Dizionario per aspiranti golpisti

goya(foto: LE FUCILAZIONI DEL 3 MAGGIO – GOYA)

Golpe. Coup d’ètat. Putsch.Usiamo quante parole e quante lingue vogliamo, ma in primis  cerchiamo di capirne un pochettino di più. Rischiamo di trovarci in una conversazione e fare:
“Ah si, il Golpe, certo, ho capito di cosa parli…. Una mazza, una pallina e diciotto buche”
No, non ci siamo capiti, quello è il Golf.
“Golpe, Golfe” (con la eufonica “e” finale che è la coperta di linus degli umbri)
“Ah ma non sono la stessa cosa?”
No.
(Scena 2: interlocutori che si disperdono e vi additano come un servo della gleba o un mugiko russo).

Tornando a noi, anche dopo questa colossale figura di merda però, potrete rimediare.
Perché  spesso si raccontano un sacco di palle, non succede una mazza e metà dei partecipanti danno buca.
Quindi, cari italiani degli anni ’10, anche se pensate al Golf quando dico Golpe,  ciò non significa che non capiate di che si parla.
Un golpe è solo un modo esterofilo e cool per indicare un colpo di stato.
Non sapete cos’è un colpo di stato?
Tornatevene in V elementare.

Analizzando i termini nelle varie lingue europee, ci faremo un’ idea di come la pensano in Europa.

Golpe è il tipico termine spagnolo. Corto e rapido. Fa ridere che gli Spagnoli di Golpe ne hanno fatto uno solo nella storia, è durato cinquant’anni e per giunta lo hanno chiamato ALZAMIENTO.
Ora, l’alzamiento sembra più il gesto che si compie dopo la siesta che una carneficina da milioni di morti. Ma d’altronde nemmeno la Corrida si chiama “ammazziamo-un-toro-dopo-averlo-tartassato-per-ore”.
Detto in Spagnolo quindi, anche il crimine più efferato sembra carino e coccoloso. ¡Toma castaña!

I francesi lo chiamano Coup d’ètat.  Sempre precisini loro, pure per indicare efferatezza, violenza e sospensione del regime democratico di cui si vantano essere i padri, bisogna mettere la bocca a cuoricino e fare smorfie. Però a Robespierre, dopo avergli dato cinque minuti per sfogarsi, gli hanno tagliato la testa.
Ma sempre, rigorosamente, con stile. Radical Chic tout court.

I tedeschi lo chiamano Putsch. Ok, non serve lavare la faccia al vicino, lo sappiamo tutti che il tedesco è una lingua perfetta per esprimere disprezzo. Disprezzo a prescindere.  Il tedesco odia tutto ciò che non è di suo gradimento con intensità omogenea, dal pestare una merda  alle bombe su Dresda città aperta.
Ma il Putsch di cui vi voglio parlare è quello di un piccolo ometto coi baffi e lo scrimo, che dopo aver riempito un quaderno di  progetti, raccolto migliaia di uomini, pronunciato più discorsi di  Mastrota  che tenta di vendervi un set di pentole,  si ritrova un giorno di novembre a Monaco con quattro esaltati, nessun piano e come armi una scacciacani e il fucile del nonno. Voleva far cadere lo stato e sequestra una birreria.
Giustamente, tutti, finito lo scherzo, lo pigliano per il culo.
Il piccolo Adolfo non demorde, ci mette dieci anni e alla fine, per il culo, ci piglia 80 milioni di Tedeschi. Stavolta tutti gli vogliono bene, soprattutto perché è preciso, metodico e organizzato. È il tedesco modello.
Sembrerebbe la morale su cui si basa la Germania: se ti sfottono perché porti i sandali con i calzini tu lavora sodo, fai i soldi,  e appena puoi comprati casa loro. E se non puoi comprarla.. digli che ti serve spazio. Giustificati come fai sempre: Deutschland über Alles!!

Gli inglesi, da bravi sudditi di sua maestà, non hanno nemmeno un termine loro, usano quello dei francesi.
Eh già, loro avevano Guy Fawkes, colui che voleva far saltare in aria il parlamento di Londra, e creare un nuovo stato. Ora, se chiedete a un bimbo inglese di sei anni chi è Guy Fawkes vi dirà che è una festa sei giorni dopo Halloween. E che si mangiano pancakes e sparano fuochi d’artificio. Uno di venticinque invece vi farà vedere la maschera di V per Vendetta, comprata da una multinazionale e pagata a peso d’oro, parlandovi di rivoluzione mentre beve il tè delle cinque. Anarchy in the Uk!

Ma ultimamente, vuoi che in Europa dopo l’UE dobbiamo volerci bene e darci tanti bacini, il termine Golpe lo utilizziamo per posti lontani. Tipo il medio oriente, o il Nord Africa.
Oddio, lontani è un modo di dire, perché per un Lampedusano Trento è lontana, ma Tunisi è dietro l’angolo. Per uno di Ceuta, il Marocco è l’equivalente del “bar in fondo alla via”.
Ma, a detta dei media, sono mondi tra loro lontani.
Il problema è che vogliamo fare tutti gli informati, i paladini della libertà, e sarebbe assai sconveniente per la nostra immagine sottrarsi al dialogo post aperitivo sui problemi delle popolazioni oppresse.
Ma  quando si parla di mondo arabo però sappiamo elencare solo Cuscus, velo, marocchini che guidano Mercedes di venti anni fa e Kebab. Dell’ Egitto conosciamo Sharm El-Sheik, della Tunisia il villaggio Valtour di Djerba. L’unico ricordo della Libia è la faccia di Saadi Gheddafi con la maglia del Perugia in mano.
La Siria non sappiamo nemmeno dov’è, il Darfur siamo in dubbio se è un cioccolatino o un supermercato.
Però dobbiamo dire la nostra. Condanniamo il regime il lunedì, poi quando il martedì vediamo  al tg che fanno casino o, peggio ancora, salgono sulle navi ed emigrano, diventiamo “filogovernativi”.

La colpa non è la nostra. È genetica. L’uomo adora i massacri e il sangue. Dal colosseo al Wrestling, dalla guerra al KKK. E se in Italia in Tv ormai c’è solo la D’Urso, Marzullo o Bruno Vespa, dovremo guardare da qualche altra parte. Specialmente se in questi posti c’è il caldo, il mare e strutture alberghiere di prim’ordine a fare da contorno.

PS:  scritto con il sottofondo: Icky Thump – White Stripes

(articolo di EMANUELE FELICETTI)

Lo staff consiglia anche: articolo Elia Sdei, poesia Luca Marinangeli

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2 thoughts on “Dizionario per aspiranti golpisti”

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