Animali sociali

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(scritto con il sottofondo: OASIS – WHATEVER)


“ I’m free to be whatever
 I Whatever I choose. And I’ll sing the blues if I want
I’m free to say whatever I Whatever I like. If it’s wrong or right it’s alright.”

Era il 1994. Noel e Liam Gallagher, che già si odiavano, ma erano ancora troppo poveri per smettere di frequentarsi, incidevano una canzone che era un inno alla spensieratezza. Siete liberi di fare qualsiasi cosa. Ma magari FATELE le cose, non scrivetele solo online.

La Quaestio magistralis che mi viene sottoposta è :
Farsi i cazzi propri nel regno di Internet è ancora possibile?

Ebbene, nonostante abbia proposto io il tema al caro Luca, prendendo spunto da una vignetta fantastica trovata (tanto per cambiare) su facebook, voglio essere bastardo, e affrontare un problema diverso.

Cosa, ma soprattutto CHI, posso trovare in un Social Network?

Eccolo il punto sul quale mi interrogo.

Una volta, nemmeno tanti anni fa, visto che non sono un ottuagenario sdentato ma un baldo giuovine, uno dei capisaldi dell’educazione parentale era:  i panni sporchi si lavano in casa.
Ovvero, se hai delle questioni in sospeso, dei fatti che sia meglio rimangano riservati, affidati al consiglio dei tuoi cari, o per lo meno non sbandierarlo ai quattro venti.
Nel 2013, all’incirca il 95% dei “panni” finisce spiattellata su facebook, con buona pace di stendini e fili per bucato relegati tra le mura domestiche, vuoti e desolati.

Non voglio fare il profeta luddista che vi dice di bruciare il pc, anche perché mi sono tristemente reso conto che a mano libera ormai scrivo tale e quale a mio cugino. Mio cugino ha 5 anni, andrà in prima a settembre.

Semplicemente, i social network, pensati come veicoli di circolazione del pensiero, delle idee e delle opinioni, sono diventati la vetrina del nostro narcisistico desiderio di apparire.
Come in tutte le cose, il motto Oraziano “Est modus in rebus” è andato a farsi benedire anche nel cyberspazio, e quindi si sono venute a formare delle figure “caricaturali”, che alla stregua delle maschere del teatro greco, ci servono per analizzare una (ahimè crescente) fetta degli utenti . Caratteristica di questi utenti “estremi”,è la convinzione che la vita vada raccontata regolarmente a tutti, attraverso facebook,twitter,insta(derivati) e chi più ne ha più ne metta.

Scinderemo gli interessati, con due neologismi creati ad Hoc, in SOCIAL STAR  e DISADATTATI CHIC.

La Social Star, come dice il nome, è la persona che, puntellando il suo ego al centro dell’universo, nella più ancestrale tradizione geocentrica, ha la convinzione che tutto ruoti intorno alla sua persona.
Si sveglia e mette la foto della tazza di cereali su instagram,(va di lusso che di tazza mette solo quella dei cereali) va a dormire e mette la foto delle sue pantofole con quattordici chili di lustrini su facebook.Nel mezzo sappiamo cosa fa, dove va, cosa mangia e, perché no, che non ci sono più le mezze stagioni, che se uno esce senza ombrello si ammolla, e che, nel loro “cultura time”, leggono i “libri” dello “scrittore” preferito, Fabio Volo.
(conoscono pure Bukowski, ovvero quello che fumava e diceva le parolacce).
Alzi la mano chi non conosce (almeno virtualmente) uno di questi soggetti.
Consci della loro avvenenza (condizione presente spesso, ma non sempre), e, nel caso delle gentili pulzelle, coscienti del potere attrattivo del cosiddetto PDF (su, smaliziatevi, non state lì a pensare ai documenti di adobe)  il loro godimento sarà dato dalla schiera di millemila “mi piace” presenti sui loro post, o sulle loro foto. Foto che, al 90%, vedono pochi vestiti, molti effetti da polaroid scassata degli anni ’90, e, freschi di ultima moda, i carinissimi (ma quando mai!) HASHTAG.
(esempi di hashtag per neofiti o disillusi della rete:   #ammazzati #lasciavia #masticazzi?)
Stendiamo un velo pietoso su coloro i quali vogliono fare le Social Star, ma ai quali la natura, l’inedia, o semplicemente il movimento poderoso di “ganasse”, ha dato un fisico da cintura nera di pastasciutta.
In quel caso ecco un piccolo suggerimento in lingua latina, usatelo come rimedio multiuso per foto contrarie al normale senso del pudore o stati nei quali grammatica e sintassi sono  torturate alla stregua di terroristi iracheni a Guantanamo.

Vade retro satana                            (Arretra Satana,
Nunquam suade mihi vana         
non tentare mai di persuadermi,cose vane,
Sunt mala quae libas                     sono quelle malvagie che mi offri,
Ipse venena bibas                          bevi tu stesso i veleni)

Cambiamo lato. Parliamo dei Disadattati Chic. Questa è una categoria infida, subdola, tanto diversa dall’altra nell’apparire,nel rapportarsi con gli altri, quanto pragmaticamente uguale nei fini a quella della Social Star. Il fine ultimo resta sempre collezionare schiere di mi piace, sia su foto di improbabili cancellate o frasche, che su post fatti di stralci di poemi sanscriti del ‘200 e scritte scartate dai baci perugina, che fanno tanto poeta maledetto. Il loro mondo è costantemente una merda: sono poveri invidiano i ricchi, sono ricchi si annoiano ed invidiano i poveri, sono pieni di donne/uomini si sentono oppressi, non se li fila nessuno si sentono soli.
L’importante è fare pena. Fare pena sì, ma con stile.
Soprattutto un accessorio è indispensabile per il disadattato chic, senza il quale il suo lavoro è vago. L’aria di chi non c’entra nulla col mondo in cui vive, quell’aura ascetica di finto intellettuale.
Pretenderebbero di bissare il successo di D’Annunzio, di toccare le vette artisticamente malinconiche di Gozzano, il tutto con una preparazione da  esami di riparazione a settembre.
Risultati di spicco, che attirano schiere di ragazzini, incuriositi dagli abiti sdruciti, dalla fama di belli e dannati, ma che una volta raffrontati con la realtà sono degni delle migliori tragicommedie Shakespeariane.

Dopo aver, con velenosa verve, scardinato questi falsi miti del web, rimane quel sottobosco di persone comuni, che mixano esperienze di vita vissuta, si fanno semplicemente  I CAZZI DEGLI ALTRI, vogliono condividere UN MOMENTO di tristezza, di felicità, o semplicemente provano a far conoscere le proprie passioni, per il quale si, almeno ogni tanto, vale la pena di fare una passatina in un social network.

Sotto un centinaio di zampe ignude stese sulla sabbia, in mezzo a deliri di teenager, vi capiterà una poesia, una frase che vi farà riflettere, o semplicemente, fare quattro risate.
E allora capirete che i loschi figuri qui sopra sono molti, ma non, fortunatamente, TUTTI gli internauti.

(PS. L’AUTORE DELL’ARTICOLO, NON VOLEVA SOTTRARSI ALLA GOGNA DEL WEB,  MA AVENDO UN FISICO NON DA SEMPLICE CINTURA NERA, MA DA 9° DAN DI PASTASCIUTTA, HA VISTO I SUOI SOGNI DI DIVENIRE SOCIAL STAR INFRANGERSI. VOLEVA PROVARE CON IL DISADATTATO CHIC, MA NON FANNO SKINNY JEANS DELLA SUA TAGLIA ED HA RIPIEGATO DIVENTANDO UN SEMPLICE SPETTATORE DI TUTTO CIO’..)
(articolo di Emanuele Felicetti, autore anche di “Ma alla fine l’artista che lavoro fa” )

Lo staff consiglia la lettura degli articoli di Simone Bellucci e Tamara Vitali

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2 thoughts on “Animali sociali”

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