Arcorewood

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C’era una volta in una galassia lontana lontana un certo “psiconano”… Ah no, scusate!

Ricominciamo.

Era il 1949 ed un tale di nome George (Orwell, per i meno eretici) scrisse nel pieno delle sue facoltà mentali il masterpiece “1984”, che tuttora viene annoverato come l’emblema della distopia, dell’inganno millenario dei totalitarismi e del rapporto del potere per il potere. Una previsione astuta la sua, memore di un dopoguerra atroce tanto quanto la guerra stessa.

La ferita era ancora aperta e George decise di procrastinare il destino del suo libro ad una data futura non ben precisata a livello teorico, identificandola così verso la metà degli anni Ottanta.

1984, per l’appunto.

Tutto ciò, però, è romanzo, è finzione, è cinema.

Ma se Orwell avesse davvero fatto centro?

Se il nostro caro George avesse davvero avuto la premonizione di un’Italia, ad esempio, futura già mezzo secolo prima che l’utopia cartacea (e cinematografica) si trasformasse in realtà concreta e tangibile? Pensiamoci un attimo.

1984. Non ci viene in mente nulla vero?

A parte un Platini che fa man bassa di palloni d’oro. Bene, allora tentiamo di allungare di 10 anni la vita di una surrealtà e di non avere più il vincolo del nostro amico George.

Pensiamo al 1994 ed all’avvento di Silvio Berlusconi.

La nascita di Forza Italia, deviando il valore del socialismo in un’ottica più mediatica e amorevole, ha portato all’esecutivo un vero e proprio Ministero dell’Amore, il cui leader, a forza di bunga bunga, viene osannato da una massa informe di individui accalappiati dall’idea di potergli rassomigliare.

La classica politica del “panem et circenses” non tarda ad arrivare: dal 1994 in poi le tv sono diventate un gigantesco calderone di porcherie, privatizzate ad uso e consumo dei sudditi, ma nel regime stringente della volontà del capo.

Ecco dunque apparire il nuovo corso della gestione AC Milan, Mediaset Premium, Amici di Maria, Uomini e Donne, Studio Aperto, Sarabanda, fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta: il Grande Fratello!

Tutto torna.

Ma non è tutto, purtroppo.

Il potere cresce, la volontà del popolo si confonde e una neolingua si stanzia al di sopra delle altre: la si fa passare come morale neo liberista, ma ha significati ben più gravi e la stessa “democrazia” non si può più considerare tale. In vent’anni il processo è stato inarrestabile e con esso anche gli slogan.

La guerra è pace” si legge dai diari del protagonista del buon George, mentre oggi si scrive e si legge “esercito di Silvio”.

La libertà è schiavitù”, ma di diritti civili nel 2013 ancora non se ne parla.

L’ignoranza è forza”, e la sottocultura ci ammorba pesantemente invadendo ogni orifizio intellettuale.

Manca solo il dulcis in fundo.

Era un 1994 normale fino a che non comparve in onda sui canali televisivi un certo discorso alla Nazione. Oggi, a distanza di 20 anni ormai anche da quel lontano e insidioso ‘94 , abbiamo avuto modo di vederne un altro. L’attore principale è lo stesso, sebbene oggi non abbia ancora le manette. Quindi mi chiedo: e se Orwell avesse sbagliato di 10 anni?

Fatto sta che “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.

articolo di FRANCESCO DI MARCO

(autore di “Il peso della Carta”)

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