Pronto, chi parlava?

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E’ il 3 Aprile 1973. Martin è contento, cazzo se è contento. E’ riuscito a battere una volta per tutte il suo rivale, finalmente è in grado di fargli vedere ed utilizzare il prototipo di quello strano aggeggio che stava costruendo.

E’ l’unico esemplare… dovrebbe rimanere al sicuro, in laboratorio, ma … per una volta una eccezione si può fare, cosa succederà mai?

Martin esce dall’edificio dove lavora, il sorriso sulla bocca, incamminandosi verso il luogo dove lavora il suo rivale…. Ma qualcosa cambia rispetto a quello che ci ricordiamo noi….

E’ un momento, un battito di ciglia. La macchina che si sarebbe dovuta fermare allo stop tira dritto e prende Martin in pieno. Si lo so, siete addolorati dalla sua morte, in fondo era simpatico, ma non è lui il problema.

Il problema è il prototipo che aveva in mano che vola e si schianta sull’asfalto, distruggendosi in mille pezzi.

Sono gli anni 70, non è il nuovo millennio, e malgrado i progetti cartacei, senza la genialità del defunto Martin e dovendosi basare su appunti parziali, l’oggetto che viene creato non è uguale al precedente, non funziona come dovrebbe.

Il progetto viene abbandonato.

3 Aprile 2013

Matteo si sveglia alle 8, come al solito.

Caffè, brioches e il telegiornale a fargli compagnia. Il telefono, in lontananza, emette una lucina blu, simbolo di messaggi in segreteria non ascoltati.

Mentre si fa la barba sente i vari saluti dei parenti, l’amico che lo chiama per sapere cosa fare la sera, il meccanico che gli comunica che la sua moto è pronta.

Accende il PC e si collega al mondo.

E’ l’unico modo che ha per rimanere aggiornato, a parte la televisione e i giornali.

Manda qualche mail e richiama qualcuna delle persone che gli avevano lasciato un messaggio.

Legge di un sito, un social network, cosi lo chiamano, di un tizio chiamato Zuckemberg.

Era partito bene, ma la gente si è stufata subito. Ogni volta che si voleva vedere cosa avevano fatto gli altri si doveva accedere ad un Pc. Uguale per caricare le foto o per mandare un messaggio a qualcuno.

Era il futuro, dicevano, ma a quanto pare si sbagliavano. Senza interazione tra le persone, era rapidamente crollato.

“Che palle questo filo sempre attaccato ogni volta che devo chiamare” pensa tra se e se.

Va bene, ci sono i cordless, ma funzionano male, la tecnologia è ancora acerba e la linea casca spesso, anche stando a pochi metri da casa.

Qualcuno qualche sera fa gli ha raccontato che si sta provando a rendere il telefono portatile, per essere sempre rintracciabili. Lui non ci crede, non gli sembra una cosa che funzionerà.

Alla fine è bello chiamare a casa qualcuno ed è bello anche interrompere i contatti con chiunque non sia fisicamente attorno a te in quel momento.

“Sarebbe da matti no? Avere sempre una finestra sul mondo, senza potersi mai staccare”

Già Matteo, probabilmente diventerebbe una malattia, una sorta di droga legalizzata.

Lui non lo sa, ma nel suo mondo “allo specchio” il 3 aprile di 40 anni prima era morto Martin Cooper: l’inventore del primo cellulare.

articolo di SIMONE BELLUCCI

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