L’identikit del popolano

CAVALIERE

(foto: old.dlf.it)

Tipo di homo sapiens, generalmente di origine folignate, difensore dei colori della propria contrada ed urlatore esperto: questo è il popolano, genere identificativo della Giostra della Quintana di Foligno. Gli uomini si lasciano crescere la barba, quasi a sembrare più anziani, nonostante la giovane età, di solito sono i protettori del fuoco e della brace; le donne, nelle vesti da popolane devono salvaguardare l’operato degli uomini, spesso in preda agli spiriti del sacro vino. Ci troviamo a Foligno e nelle dieci Taverne si surriscaldano gli animi o come diremmo noi “se scalla l’aria”. Segno ineluttabile di ciascun popolano è il fazzolettone del proprio Rione che lo stesso conserva e protegge quasi a costo della morte, emblema della tradizione, dell’appartenenza, della passione, della storia e della gloria. Di frequente arriva in taverna alle ore 15:00 e non se ne va prima che sia l’alba, per non abbandonare la taverna, ormai la sua prima casa, nella quale si può sicuramente trovare almeno un cuscino o un sacco a pelo. I messaggi più frequenti che ricevono i genitori dei suddetti popolani sono “oh mà torno tardi” o “stasera dormo in taverna”, nonostante gli stessi siano già abituati alle sconclusionate abitudini dei proprio figli. L’incessante lotta tra figli faziosi e genitori premurosi. La vita del popolano si esplica durante tutto l’anno, con assidue frequentazioni al Rione stesso o alla Scuderia, fin quando non arriva il tanto auspicato giorno della “prova vestito”. E così Foligno si accende soprattutto grazie alla passione di coloro che ci mettono anima e corpo e che accrescono la Gloria cittadina. Sostenitori di tesi particolari e quasi mistici, ciascun giorno è buono per le cabale, o meglio i gesti propiziatori che ognuno di noi compie affinché il proprio Rione possa anelare alla Vittoria. Lo straordinario carisma di ciascun popolano rende l’atmosfera quasi leggendaria, nello scorcio di Foligno, palpitante di emozioni. La sera della Veglia tentano di smorzare le preoccupazioni bevendo del buon vino o inneggiando canzoni a squarciagola a favore della propria Contrada o contro l’acerrimo nemico. Qualcuno azzarda una forma bislacca di preghiera con i calici innalzati al cielo ad adornarlo come fossero stelle. Alimentati dalla speranza e da un impeto sublime, trascinatori di folle, frequentatori compulsi del “Campo de Li Giochi”, altruisti e perseveranti sono la vera anima di ogni Contrada. Il loro cuore segue l’ondeggiare della voce di Pesaresi e solo al termine della Lettura del Bando si è consci che ormai il gioco è fatto e che non ci si può più tirare indietro. L’urlo di sfogo e si parte.

Le nostre convinzioni fanno di noi quello che siamo stati, quello che siamo e quello che saremo. Ogni popolano è fiero d’esserlo e di rappresentare i propri colori ed è il maggior vanto per il proprio Rione.

(di Tamara Vitali)

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