Per un pugno (di centesimi) di euro. Dalla Porta di Brandeburgo a Cinecittà

merkel

Germania. 22 Settembre 2013. Election day.

Il trionfo della donna dai larghi fianchi riceve scroscianti applausi da tutti gli spalti del teatro europeo. Il bis è servito e la conferma del potere elettorale della Merkel dimostra quanto lei sia inossidabile. Provare per credere.

D’altronde, la campagna elettorale della Cancelliera uscente è qualcosa che in Italia sfiora l’indicibile e il tragicomico, se si instaurasse un paragone. Si è parlato di salario minimo garantito e di pensioni sociali, di quello che per noi è solo un miraggio costituzionale chiamato “lavoro” e di politiche fiscali proiettate nel contesto europeo.

La sceneggiatura teutonica è pazzesca: ordinata, corretta, forte, accattivante e dirompente.

Una prestazione da oscar come “migliori attori protagonisti” nella competizione continentale.

Ma se l’ennesima statuetta nella bacheca dei trionfi spetta ai “barbari” (mica tanto) tedeschi, noi poveri italianetti come ci piazziamo?

Il tappeto rosso di Montecitorio è sgualcito, la passerella risulta ridondante come il suono della campanella della Camera dei Deputati, utilizzata nella sola giornata del 19 settembre 2013 tra le 250 e le 300 volte per richiamare all’ordine i galletti del pollaio che facevano a gara nella messa in mostra di artigli e piumaggio.

Come se non bastasse, a parte le lotte elettorali tra un giaguaro da smacchiare, un cocker da pettinare, una condanna da evitare e un vaffanculo a destra e sinistra da rimorchiare, continuano le svendite dei “preziosi” beni pseudo-statali.

E’ in atto una multinazionalizzazione dell’Italia da capogiro. Ci stanno comprando anche la terra sotto i piedi, mentre a Roma prosegue la folle rincorsa ai saldi.

E proprio per questi “imprenditori” vale la stessa regola adottata nei film: arriva il regista con la sua equipe, fa il sopralluogo e poi concorda il “prezzo” dell’operazione per girare delle scene.

L’unico “ostacolo” sta nel fatto che il film porta denaro e visibilità, vendere Telecom a chi sta peggio di noi ci fa rientrare di diritto, invece, tra i primi tre posti del Razzie Award.

Ma noi italiani non ci accontentiamo del gradino più basso del podio: lo vogliamo tutto.

E allora eccoci qua, con la nomination per il “Peggior Film” ottenuto da “Le larghe intese” di Enrico Letta, con il capitano Schettino (interprete di sé stesso) in concorso come “Peggior attore protagonista” nel flop dei botteghini “Non sono stato io” e con la corsa per la vittoria, tanto per finire col botto, nel premio “Peggior carriera” a Silvio Berlusconi.

Siamo riusciti a scalzare anche il Nerone ed il suo colossal “Fiamme romane” dalla vetta, non capita mica tutti i giorni.

Manca solo la colonna sonora, ma per quella mi affido ai Vigili del Fuoco:

“Era meglio morire da piccoli, con i peli del culo a batuffoli, che morire da grandi soldati con i peli del culo bruciati… Lalalalalalalalla…”

Francesco Di Marco (Autore di “Il peso della Carta”)

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