Facebook, Twitter, Instagram e altri giochi da tavola

giochitavola

(scritto con il sottofondo: OASIS – CHAMPAGNE SUPERNOVA)

Come serial killer operiamo secondo il nostro modus operandi e scrupolosamente ricostruiamo ogni singolo movimento o cambiamento d’umore di ciascun nostro amico o “follower” grazie ad una delle più affinate tecnologie: internet.

Un’arma micidiale.

Una trappola persuasiva, dalla quale è pressoché impossibile dileguarsi. Nonostante la privacy o la personale decisione di ottenere o meno l’amicizia delle altre persone, in un modo o nell’altro, c’è sempre chi riesce a rivelare qualsiasi enigma. Forse un morbo, una temibile malattia alla pari della Peste che, ahimé, affligge le nuove generazioni. Gruppi di persone socialmente instabili che ritrovatisi insieme attorno ad un tavolino o davanti una fresca birra, invece di  scrollarsi di dosso il loto quotidiano (di Machiavelliana concezione), preferiscono logorare i propri indici sullo schermo di un cellullare, con l’unico vantaggio di venire a conoscenza degli avvenimento della giornata, per non rimanere indietro sui fatti concernenti la propria città. Qualora la cosa avesse uno scopo educativo o produttivo si potrebbe anche avallare. Ovviamente così non è.

Qui tutti sanno tutto di tutti, o almeno una parte della loro vita e, nella maggior parte dei casi, quella più interessante. Non importa che lavoro fai o che università frequenti: è il gossip che rende il tutto piccante.

È come giocare a Cluedo: devi trovare l’assassino, l’arma, la stanza nella quale è avvenuto il misfatto e il movente. Facile, no? Ma se io decidessi di tirarmene fuori e di nascondermi nel mistero avvolgente e rifuggire dal male di Dantesca memoria? Mi elimino da ogni social network, spengo il cellulare per sempre, tentando di scappare da ogni tentazione? Non sopravvivrebbe nessuno; non c’è scampo.

Saremo sempre tentati e sobillati dalla curiosità cieca e vana. O cerco invece di accendere quello che è l’organo predisposto al pensiero e alla comunicazione, tentando di avere dei rapporti diretti senza fini ultimi, con l’unico intento di divertirmi senza dover per forza spiare qualcuno. Senza per forza dover fingermi un agente segreto. Più facile a dirsi che a farsi, basterebbe accendere il proprio computer almeno una volta al giorno non per entrare su facebook, bensì per comprendere ciò che sta avvenendo nel nostro Universo, probabilmente saremmo più sensibili e meno cinici.

Torniamo ai tempi in cui si scendeva in piazza ad un orario non ben stabilito, perché tanto qualcuno che cercavi lo trovavi sempre e i cellulari per avvertirsi non c’erano; così come non c’erano tag, cancelletti e “like” da conquistare: l’unica cosa che importava era dimostrare di essere libero.

(articolo di TAMARA VITALI – autrice dell’articolo sulla Quintana di Foligno)

lo staff consiglia anche SIMONE BELLUCCI

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2 thoughts on “Facebook, Twitter, Instagram e altri giochi da tavola”

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