Much ado about nothing

ilpratese (foto di copertina de: Il Pratese Hipster)

(Scritto con il sottofondo: JIM WHITE – WORDMULE)

Stavolta partiamo carichi, partiamo a palla e partiamo più incazzati del solito!

(Consiglio di sentire a palla la canzone selezionata, per entrare nel mood giusto)

Perché? Semplice, perché questa volta una delle prime persone da insultare sono io, in quella che è allo stesso tempo una presa di coscienza e una denuncia della situazione attuale. Essere qui, su un blog, a scrivere (quasi) settimanalmente un articolo ormai da un po’ è per definizione condivisione, quindi voglia di esprimere la mia opinione e di far conoscere i cazzi miei a chiunque si trovi a leggere queste o le passate righe…. E la cosa mi fa indubbiamente piacere! (A voi un po’ meno, forse, ma potete smettere di leggere quando volete quindi: niente lagne).

Dunque: è davvero così difficile farsi i cazzi propri nell’era di internet?

La risposta FACILE è: si, è vero perché volenti o nolenti ci si trova taggati in quella foto o in quello stato o alcune nostre informazioni finiscono su internet per vie traverse o in uno degli innumerevoli social network in cui si è accettata l’amicizia sbagliata e di conseguenza non si ha più il controllo delle informazioni che si vogliono o meno condividere.. e di conseguenza non è più possibile avere la tanta agognata Privacy.

Questa è la risposta standard, scontata, che diamo ogni volta che qualcosa che non dovrebbe essere di dominio pubblico lo diventa o che qualcuno ci tira in ballo in qualche stato\foto\situazione non di nostro gradimento.

Ma la REALTA’?

E’ che noi per primi non vogliamo farci i cazzi nostri. Vogliamo che tutti sappiano quello che facciamo e nelle più svariate forme possibile.

–       La foto “effettata” del concerto o della serata

–       L’hashtag giusto che viene ripreso da qualche nostro follower

–       Lo stato su facebook che riceve un buon numero di “mi piace”

E la nostra vita ci sembra un po’ quella di una star, con le attenzioni per il più piccolo avvenimento come la giornata al mare o il “fidanzamento” con correlati posti visitati insieme.

Al che sto realizzando che spesso e volentieri quello che vogliamo far vedere, i “cazzi” che condividiamo, sono specchio di come vorremmo che fosse la nostra vita.

–       La foto sulla spiaggia (rigorosamente sdraiati a far vedere i piedi): la giornata al mare dopo giorni di lavoro nell’album intitolato “Le meritate vacanze”… poi magari quel giorno era freddo e mi sono pure preso il raffreddore.. ma questo voi non lo sapete.

–       La cena nel posto fico o l’evento del mese: ambiente very chic e very glamour poi però ho speso 50 euro per mangiare due cazzatine senza neanche prendere il vino… ma la foto con il calice me la sono fatta lo stesso, tanto il prosecco di benvenuto lo regalavano.

Eccetera, eccetera, eccetera.

Ormai siamo talmente dipendenti dal mondo social che l’unica cosa che vogliamo è che gli altri sappiamo cosa stiamo facendo, tanto da dichiarare anche quando si va a dormire (gli orribilissimi stati da “buona notte a tutti, un bacio”) a quando si va al bagno (!?!) e li parte anche un po’ di invidia, visto che sono pure un po’ stitico.

Quello che vogliamo (rubando il titolo del maestro Guglielmone Scuotilancia) è fare “molto rumore per nulla” e richiamo di rimanerci anche DI MERDA, quando nessuno sembra cagarci.

Siamo quindi spaesati, quando questo cordone ombelicale in wifi viene meno, staccati da tutto e da tutti, incapaci di goderci il momento senza farlo sapere a nessuno.

Per fortuna che domani parto, vado in vacanza, a farmi un po’ di #cazzimiei.

……………

Vado al Pukkelpop, in Belgio, uno di quei festival che la maggior parte delle persone non vivrà mai in una vita intera…

Però dai, magari c’è il WIFI…

.. magari Instagram funziona…

.. magari c’è anche l’hashtag ufficiale..

.. dai si, magari riesco anche a caricare qualche foto con gli artisti mentre facciamo delle smorfie.

……………

OPS!

L’HO FATTO DI NUOVO!

CAZZO!

(articolo di SIMONE BELLUCCI)

(lo staff consiglia anche: ROYAL BABE)

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3 thoughts on “Much ado about nothing”

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