Breve guida di sopravvivenza alla maturità

Ansia da esame(foto di blogosfere.it)
Trovarsi a scrivere un post sulla maturità a 6 (6, cazzo!) anni dalla stessa è… strano!
Strano come può essere ritrovare una foto di qualche anno fa, riguardarla e meravigliarsi dei
cambiamenti, sia quelli visibili (la barba/i capelli diversi, qualche chilo in più o in meno) che
quelli invisibili (cioè tutto quel bagaglio di esperienze che ci ha portato da essere A a B).
In realtà, in parte grazie a mio fratello maturando, sto rivivendo quelle sensazioni e
l’incertezza che deriva dal non sapere cosa succederà dopo.
Vedete, questo esame, questo “mostro” che alcuni affronteranno tra un po’ e che altri stanno
affrontando adesso…lasciatevelo dire da chi l’ha già combattuto… è più un mago di Oz dei
nostri tempi che altro… insomma molto fumo e poco arrosto, o almeno questo lo penso adesso
(Simone al punto B) mentre ancora mi ricordo come stavo messo 6 anni fa (Simone al punto
A).
Per lo studente-tipo lo spettro dell’Esame di Stato comincia ad aleggiare all’inizio dell’ultimo
anno . Il professore di Italiano, di Matematica o di una materia importante esordisce sempre
con la frase: “Ragazzi siamo indietro, quest’anno si deve lavorare per finire il programma”
oppure: “Dovremo fare dei rientri per poter completare tutto”, oltre a concludere con: “Quest’anno si fa sul serio”. Lo studente sta la, pensando tra se e se “ massì dai, da qua a Giugno, ce n’è di tempo” e per un po’, almeno per il primo quadrimestre, allontana lo spettro dell’esame e si gode l’ultimo anno delle superiori.
E’ tutto un compleanno ed ogni occasione è buona per festeggiare , perché “poi non ci
vediamo più come prima” ecc. e questa storia continua più o meno fino ai 100 giorni.
Ecco, quello è il primo spartiacque tra lo studente normale e il maturando.
Il maturando organizza i 100 giorni con gli amici, trova la casa, raccoglie le quote, fa la spesa e
sta già pronto a firmarsi la giustificazione da solo, visto che adesso è maggiorenne, per una
volta giustificato non solo dalla voglia di fare sega in quel giorno ma anche dalla società, che gli
riconosce questo rito di passaggio.
Il problema non sono i 100 giorni, dove sta insieme a tutta la classe e si gode l’attimo.. .
Il problema sono i 99, quando realizza di essere passato alla doppia cifra e parte il countdown.
Ci sono tutta una serie di ulteriori riti di passaggio intermedi, come la lista delle materie
esterne, l’ultima interrogazione, l’ultimo giorno di scuola e la notte prima degli esami, ma su
quelli sorvoliamo, sono piccoli momenti di malinconica felicità che saprete o state
apprezzando.
Il momento topico è l’inizio. La prima prova, uguale per tutti: ITALIANO.
C’è sempre il “bomber” della situazione in ogni classe…. Maglietta larga o felpa, malgrado sia
Giugno e i professori sono consapevoli che o ha seri problemi di temperatura o ha qualcosa, la
sotto: la pancera, che era di suo padre, cucita a mano da sua nonna, in cui c’è tutto quello che
dovrebbe esserci per affrontare l’analisi testuale.
Si, ci sono gli smartphone ora, ma la pancera è una romantica abitudine che resiste anche ai
tempi degli orologi hi-tech USB.
Ora, attualizziamo a quest’anno… sarei stato proprio curioso di vedere questo eroe moderno
nel momento in cui ha realizzato che il caro Magris non era preventivato, quindi nelle
successive ore si sarebbe trovato a soffrire il caldo senza neanche la possibilità di trarre
vantaggio dal piccolo tesoro custodito in quell’antico cimelio.
Passano le sei ore e lo studente è ufficialmente maturando. La prima prova, malgrado qualche
problema (vedi autori sconosciuti) è sempre un momento in cui tutti si sentono relativamente

tranquilli: sanno che comunque la sufficienza non gliela toglie nessuno e i più bravi pensano di
essersi giocati le proprie carte in scioltezza.
Le difficoltà iniziano con la seconda prova. Nel mio caso, da studente del liceo scientifico, fu
MATEMATICA, ma le sensazioni che proverò a descrivere sono collegabili a qualsiasi materia.
Questo è il momento in cui anche le classi più affiatate cominciano a sfaldarsi (anche se solo
temporaneamente) perché c’è sempre: quello che il compito non lo passa neanche morto;
quello che normalmente aveva 4 fisso nella suddetta materia e fa un compito da 15/15 (detto
“l’antisvago”) grazie a compiti risolti venuti da fuori e dislocati nei luoghi più strani
(bagni,bicchieri, cestini); quello che le rimane fregato.
Le ore sono tante, soprattutto se lo studente non sa da dove cominciare ed è pazientemente in
attesa del passaggio del compito, ma quando manca poco comincia a salire la tensione e
quando si esce c’è X che è arrabbiato con Y perché non gli ha dato il compito, il quale incolpa Z
di averglielo dato in ritardo e così via.. ma il momento passa in fretta, perché dopo pochi giorni
è ora della terza prova, quella più strana.
Si comincia da lontano, finita la scuola, invitando a cena i professori interni per scucirgli la
domanda che inseriranno di li a qualche giorno in quella prova combinata di materie
scientifiche ed umanistiche, per poi passare, attraverso messaggi criptici, a provare a scucire la
domanda anche ai professori esterni, con frasi tipo “qual è il suo argomento preferito” o “cosa
ne pensa di questa domanda” oppure chiedendola, con una faccia furbetta, direttamente e
senza girigori.
Volano anche le ultime ore di scritto, magari maledicendosi per aver scordato di scrivere
quella determinata cosa pur sapendo da giorni la domanda e cosa si doveva scrivere, e si
comincia a studiare per l’orale, in attesa dei risultati degli scritti, in quel limbo fatto di
momenti di studio matto “oggi faccio tutto il programma di storia” e di fancazzismo “dai che
l’orale è una formalità, ho fatto una tesina che spacca”.
Si avvicina il giorno dell’orale e l’affermazione tipo diventa “non mi importa come va, prendo il
costume e vado in piscina”.
Inizia l’ultima prova e il tempo sembra non scorrere mai, con lo studente intrappolato tra gli
sguardi di professori visti e mai vist…poi il presidente di commissione dice “ va bene così” e lo
studente sa, in quel preciso momento, di aver chiuso con la scuola secondaria, di essere già al
capitolo successivo. Dovrebbe andarsene subito, come declamato in ogni dove fino a qualche
ora prima, ma rimane li, girovagando per la scuola, prendendosi un caffè, fermandosi di fronte
ad una classe cercando ogni pretesto per ritardare la sua uscita di scena, impaurito più dal
futuro che dal passato, consapevole ora che il “mostro” che credeva di dover affrontare, tanto
male non era e gli piacerebbe conoscerlo meglio, perché il tempo è sembrato troppo poco, per
amare o odiare quella fase della sua vita.
Tornerà in seguito in quella stessa scuola, dopo qualche giorno, per vedere i risultati, che in
realtà non sono altro che un numero su un pezzo di carta che rimarrà la, in un angolo nella sua
vita, senza reale valore…
Ma quando varcherà nuovamente i cancelli della sua scuola sarà diverso, sarà uno straniero,
meno sicuro eppur più adulto. Sarà MATURATO.
(articolo di Simone Bellucci)
Lo staff consiglia anche: articolo Luca Marinangeli sugli Esami di Stato 2013
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