rischio di trovarsi a fronteggiare un clima assolutamente ostile (-40°, per intendersi), sarebbe stata l’impresa di tutti i tempi. Eppure, per quei dannati 37 giorni, nel dicembre del 1941, i tedeschi si dovettero fermare. Sapete dove? A meno di 40 chilometri di distanza da Mosca. L’avanzata era fallita. L’Armata Rossa era pronta per la controffensiva e il dominio del Reich era destinato alla fine. Il resto della storia la conosciamo per averla letta sin da piccoli tra i banchi di scuola. Ora, vi immaginate se non fosse successo davvero quell’incidente? Gli inglesi ci avrebbero intercettato a Taranto ottenendo il loro dominio navale, come vuole la tradizione coloniale degli ultimi sei secoli, i tedeschi avrebbero portato avanti la loro operazione senza problemi di sorta nella steppa sovietica e noi italiani non avremmo invaso la Grecia. Italia materasso delle botte dunque? Riflettendoci bene, oserei dire altro di ben peggio. Il nostro spirito da “voltagabbana della storia” ci ha condotti in trionfo grazie agli Alleati, gli Inglesi tuttora ci vedono sotto una cattiva luce e Putin è candidato al Nobel per la Pace. Ma se non ci fosse stato quell’incidente? Oggi probabilmente avremmo un governo federale tedesco che ci comanda e che spazia dalla Lapponia alla Sicilia, fino ad arrivare alle porte della Cina, con una Cancelliera Merkel pronta ad indirizzarci a bacchetta (come se già non lo facesse), in uno statalismo efferato di matrice teutonica. Mangeremmo wrustel e cresceremmo sani, alti, forti nel gioco del calcio e sicuramente predisposti al sense of humour. No, d’accordo, ho esagerato, e forse è andata bene così. Con lo spread in salita libera, con una Taranto incandescente per il discorso dell’Ilva, e con una reputazione europea e mondiale peggio di allora una soluzione ci sarebbe pure e ricorda tanto un duetto Benigni-Troisi di qualche anno fa: non ci resta che piangere…

articolo di FRANCESCO DI MARCO (Autore di “Il peso della Carta”)

(ricavato dai volumi storici di Arrigo Petacco)

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