2013: Odissea nell’alcool

vinoblog

(scritto con il sottofondo: Sympathy for the Devil – The Rolling Stones)

Nessuna morale, nessuna finzione e nessuna storia soggettiva.

Parlare di astemia e del suo alter ego alcolista oggi è diventato un affare quotidiano.

Una novel story infinita dai tratti somatici non sempre chiari, pronta a meravigliarci, spaventarci e, purtroppo, a galvanizzare molti dei quali hanno smesso di credere all’anatomia umana ed all’esistenza del fegato.

Giornali, tv, radio, esponenti di autorità sanitarie nazionali ed internazionali rendicontano puntualmente tutte le news inerenti il consumo e l’abuso dell’alcool mettendoci di fronte ad una realtà cruda, terribile e troppo spesso ancora misconosciuta.

Farci “quattro chiacchiere al bar” è tradizione ormai centenaria, sebbene le soglie del terzo millennio abbiano spalancato la porta a cocktail sempre più nuovi che sfuggono e differiscono alla grande dai principi di lavorazione certosina e minuziosa di un brandy scozzese o di una birra belga.

Ormai beviamo di tutto.

Purché nel bicchiere (spesso di plastica) ci sia una melma con la dovuta gradazione alcolica, ovvio. Non c’è più “cultura” sul bere. Del “piacere proibito” che si ricorda nella storia statunitense di fine ottocento non è rimasta nemmeno l’etichetta.

I tempi sono cambiati drasticamente. La verità, se così la possiamo definire, è che l’alcool è divenuta una moda. Chi beve è all’ultimo grido, tutto il resto una mandria di sfigati. Una moda di apparenza, quindi. La stessa apparenza che oggi scoperchia il tetto dell’essere e ci rimanda in castigo dietro un paio di scarpe firmate, il bene di lusso superfluo, il look glamour, il taglio di capelli cool e via discorrendo. In sintesi: “se bello vuoi apparire, tanto alcool devi ingerire”.

Niente di più sbagliato!

Con un fegato spappolato si rischia la pelle… Cacchio!

Vorrei dire una parolaccia degna dei migliori quartieri veraci romani, ma mi limito a morsicarmi la lingua perché spesso anche un mea culpa è necessario. D’altronde, cari coetanei e non, chi di noi non s’è mai preso una bella ciucca? Suvvia, tiriamo giù il velo d’ipocrisia. Trainato, talvolta poeticamente, “dall’aspro odor dei vini” chiunque di noi è poi finito nella damigiana… Ma c’è damigiana e damigiana.

Ed allora non leggete queste parole “vintage” in un mondo che rilancia sempre verso il futuro.

Lasciatemi assaporare il mio boccale di birra con gli amici mentre ci troviamo a parlare del più e del meno in quell’oretta di relax serale, e non ascoltate i consigli di chi ancora crede che un bel calice di rosso sia lo sposo prediletto da qualsiasi bistecca.

La moda dei miscugli per essere più chic o solo meno loser le lascio a voi. Gli appellativi off me li prendo volentieri.

Il bere è un piacere di moderazione, più che un vizio, sebbene spesso pare che ce lo siamo dimenticato…

(articolo di Francesco Di Marco: NEW ENTRY de ilnuovomondoparallelo)

Annunci

3 thoughts on “2013: Odissea nell’alcool”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...