Qualcuno lo chiamava “Golpe”

TWITTER(foto di: media.wired.it)

Se si va a leggere il dizionario di turno si può leggere che il GOLPE è un colpo di stato effettuato da gruppi, soprattutto ma non per forza, militari. Si lo so, sembra ovvio, ma così non è perché il golpe egiziano, quello attuale, è strano. In tanti stanno dibattendo sulla sua definizione (colpo di stato o rivoluzione?) e sul perché sia appoggiato da un premio Nobel per la pace.

Non sono in grado di dare una risposta, ne voglio addentrarmi nell’analisi della situazione egiziana attuale di cui già si parla tanto in altre testate online. Voglio usare il golpe come pretesto per analizzare come anche un evento importante come questo sia influenzato e influenzi le nuove tecnologie e le nuove generazioni.

Chi di voi non conosce Twitter? Pochi penso (e spero). Twitter è ben più di un social network, non è semplicemente il posto dove controllare cosa scrive la velina o il calciatore di turno ma è, prima di tutto, una piattaforma di microblogging. Sono stati gli utenti di Twitter a dare voce e a far conoscere al mondo la nascita e l’evoluzione della “Primavera Araba” e in seguito a questo, nella logica di una sequenza causa-effetto, in Cina sono state bloccate le ricerche relative alla parola “Egitto” in quello stesso periodo, per evitare che i cinesi potessero essere ispirati da quelle gesta e, in futuro, esprimere la propria opinione liberamente e scatenare una rivolta anche li.

Quindi se da una parte un evento come la Primavera Araba ha condizionato ed è diventato il centro di un dato tipo di comunicazione, dall’altra ha avuto un risalto internazionale ancora più grande rispetto a quello immaginato proprio grazie alle nuove tecnologie. Vincono tutti, direte voi… e invece no! Perché ad un maggiore risalto non è succeduto un maggiore interesse e un paese come l’Egitto si è trovato, a distanza di pochi mesi, a dover affrontare un rovesciamento militare, stavolta senza il clamore che ha caratterizzato la precedente rivoluzione popolare. Qua entrano in gioco le nuove generazioni, perché (opinione personalissima) anche la corsa alla comunicazione real-time assume sempre di più i contorni di una moda: micro blogger che si improvvisano opinionisti  quando fino a 2 minuti prima conoscevano Mubarak perché zio di una famosa Ruby, articoli non richiesti e dalla poca valenza che spuntano come funghi e falsi esperti di nuove forme di comunicazione.

Ecco, quello che mi ha colpito di più dell’attuale Golpe è l’evidente disinteresse delle nuove generazioni, convinte che l’Egitto sia un paese lontano e da considerare al massimo come una meta vacanziera, così come la totale ignoranza su quello che succede attorno a loro.

Già mi immagino il truzzo di turno intento a lamentarsi perché: “Cazzo,  dovevo andare a Sharm questa estate! Ho anche dato l’anticipo, speriamo me lo rendano… che poi li la benza non costa niente, chissà cosa avranno da lamentarsi”. Già me lo immagino pronto ad esibire un’opinione dozzinale e non richiesta al prossimo colpo di stato.

E allora spero in un nuovo golpe, un golpe non violento (bianco, sempre per citare il dizionario), in cui un gruppo di persone riesca a cambiare questa nuova generazione, per poter cambiare poi il modo in cui si affronta, si parla e ci si informa su questi eventi.

Se stai leggendo queste righe… forse non parlo al vento e qualcosa si può ancora fare.

Per tutti gli altri…quest’anno conviene la Grecia, stanno con le pezze al culo (tranquilli se non sapete il perché) e si trovano delle offertone se volete andare in vacanza.

Attenti però, casomai scoppiasse una rivolta pure li!

PS: scritto con il sottofondo: Sinnerman – Nina Simone.

(articolo di SIMONE BELLUCCI – consigliamo anche la lettura di: Breve guida di sopravvivenza alla maturità)

lo staff consiglia sull’argomento anche: articolo Elia Sdei, poesia Luca Marinangeli, articolo Emanuele Felicetti

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One thought on “Qualcuno lo chiamava “Golpe””

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