Nemmeno le mele, in realtà, maturano mai. Figurati noi.

barbone(foto di: finanzaonline.com) —-> (Si, fa ridere. Lo so)

Non so perchè sia stato chiesto proprio a me di scrivere sulla maturità. In fondo la maturità coincide con una crescita che credo non affronterò mai. La mia maturità è stata un disastro, sono riuscito anche a farmi suggerire all’orale: ci sono arrivato dopo sei anni di liceo classico, tra delle difficoltà che mi sembravano insormontabili. Ma in fondo la maturità segna quel confine tra chi vuoi essere e chi sarai veramente, il momento in cui si divide la normalità dall’eccellenza, il primo minuscolo ostacolo che ti apre alla vita esattamente come una diga apre i suoi margini. Se uno volesse guardare all’enorme dagherrotipo della vita, dovrebbe esserci una linea rossa tra la vita prima e la vita dopo la maturità: una di quelle sfocature declinate sul rosso che hanno le foto che hanno preso luce in studio. Dopo la maturità puoi uscire anche di venerdi sera: questa è una metafora importante. Ti liberi di uno schema, il sabato sera, per entrare in un altro: il venerdì. Il venerdì. E magari sarai stato troppo ubriaco di venerdì per avere la forza di alzarti dal divano il sabato sera. Ecco. La vita dopo la maturità ti ubriaca a tal modo, come il peggior vino. La differenza sta solo nella capacità che hai di alzarti dal divano, tutti i giorni, per tutta la vita. E dopo anni dalla maturità guardi indietro, ridi fragorosamente di quanto ti sei preoccupato per quella piccolezza e cerchi di lottare per quello che avresti voluto essere prima dell’esame di stato. Dove magari la traccia su Montale era pure sbagliata. Dopo la maturità sei come il vento, vai dritto, di infrangi sui muri ma cambi direzione, riesci ad essere cosi tanto testardo ma anche cosi tanto inconscio nello stesso momento che quasi ti meravigli di riuscirci davvero. La missione stavolta è non avere un Negroni in mano cercando che la vita ti lanci un occasione dal cielo in un qualsiasi bar. Questo è quello che succede dopo. Mentre quando ancora sei a scuola i tuoi bisogni sono diversi e anche il sorriso di una ragazza incrociata per caso all’angolo tra via Palestro e via Gramsci può essere la tua occasione caduta dal cielo, poi, dopo, per sempre, è tutta una lotta. E lotterai aspettando il tram numero 3, che fa il giro lungo e da San Giovanni arriva fino alla città universitaria, lotterai aspettanto il regionale 5455 a Febbraio: un freddo cane, capirai. E lotterai ancora quando magari ti troverai sul TGV che da Marsiglia arriva a Parigi, con uno zaino, a capire come facciano questi cazzo di francesi ad essere così puntuali. E sarà sempre così. A te non sembrerà una lotta, la crederai un piacere immenso. E lo spero per te. Perchè nella vita esistono molti modi di lottare. C’è chi lotta soffrendo, chi con un coltello tra i denti, chi con un sogno di cui non riesce nemmeno a parlare. E poi ci sei tu, che sogni chissà cosa che ti sembra irrealizzabile. Esattamente irrealizzabile quanto quell’esame che ora vedi in un modo cosi ridicolo, cosi lontano, cosi inconfrontabile con la realtà che ti circonda ora. Almeno quanto comprendere il meccanismo della lavatrice il tuo primo giorno da fuorisede. La vita dopo l’ostacolo è un pò cosi: sta a te se sorridervi o abbandonarti sotto i suoi colpi. E allora se sei uscito con cento, se ci sei riuscito dopo sei anni, se hai preso un anonimo settanta non importa. La vita e il suo corso annullano tutto. E ora ci sei tu, che devi assaltare la vita e mangiartela viva come se fosse la carcassa di un antilope, assaltare il portavalori con un enorme sorriso stampato sulla faccia. E arriverà la tua vittoria, come se fosse quella manna che tanto aspettavi con quel Negroni in mano, che nel frattempo si è pure scaldato. Arriverà e sarà di una grandiosità impareggiabile. Ma stavolta il cielo non conta nulla. Nella tua vita conti tu e tu soltanto. Avrai vinto, e sarai partito da quella versione di Quintiliano, che tra l’altro diciamocela tutta, era pure facile. Era facile, si. Ma l’avresti scoperto solo anni dopo.

PS: scritto di getto ascoltando: Pascal Pinon – Perney.

(articolo di: Elia Sdei)

Lo staff consiglia anche: articolo Simone Bellucci, articolo Luca Marinangeli, poesia maturità

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2 thoughts on “Nemmeno le mele, in realtà, maturano mai. Figurati noi.”

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